Siamo più poveri e ce ne freghiamo

Assurdo: aumenta la forbice e si preoccupa il club dei ricchi

Oggi la quasi totalità dei quotidiani italiani ha aperto su Salvini e il voto della giunta per le immunità. Solo Avvenire e Manifesto si sono distinti puntando su quello che è emerso al World economic forum di Davos (il club dei ricchi), ovvero che nel mondo aumenta la forbice tra ricchi e poveri. È vero, sembra impossibile, ma è così. A fronte di una notizia preoccupante  quei giornaloni che Salvini tanto contesta hanno regalato al leader leghista la passerella mediatica che lui cercava. Fra l’altro per un voto che non conta nulla. Ieri, nella giunta per le immunità non si è deciso nulla. È solo stata data un’indicazione non vincolante. Se Salvini dovrà essere processato o meno lo deciderà l’aula del Senato fra circa un mese.

Invece le notizie che arrivano da Davos sono preoccupanti. La ricchezza globale, in crescita tra giugno 2018 e giugno 2019, resta fortemente concentrata al vertice della piramide distributiva: l’1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, deteneva a metà 2019 più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone.

Nel mondo 2.153 miliardari detenevano più ricchezza di 4,6 miliardi di persone, circa il 60% della popolazione globale. Il patrimonio delle 22 persone più facoltose era superiore alla ricchezza di tutte le donne africane.

Se le distanze tra i livelli medi di ricchezza dei Paesi si assottigliano, la disuguaglianza di ricchezza cresce in molti Paesi. In Italia, il 10% più ricco possedeva oltre sei volte la ricchezza del 50% più povero dei nostri connazionali. Una quota cresciuta in 20 anni del 7,6% a fronte di una riduzione del 36,6% di quella della metà più povera degli italiani. L’anno scorso inoltre, la quota di ricchezza in possesso dell’1% più ricco degli italiani superava quanto detenuto dal 70% più povero, sotto il profilo patrimoniale.


Ormai credo sia fuori di dubbio che il capitalismo vada rivisto in una chiave più attenta alla sostenibilità sociale e ambientale. Che abbia una visione responsabile di medio-lungo termine, non più dipendente dal feticcio dei profitti e delle trimestrali. Qualcosa in linea con “Questa economia uccide” enciclica di Papa Francesco

Davos però entra in contraddizione con se stessa.  Da una parte promuove l’idea di superare un modello economico basato sull’avidità di chi vuole tanti soldi e subito, a prescindere da come un’impresa si comporti con la collettività. Dall’ altra impernia il programma su Donald Trump, il presidente che può rivendicare il miglior risultato a Wall Street. Sotto la sua presidenza i tre indici S&P 500, Dow Jones e Nasdaq del principale mercato azionario mondiale sono migliorati in media di oltre il 50%. 

Trump a parte, il problema è l’approccio che stiamo avendo. Se non capiamo che questa (assieme a quella climatica) è la vera emergenza rischiamo un triste risveglio. Forse un lustro o due resisteremo, raschiando il fondo del barile. Ma poi…

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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