Elezione del presidente della Repubblica e l’arte di bruciare i candidati

Questa volta sarà l'eccezione alla regola?

CESENA. Per quanto mi riguarda la soluzione ideale sarebbe tenere Draghi e Mattarella al loro posto. Ma, da quello che emerge in questi giorni, è un’ipotesi difficile da realizzare. In questo periodo il tema del nuovo presidente della Repubblica è al centro dell’attenzione e i notisti politici dei quotidiani stanno scrivendo molto e sono sempre alla ricerca di retroscena. Ma c’è qualcosa che non torna, a meno che non siano cambiate le regole non scritte che normano certe fasi della politica. 

Il nuovo inquilino del Quirinale verrà eletto in febbraio. Ancora deve essere decisa la data in cui inizieranno le votazioni, ma dovrebbe essere all’inizio di febbraio in quanto il mandato di Mattarella terminerà il tre di febbraio 2022. Quindi mancano almeno novanta giorni che, nel caso specifico, sono tantissimi. Perciò siamo ancora molto lontani dal prepartita, mentre l’esperienza insegna che il nome del prescelto spunta quando i giochi sono già cominciati. Non che in precedenza non succeda niente. Di trattative, soprattutto sotterranee, se ne fanno tante, ma lasciano il tempo che trovano in quanto sono tantissimi i casi di candidati entrati papi e usciti cardinali. 

Del resto quello di “bruciare” esponenti anche di primo piano, è uno degli sport preferiti dalla politica. Anni di professione vissuti frequentando quel mondo hanno insegnato che per  evitare una candidatura si fa circolare il suo nome con largo anticipo. Forse questa elezione del presidente della Repubblica sarà l’eccezione che conferma la regola, soprattutto se il candidato fosse Draghi. Ma è difficile pensare che un operativo come l’attuale presidente del Consiglio accetti un ruolo molto più istituzionale. Per il resto si ha l’impressione che tutti gli altri nomi potranno ricoprire un ruolo marginale perché chi ha esperienza politica garantisce che in questo momento chi ha reali aspirazioni sta al coperto e se ne guarda bene dal fare qualsiasi cosa che, in qualche modo, lo possa mettere al centro dell’attenzione. Tecnica nella quale sono abili tutti i politici, ma i veri fuoriclasse sono gli ex democristiani.  

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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