
LA FAMIGLIA NEL BOSCO
FRA VIOLAZIONI, DIMENTICANZE
E SPECULAZIONI
di Fabrizio Rappini
La vicenda che ha coinvolto la “famiglia nel bosco” rappresenta uno dei casi mediatici e giudiziari più seguiti degli ultimi anni in Italia. Un caso che ha messo in luce anche tante violazioni da parte di alcune trasmissioni televisive e alcuni colleghi giornalisti. Sono infatti più che convinto che sia stata violata più volte la Carta di Treviso che prevede la tutela dei minori coinvolti in casi di cronaca. Con questo articolo non voglio entrare nel merito della vicenda. Sono già in tanti ad averlo fatto e ritengo anche in molte occasioni in modo sbagliato. Non è mia intenzione dare giudizi che non mi spettano in quanto non sono abilitato a farlo. Voglio solo cercare di fare un po’ di chiarezza su una vicenda che, scusate il gioco di parole, merita di essere chiarita. Come ormai tutti sappiamo, tutto ha avuto il suo inizio in un contesto di isolamento volontario, in un rudere situato nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, dove la coppia ha scelto di crescere i propri tre figli di 6 e 8 anni, seguendo uno stile di vita neo-rurale radicale.
UN EQUILIBRIO APPARENTE
L’apparente equilibrio si è interrompe bruscamente a fine settembre 2024, quando l’intero nucleo familiare giunge al pronto soccorso a causa di un’intossicazione da funghi raccolti nel bosco. Questo evento non sarà soltanto un’emergenza medica, ma il catalizzatore legale dell’intera vicenda: il personale sanitario, ravvisando una potenziale condizione di pericolo per i minori, ha attivato la segnalazione obbligatoria alla Procura della Repubblica e al Tribunale per i minorenni.
COSA DICE LA LEGGE
La legge italiana non lascia discrezionalità ai medici in presenza di indizi di incuria o rischi per la salute dei bambini. Il Codice penale impone la segnalazione per i reati perseguibili d’ufficio e la magistratura minorile ha il dovere di intervenire quando l’integrità fisica o psichica della prole appare compromessa. Da quel momento parte un periodo di osservazione al termine del quale il Tribunale per i minorenni dell’Aquila emette un decreto provvisorio (il 23 aprile 2025), seguito da un’ordinanza (il 22 maggio 2025), con cui i bambini vengono affidati ai servizi sociali, pur restando inizialmente con i genitori. Le relazioni degli assistenti sociali però evidenziano criticità strutturali nell’abitazione, definita fatiscente e priva di servizi essenziali quali acqua corrente, elettricità e riscaldamento adeguato.
ARRIVA LA FRATTURA
La frattura definitiva tra la famiglia e le istituzioni si è consuma il 20 novembre 2025, quando i minori vengono trasferiti forzatamente in una struttura protetta a Vasto. Le motivazioni dei giudici, guidati dalla presidente Cecilia Angrisano, fanno riferimento a “gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli”, citando non solo la mancanza di comfort materiali, ma anche un isolamento sociale che avrebbe compromesso lo sviluppo relazionale dei piccoli.
ARRIVANO GLI ISPETTORI
La vicenda della famiglia nel bosco subisce una svolta istituzionale il 9 marzo scorso, quando il ministro della Giustizia Carlo Nordio attiva ufficialmente l’invio di ispettori presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila. La decisione è matura a seguito di una nuova ordinanza che dispone l’allontanamento della madre dalla struttura dove risiede con i figli e il contestuale spostamento dei bambini in un’altra casa-famiglia. Gli ispettori hanno il compito di analizzare la documentazione prodotta dal novembre 2025 e di ascoltare, se necessario, i magistrati coinvolti per comprendere i motivi gravissimi che hanno giustificato una separazione dai genitori. Nel frattempo, la situazione psicologica dei bambini appare preoccupante.
INTERVIENE LA POLITICA
Il clamore non manca di sollevare interventi anche da parte della politica. Soprattutto da quella parte politica che cerca sempre di far apparire la magistratura come il nemico da abbattere ad ogni costo. E lo fa anche con interventi non sempre legittimi e, soprattutto, sinceri. Molto spesso scordando le leggi che loro stessi hanno fatto.
DECRETO CAIVANO
E allora, per dovere di informazione è il caso di andare a vedere cosa prevede la nuova legge sulla dispersione scolastica (decreto Caivano). Infatti, un altro problema emerso dal caso è il fatto che i bambini nel bosco non fossero stati istruiti: non sanno, infatti, né leggere, né scrivere. Ed è proprio qui che entra in gioco il decreto Caivano e la decisione dei giudici di disporre il loro allontanamento dalla madre. Il decreto Caivano, ovvero il decreto legge 123 del 2023, convertito con modificazioni dalla legge 159 del 13 novembre 2023, ha l’obiettivo esplicito di contrastare il disagio giovanile e la povertà educativa attraverso un inasprimento delle sanzioni per i genitori inadempienti. Prima di questa riforma, l’inosservanza dell’obbligo scolastico era punita dall’art. 731 cp (ora abrogato) con una semplice ammenda di 30 euro, una cifra considerata del tutto inefficace come deterrente. Oggi, il nuovo art. 570-ter cp – reato di inosservanza dell’obbligo di istruzione – trasforma questa contravvenzione in un delitto, introducendo pene detentive severe. La nuova norma distingue due fattispecie principali: la dispersione assoluta, che si verifica quando il responsabile non iscrive il minore a scuola nonostante sia stato ammonito. In questo caso, il genitore rischia la reclusione fino a 2 anni; l’elusione dell’obbligo di istruzione, che riguarda i casi in cui il minore, pur essendo iscritto, accumula assenze tali da non frequentare almeno un quarto del monte ore annuale senza giustificato motivo. Per questa ipotesi, la pena è la reclusione fino a 1 anno.
MEMORIA CORTA, PENTIMENTO O COSA?
In questi giorni, oltre a Salvini, anche la nostra premier Giorgia Meloni si è detta senza parole per quello che sta capitando alla famiglia nel bosco, ovviamente sparando a zero sui magistrati che hanno adottato i provvedimenti. Evidentemente non ricordava, oppure si è pentita, che quei provvedimenti sono figli di una legge fatta dal suo Governo.La premier si è detta “senza parole” ma proprio in questi giorni è tornata d’attualità una sua apparizione televisiva risalente al 2024, in cui sottolineava l’importanza del “carcere ai genitori che non mandano i figli a scuola”, come previsto dal cosiddetto Decreto Caivano. Evidentemente non ricordava l’intervento fatto in televisione da lei stessa nel mese di marzo del 2024 nel corso della trasmissione “Dritto e Rovescio”. Meloni, in quell’occasione, aveva sottolineato che, prima dell’intervento del suo Governo col Decreto Caivano, la sanzione per i genitori che non ottemperavano all’obbligo scolastico, non mandando i figli a scuola, era una multa di 30 euro. “Non al giorno eh, 30 euro, punto” aveva commentato.
CONCLUSIONI
Non è una conclusione vera e propria, ma solamente una riflessione da Giornalista che ha esaminato un aspetto della vicenda. A questo punto mi viene da dire: “Poveri bambini in che mani (tutte) siete finiti!!”.
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