La stoffa di un grande (ex) comunista

Perché Giorgio Napolitano è un fulgido esempio, un Presidente ….

L’amico Nevio Salimbeni ha scritto che con la svolta dell’altro ieri, si è vista in Giorgio Napolitano “la vecchia stoffa comunista…di un fuoriclasse della politica”.  Interessante spunto  di riflessione, che sviluppo anche grazie a ricordi e esperienze personali.  Ovviamente Napolitano si staglia anche grazie alla pochezza della politica di oggi, ed alla caratura medio-bassa del personale politico…Lui è oggi un sicuro ancoraggio per una politica italiana che non ha più un “centro di gravità permanente”, che rischia di perpetuarsi in una strisciante guerra (in)civile, basata non più da tempo su valori e giuste passioni, ma su odii e interessi di (piccola) bottega.

La stoffa del grande vecchio comunista, credo di immaginarla in un suo spazientito urlo : “Adesso basta, prima di tutto l’Italia…!”.  Diverse volte il PCI – in frangenti davvero drammatici  della storia italiana – ha saputo anteporre all’interesse di partito e le ragioni di tattica politica, l’interesse dell’Italia…!  L’ultima, fu proprio Bersani a far sua la frase “prima l’Italia” in occasione della nascita del governo Monti (poi – primo errore – straelogiato e blandito all’eccesso, sull’onda della entusiasta e pelosa retorica dei grandi giornali e dei circoli finanziari europei…).  Se il grido “…prima l’Italia” era valido nel novembre 2011, non si vede perché non lo debba essere oggi; riconosciamolo francamente: la situazione ora è ancora peggiore, l’economia va addirittura indietro e la gente è disperata e allo stremo!

Il deciso intervento di Napolitano ha reintrodotto consapevolezza e realismo politico in una situazione surreale;  ha posto fine all ‘ imminente suicidio del PD versione “Falange macedone”,  che Bersani – secondo errore – mandava tetragona incontro ai quotidiani dileggi ed insulti di Grillo, senza i voti necessari  e con otto punti mutuati (dopo il voto..) sul programma di questi altri…Ed ora è il PDL a puntare irresponsabilmente al voto a giugno, anche senza nuova legge elettorale e senza concentrare gli sforzi -invece che in una  campagna elettorale- per il varo di misure di emergenza economica…

I dirigenti comunisti della stoffa di Giorgio Napolitano, forse  non sarebbero caduti nell’errore di inseguire per anni, e cercare di volgerli a proprio vantaggio, i vari “santorismi”, “travaglismi”, “dipietrismi”…se si cede per qualche tempo, anche per sole ragioni tattiche, alla tentazione del massimalismo parolaio ed al giustizialismo demagogico, ci si espone poi inevitabilmente di finire vittima della medesima logica…Si dovrebbe aver capito finalmente, che Grillo e Berlusconi non si battono alzando il livello dei loro insulti, o inseguendoli sul loro terreno, ma con la coerenza delle politiche riformiste , con una buona politica che riesca a produrre idee, e saperle poi tradurre in azioni ed iniziative concrete e visibili!!

La vecchia scuola politica dei Napolitano insegnava di associare sempre alla visione il necessario realismo politico, il calcolo dei rapporti di forza, l’individuare sempre uno sbocco politico praticabile e concreto anche nelle condizioni più difficili e contrarie ( Pietro Nenni la chiamava “politique d’abord !”) .  La politica non è una scienza esatta, ma risponde implacabilmente ad alcune “leggi” e regole (Ronchey scrisse che il fattore “K” – in un paese come l’Italia- scattava allora inesorabile come una reazione chimica…):  se esistono dei vuoti di rappresentanza, nelle fasi drammatiche di un paese questi vengono riempiti da risposte quasi sempre di destra o di orientamento demagogico; la buona e la vera politica non può  prodursi e reggersi solo con il ricorso ad  espedienti, o con le doppie verità (una per il popolo, l’altra per i gruppi dirigenti..).

Giorgio Napolitano è stato il primo dei dirigenti del PCI, prima di Berlinguer, e ben prima dei  pronunciamenti di Andropov, Cernienko e Gorbaciov, che considerò esaurito e fallito  il sogno comunista, e lo fece non per calcolo politico e convenienza, tanto che organizzò nel partito la componente “migliorista” (erede della cosiddetta “ala destra” di Giorgio Amendola) che col PSI avrebbe poi lavorato per favorire l’ingresso del PCI/PDS nell’Internazionale Socialista.   Napolitano, che era anche uno stimato studioso di economia, era il “referente” politico che nel PCI assecondava le politiche riformiste e coraggiose della CGIL di Luciano Lama e poi di Bruno Trentin, due giganti del sindacalismo italiano; ricordo che a noi giovani militanti sindacali, impressionò il saluto di Napolitano al Congresso della CGIL a Rimini (1977), che avrebbe preceduto la “Svolta dell’EUR” dell’anno dopo (“la stagione delle barricate è finita…il sindacato deve essere responsabile, non dire solo dei no…dobbiamo avanzare proposte, avere una visione generale del Paese...per la CGIL,  l’unità sindacale è il primo dei valori…”)

Napolitano è molto anziano, tanto che mi ricorda Sandro Pertini …ma non solo per l’età : uno dei rari politici dei quali puoi essere stra-sicuro che non vivono la politica per interesse personale, sete di potere…non saranno mai uomini di corridoio, di manovre oblique o organizzatori di fazioni …forse perdenti o solitari, in una certa logica politica politicante all’italiana….I dieci saggi , combineranno qualcosa…?  …Manca una donna? ….Potremmo rimediare con la elezione di una Presidentessa della Repubblica…!

Ma lui ci ha comunque provato, a quindici giorni dalla scadenza del mandato, rispondendo a questi suoi antichi ma non superati insegnamenti politici ….e non si è giustamente dimesso, nonostante che in molti tifassero proprio su questo…lunghissimaGiorgio-Napolitano-negli-anni-70 vita al nostro Giorgio nazionale!

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Roy Berardi

Romagnolo originario di Forlimpopoli, residente a Fratta Terme, da giovanissimo all'ufficio stampa e sindacalista della Cgil in Forlì e in Cesena. Dalla fine anni ’80, giornalista di turismi emergenti (agriturismo,turismo rurale, turismo all’aria aperta ed il “plein air “) sui quali ha prodotto per riviste nazionali del settore oltre 150 reportage ed inchieste soprattutto su territori della cosiddetta “Italia Minore”. Quindi project manager di progetti per l'aggiornamento professionale di imprenditori del turismo. Da una decina d’anni si occupa - con la libera professione – dei temi all’incontro virtuoso tra innovazione turistica, agricoltura di qualità e cultura dei territori. Ha contribuito alla nascita ed al consolidamento della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Forlì-Cesena; ha collaborato ai progetti per la nascita di Casa Artusi in Forlimpopoli, e lavora per farne "magnete attrattore" della nuova destinazione turistica della Romagna interna. 

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