Un’Italia che vota con la paura di scivolare ancora più in basso e un’altra che vota per difendere ciò che ha già conquistato. Questa è la fotografia che emerge dai dati più recenti sulle intenzioni di voto, che raccontano un Paese sempre più attraversato da una frattura socioeconomica netta, quasi geometrica. Da un lato i partiti che raccolgono consenso, soprattutto tra i cittadini con redditi più bassi e livelli di istruzione più contenuti; dall’altro, invece, le forze politiche che parlano, e vengono ascoltare, soprattutto da chi vive nelle fasce più alte della società. E’ questo l’incipit de “Il Fatto Quotidiano” nel pezzo che commenta la nuova Supermedia Youtrend/Agi (sondaggi). Racconta che se a votare fossero soltanto gli italiani meno abbienti, Giorgia Meloni governerebbe con una maggioranza schiacciante, indipendentemente dal sistema elettorale.
Fratelli d’Italia si conferma primo partito del Paese ma, soprattutto, il più radicato nelle fasce socioeconomiche più basse dove registra un consenso del 31% e resta molto alto anche tra i ceti medio bassi, mentre tende proprio a ridursi man mano che si sale lungo la scala del reddito e dell’istruzione.
Il Partito Democratico invece segue un andamento diverso. Parte molto più indietro tra i cittadini con status socioeconomico basso, ma cresce in modo costante e lineare man mano che aumentano reddito e titolo di studio, fino a diventare il primo partito nelle fasce più alte.
Un dato che conferma una tendenza quasi strutturale: il centrosinistra fatica ancora a intercettare il disagio sociale più profondo e finisce per parlare soprattutto a un pubblico urbano, istruito, economicamente più stabile, spesso concentrato nei centri delle grandi città.
Sembra assurdo se si considera che il centrosinistra è (o dovrebbe essere) l’erede del Pci, partito per antonomasia vicino alle fasce deboli o, comunque, ai lavoratori. Ma, soprattutto con l’avvento di Berlusconi, c’è stata una progressiva inversione di tendenza. Ed ora sembra molto difficile far registrare un nuovo cambio.
A questo proposito il tema è un altro: è possibile parlare a tutte le fasce della popolazione? Tendenzialmente sì. Del resto, l’obiettivo di un amministratore è semplice e chiaro: generare ricchezza e distribuirla nel modo più equo possibile. Perché, trascurando una o più classi sociali, non si fa un buon servizio perché nel medio/lungo periodo si finisce con l’impoverire il Paese.
Poi sono importanti i messaggi. Spesso si ha l’impressione che la sinistra fatichi a scegliere gli argomenti e i toni giusti. Ed è per quello che fatica a fare presa sulle fasce più basse che li vedono più come radical chic che non come dei loro interlocutori. Del resto se il consenso del centrodestra non scende nonostante i deludenti risultati su sicurezza, immigrazione, tasse e sanità significa che dalla parte opposta non riescono a fare una narrazione o un controcanto convincenti.
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