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La danza di Nicola Galli al Teatro Rasi

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(ph. Hdeto Maezawa)

RAVENNA. Il Teatro Rasi propone due appuntamenti con il danzatore e coreografo Nicola Galli: martedì 3 marzo alle ore 18 negli spazi del ridotto va in scena Il mondo altrove: una storia notturna, performance ispirata a danze popolari e culture lontane, che si trasforma in un rituale capace di celebrare il movimento di mondi ancora inesplorati.

Mercoledì 4 marzo alle ore 21, in sala principale è in programma Deserto Tattile, una riflessione sulle forme di solitudine e sul deserto come spazio sconfinato e condizione esistenziale. 

Al termine dello spettacolo del 3 marzo, alle ore 18.45 presso la Sala Madiaye N’Diaye, Nicola Galli incontra il pubblico in dialogo con Enrico Pitozzi, docente dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e co-direttore di Malagola Scuola di vocalità e centro internazionale di studi sulla voce e sul suono. L’ingresso è libero. 

Classe 1990 e vincitore di diversi riconoscimenti tra i quali il Premio Equilibrio e il Premio Danza&Danza come miglior coreografo emergente, Nicola Galli con Il mondo altrove: una storia notturna crea un rituale danzato che intreccia Oriente e Occidente, rituali indigeni dell’America del Sud, simboli del teatro Nō giapponese e la ricerca musicale di Giacinto Scelsi. Il corpo diventa il centro di una sensibilità scenica votata all’esplorazione del gesto, della natura e della tradizione rituale. Una figura sciamanica, finemente adornata, conduce una cerimonia senza tempo, offrendo al pubblico il rituale di una possibile tradizione altra, dove l’azione umana convive armoniosamente con l’habitat naturale. Un dialogo gestuale di sostegno reciproco e comunione universale invita a decifrare i “geroglifici” di questa civiltà ignota e a ritrovare la nostra umanità nell’incontro.

Deserto tattile è invece un’indagine sulla memoria del corpo, sull’esperienza aptica e sul profondo rapporto tra sguardo, gesto e tattilità quali elementi per entrare in contatto con il mondo e cogliere l’intangibile. Sulla soglia di un velo lattiginoso un abisso di luoghi del corpo e del mondo viene rivelato e celato attraverso un gioco di contrazioni ed espansioni che dissolve le definizioni di limite e distanza. Gesto, luce e suono si condensano dando vita a miraggi sensoriali in cui smarrirsi e incontrare figure viaggiatrici solitarie impegnate a sondare, ascoltare, guardare, spingere, scuotere, lasciarsi accarezzare e toccare. Un viaggio conteso tra lontananza e prossimità, capace di sospendere il ritmo del quotidiano fino ad  annullare la nostra percezione dello spazio-tempo.

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