Le Valli di Comacchio vivono una grave crisi ambientale con oltre 9.500 ettari a rischio sommersione a causa di un innalzamento dei livelli idrici (+18 cm oltre la tolleranza) e della subsidenza, che ha abbassato il fondo di 50 cm dagli anni ’70. Questo delicato ecosistema, cruciale per l’anguilla (a sua volta in estinzione), richiede interventi urgenti. A lanciare l’allarme è stato Il Resto del Carlino dando voce a Liviano Luciani, dell’associazione Libera Caccia, che, senza mezzi termini, parla di disastro ambientale. Il rischio è che le Valli diventino un lago. Quindi che scompaiono i dossi che sono l’aspetto naturalistico che da sempre caratterizzano la bellezza e l’unicità della laguna. Sono oasi sotto tutti i punti di vista. Innanzitutto sono l’habitat ideale per molte specie di uccelli nidificanti, svernanti e di passo.
Il problema è l’innalzamento del livello dell’acqua che nei giorni scorsi era di 30 centimetri contro i dieci che, solitamente, si registrano in questo periodo. Secondo Luciani i motivi principali sono la bonifica dei 18 mila ettari del Mezzano (anni Sessanta) e la subsidenza provocata dall’estrazione del gas. Poi bisogna aggiungere l’innalzamento del livello del mare.
Luciani ritiene che per tamponare questa situazione servirebbero piani di gestione realizzabili, indirizzati in poche e concrete opere come la manutenzione costante delle chiaviche degli argini, dei canali sub lagunari. Invece per anni queste operazioni fondamentali sono state abbandonate, la situazione è disastrosa. Solo 3 chiaviche su quattro (quelle di Fattibello) funzionano”.
Ma a Comacchio non hanno alzato bandiera bianca. Anzi. Pur consapevole delle criticità, il direttore del parco del Delta del Po, sempre sentito dal Carlino, ritiene che la situazione si possa salvare. Ha garantito che i guardiani vanno anche alle tre di notte ad aprire le chiuse.
Ha poi aggiunto che c’è un sistema di difesa idrico semplice e nello stesso tempo molto complesso. Ci sono tre batterie dalle quali si combatte la guerra al cambiamento climatico. Ci sono 15 chiuse a Foce, 6 a Bellocchio, altrettante a Fattibello. Non sono elettriche, fanno defluire l’acqua in mare quando c’è la bassa marea, quando si forma una discesa naturale. Per 40 anni non hanno ricevuto la manutenzione straordinaria. Ma adesso stanno intervenendo grazie ai finanziamenti della Regione. Alcune di queste strutture devono essere sistemate.
La soluzione però potrebbero essere le due pompe elettriche di Fattibello. Hanno una grande potenza, ma anche un costo proibitivo. Per farle funzionare servono mille euro al giorno.
Però si vede la luce in fondo al tunnel. “Il parco – ha detto il direttore al Carlino – sta avviando un iter per abbattere questo costo. Le valli sono un enorme serbatoio di anidride carbonica. Contiamo di venderla e di creare un sistema virtuoso per far funzionare i due impianti con energia pulita. Ci vorranno due anni”. Però due anni sono tanti. Nel frattempo qualcuno si dovrà mettere le mani sul cuore e soprattutto sul portafoglio perché le Valli di Comacchio vanno tutelate e salvate senza se e senza ma.
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