I rischi del ballottaggio non sono una novita’

Normale amministrazione. Domenica scorsa, nel secondo turno delle amministrative, c’è stata una alleanza non scritta: gli elettori di centro destra e Cinque Stelle hanno votato dalla stessa parte penalizzando il candidato del Pd. In molti, a partire dagli analisti, hanno dato a questo fatto un’enfasi, a mio avviso, ingiustificata. Che le minoranze tendano a coalizzarsi non è una novità.
Del resto basta guardarsi indietro e vedere cosa è successo nel corso degli anni. Tutti citano il caso Parma dove, quattro anni fa, il pentastellato Pizzarotti batté il favorito (e in grande vantaggio) candidato del Pd. Ma molti anni prima però era successa la stessa cosa a Bologna dove Guazzaloca, civico \ centro destra, al secondo turno sconfisse la candidata del centro sinistra.
Per questo torna alla mente anche la campagna elettorale di Cesena del 2009. Il repubblicano Di Placido aveva puntato tutte le sue fiches sul ballottaggio. Sapeva che se ci fosse stato il secondo turno e lui, nel primo, fosse arrivato secondo, avrebbe potuto avere qualche piccola carta da giocarsi contro il superfavorito Paolo Lucchi. Poi le cose non andarono così. Ma l’analisi resta ed era giustissima. Non a caso lo stesso Lucchi temeva il secondo turno. Perché sapeva che dall’altra parte sarebbe nata una santa alleanza.
Ed allora? Queste sono tendenze delle quali un paese che è diventato doppio turnista deve tenere conto.
Non so se Renzi, quando ha pensato all’Italicum, aveva fatto questi calcoli. Diciamo di no e confidiamo sul fatto che il messere di Firenze volesse solo partorire una legge elettorale che garantisca governabilità. Ora, però, è arrivato il momento di fare uno più uno. Ora è certo che quando si andrà a votare, se ci sarà il secondo turno (ormai pare scontato), buona parte dell’opposizione (Cinque Stelle, Lega e destra più o meno estrema) voterà dalla stessa parte e, credo, sarebbe sbagliato contare su una loro assenza dalle urne. Restano i centristi. Quelli che Berlusconi chiama moderati. Fino a qualche tempo la stragrande maggioranza di loro non avrebbe votato centro sinistra neanche sotto tortura. C’era un ostacolo ideologico. Adesso, con l’avvento di Renzi, le cose sono cambiate.
È però chiaro che dal governo debbano arrivare scelte mirate proprio a conquistare quella fetta di elettorato. Sempre che sia sul “mercato”. E questo potrebbe succedere solo se Renzi dovesse contendere la vittoria finale ad un esponente dei Cinque Stelle. Se, invece, il suo futuro competitor fosse un esponente del centro destra i problemi, per il messere di Firenze, aumenterebbero in maniera esponenziale.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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