Di Marco Vallicelli il saggio critico sull’artista
Sabato 31 gennaio 2026, alle ore 10.30, nella Chiesina del Miracolo, via Leone Cobelli, Forlì, si terrà l’inaugurazione della mostra di opere dello scultore Ugo Savorana (Modigliana nel 1890 – Forlì 1984), alla presenza di Mons. Livio Corazza, vescovo di Forlì-Bertinoro.
L’esposizione, organizzata dal Fo-Fa in occasione della Festa della Madonna del Fuoco, sarà visitabile nei seguenti giorni e orari: 31 gennaio: ore 10.30 – 12.00; 1° febbraio: 10.30 -12.30 e 16.00 – 18.00; 2 febbraio: ore 10.30 – 12.30; 4 febbraio: 8.30 – 19.00. Ingresso libero.
Per l’occasione lo storico dell’arte Marco Vallicelli ha scritto un testo sull’artista pubblicato nel dépliant promozionale dell’iniziativa. Scrive Vallicelli: <<Incredibile che artisti autentici, profondi, personali, come Ugo Savorana non abbiano fama come meriterebbero, nemmeno nella sua terra. Artista e uomo onesto e serio, quando le alterne vicende umane ponevano l’arte in disuso, ha dimostrato come creatività operosa ed integrità umana si fondano quando siano sorrette da una passione forte e sincera e guidate da schietta vocazione e squisita sensibilità. Lavoratore instancabile, pieno di freschezza d’ispirazione artistica e capacità di realizzazione nei suoi tattili rapporti con la materia da plasmare e con la tavolozza, affronta direttamente la natura e interroga i capolavori della storia.
Produzione varia e suggestiva la sua. Come scultore, tanto il bassorilievo quanto il tutto tondo hanno trovato in lui un modellatore ispirato ed esperto, aggraziato e sensibile, dotato di senso plastico non comune. La figura è intesa con gagliardia di forme, con tenacia talvolta rude e angolosa, ma sempre efficace e sicura, con acuta osservazione del vero, secondo i gusti del suo tempo e le regole della ‘scuola romagnola’. Un’arte rimasta sempre felicemente improntata ad un sano naturalismo popolare ed istintivo, manifestante la gioia di vivere e l’impellente necessità di dare un senso vitale, piuttosto che esaltazione di una ricerca matericamente e formalmente stravagante. Artista eclettico, ha mirabilmente attinto derivazioni da maestri classici e moderni; col suo realismo plastico ha saputo comunque sottrarsi al formalismo accademico ancora trionfante nel primo Novecento, ponendosi nella valida scia della tradizione dei Bistolfi, dei Canonica, dei Calandra e del maestro suo romagnolo Tullo Golfarelli; ma, poi, anche del faentino Baccarini e del suo famoso “Cenacolo”. Nella pittura, precipuamente paesaggistica, i problemi di linea e di colore hanno trovato sempre nei suoi dipinti il più felice equilibrio e la migliore soluzione. Niente stilizzazioni, niente cerebralismi. Una pennellata duttile e piana, distesa con avvedutezza, a modellare le sue visioni realistiche, poetiche, piene di sentimento d’aria e di luce, che danno al quadro un sapore piacevolmente moderno. E tanto nelle sculture quanto nei quadri, sempre la limpidezza dell’animo semplice dell’artista, che con sentimento lirico realizza opere che parlano un linguaggio schietto e sincero, trovando subito la corrispondenza col pubblico. Nelle sue figure e nei suoi paesaggi troviamo l’affettiva carezza cromatica, che rivela come la storia di quelle immagini sia passata per vari fuochi prima di decantarsi in questo originale tonalismo armonioso e risoluto, talora velato di malinconia. Può far pensare ad uno scultore antico, tuttavia fu animato da un delicato sentimento moderno.
Il periodico “L’Artista Moderno” (1901-1951), che in Torino ebbe infaticabile guida nell’artista Rocco Carlucci, nella strenna celebrativa del suo venticinquennale gli dedicò questa significativa voce: “Il Savorana, deve solo ad una volontà ferma e ad una solida fede il posto luminoso che a poco a poco è andato conquistandosi nel campo artistico moderno. Le sue opere ed i suoi lavori risentono di una ingenuità e di una spontaneità, che, vivificate da un tocco magistrale, recano in sé il dono di molte possibilità. Con tali doti si può essere sicuri di raggiungere la méta”.
Ugo Savorana è scomparso all’età di 94 anni a marzo del 1984>>.
<<Omettendo tanto delle sue significative biografia e formazione – prosegue Marco Vallicelli – converrà qui segnalare, come minimo, alcune delle sue più prestigiose realizzazioni. Nel 1926 ottiene grande successo alla Biennale d’arte di Modigliana, dedicata al centenario del concittadino Silvestro Lega. Nel 1930 è fra gli artisti selezionati per la realizzazione delle tre porte di bronzo del Duomo di Orvieto, ma poi il progetto si blocca e sarà affidato senza concorso a Emilio Greco, nel 1968. Nel 1940, partecipa al corso per la realizzazione delle porte per San Pietro in Vaticano: la vittoria va a Giacomo Manzù, ma Savorana arriva secondo, ottenendo una medaglia d’argento con segnalazione di merito, recapitatagli a casa dalla “Reverenda Fabbrica di S. Pietro in Vaticano”.
Nel 1931 collabora alla decorazione del Palazzo delle Poste di Forlì, per cui esegue in particolare due coppie di aquile, le prime in travertino (poi spostate nel campo sportivo Carlo Gotti) e poi quelle definitive in bronzo. Sempre a Forlì, nel 1939, lavora alla decorazione del Palazzo degli Uffici Statali e nell’interno di Palazzo della Prefettura. A lui si deve anche la ristrutturazione in forme romaniche, sul modello di San Mercuriale a Forlì, della chiesa dei SS. Nicolò e Francesco a Castrocaro (1932). Con la ditta Benini collabora anche alla decorazione della stazione ferroviaria di Venezia. Nel 1946 realizza le decorazioni con rosette nei cassettoni dell’abside del Duomo e restaura le colonne danneggiate. Nel 1950 decora la cappella del Crocifisso nella chiesa di Santa Maria del Fiore a Forlì, dove realizza il rivestimento marmoreo e un altare a ricordo dei caduti nel bombardamento alleato i cui nomi sono incisi sulle pareti. Degli anni ’50 sono il ritratto bronzeo in clipeo di Don Pippo, nella Cappella dè Ferri di San Mercuriale e l’ambone, nel presbiterio dell’abbazia medesima. Dello stesso periodo vanno menzionati il Monumento dei caduti a Meldola e i lavori a Villa Pandolfa a Predappio dove realizza lo scalone e il busto del Bacco. Nel 1953 scolpisce il bassorilievo ritratto di Pina Magnani, benefattrice della Casa di riposo Zangheri. Nel 1958 realizza la fontana di piazza Ordelaffi a Forlì. L’artista si dedica anche alla celebrazione di defunti, con alcuni monumenti funebri nel Cimitero Monumentale di Forlì e il busto celebrativo del motociclista Erio Casadei (1959) nel Palazzo dell’Avis di Forlì. Altre opere dell’autore si trovano in palazzi privati, in particolare è interessante la decorazione dei camini e dei pozzi. L’ultima mostra dedicata all’autore in vita avviene nel 1967 a Modigliana. Savorana lavora fino agli ottant’anni, poi, anche se non si ritira del tutto, si limita a letture artistiche o lavori privati nel suo studio. Gli venne dedicata una retrospettiva a Forlì nel 2010>>.
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