Sarebbe arrivato il momento (il condizionale è una forma di cortesia) che fosse eliminata la conferenza stampa di fine anno del presidente del consiglio. O, se si vuole mantenere l’appuntamento, cambiarle nome e definirla il “monologo del presidente del Consiglio”. Infatti giornalisticamente è un appuntamento inutile. Mentre per il presidente del Consiglio di turno è una passerella importante.
Quest’anno Giorgia Meloni ci ha messo del suo per rendere ancor più inutile l’incontro. Lo ha fatto con risposte banali e insipide. La sua colpa è quella di non affrontare i problemi, ma non può essere ritenuta responsabile del format. Quello esiste da tempo. Ma, fin dall’inizio, si è capito che sarebbe stato un momento del tutto inutile. Semplicemente perché manca il contraddittorio. Conferenza stampa non significa attendere pedissequamente le risposte ad una domanda, ma interferire con l’”interrogato”. In questo il presidente del Consiglio di turno dovrebbe prendere esempio dai sindaci. Anche i primi cittadini pro tempore tutti gli anni convocano i giornalisti per fare il bilancio dei dodici mesi precedenti. Ma l’atmosfera è completamente diversa: c’è una interlocuzione continua. Non a caso emergono moltissimi spunti.
Il contraddittorio è la base della democrazia. Quando non c’è non si può parlare di risposte, ma di comunicato stampa. Che, per carità, ha tutta la dignità di questo mondo, ma è solo la versione di una delle parti in causa. In assenza del confronto manca il sale. Prendiamo, ad esempio, quello che è successo tra Giorgia Meloni e la giornalista del Domani. Prima di rispondere alla domanda, la premier ha sparato bordate sul quotidiano su un’altra vicenda senza che la cronista potesse replicare. Poi, il giornale lo ha fatto sulle proprie pagine, ma il peso è completamente diverso. Se non altro perché la conferenza stampa (o presunta tale) è in diretta urbi et orbi. E comunque, se anche fosse lo stesso, le cose non dovrebbero funzionare così. Per lo meno se si vuole garantire un briciolo di credibilità.
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