Romagna Post

LETTERA APERTA

provenzano vespa
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ALLA DIRIGENZA RAI

ALL’ORDINE NAZIONALE DEI GIORNALISTI

PREMESSA

Oggi voglio fare mia e condivide la lettera di una collega inviata a Rai e Ordine dei Giornalisti sulle condotte televisive di Bruno Vespa. A scriverla e pubblicarla in facebook su Noi del Ruggito del coniglio è stata Eleonora Gitto, Giornalista – Webmaster… “un po’ poetessa e un po’ scrittrice” come lei stessa si definisce su https://www.elegittonews.com/

LA LETTERA

Oggetto: Istanza di revisione della condotta professionale e del ruolo del dott. Bruno Vespa nel Servizio Pubblico.

Con la presente si intende sottoporre alla Vostra attenzione una formale censura circa l’operato professionale del dott. Bruno Vespa. La sua conduzione televisiva sembra aver smarrito i binari del pluralismo e dell’indipendenza, requisiti imprescindibili per chi opera all’interno del Servizio Pubblico radiotelevisivo.

La deriva del giornalismo di regime

Sempre più spesso, la narrazione proposta nelle trasmissioni “Porta a Porta” e “Cinque Minuti” appare come una sistematica difesa delle posizioni governative. Si citano a titolo esemplificativo gli episodi più gravi:

🔴Il caso Almasri (Gennaio 2025):

durante “Cinque Minuti”, il dott. Vespa ha giustificato l’operato del governo nel trattare con soggetti controversi dichiarando: “In ogni Stato si fanno cose sporchissime”. Questa non è informazione, ma una normalizzazione di pratiche anti-democratiche, definita dall’Usigrai come “propaganda che sa di regime”.

🔴La gestione dell’ordine pubblico (Febbraio 2026):

in occasione delle manifestazioni di Torino, il dott. Vespa ha operato una selezione parziale dei fatti, ignorando il carattere pacifico della protesta per concentrarsi esclusivamente sui disordini, assecondando la linea governativa volta a giustificare nuove strette sul diritto di dissenso.

🔴La “Terza Camera” del potere:

la costante trasformazione del Servizio Pubblico in un megafono per i comizi del Presidente del Consiglio, senza un reale contraddittorio, svilisce il ruolo critico che il giornalismo dovrebbe avere verso il potere.

🔴Arroganza professionale e scontro con Milo Infante:

un segnale allarmante della pretesa di impunità del dott. Vespa riguarda il suo rapporto con i colleghi e l’azienda. L’attacco ai vertici e a “Ore 14”: Recentemente, il dott. Vespa ha aggredito pubblicamente i vertici Rai e il collega Milo Infante, accusando la rete di non tutelare i suoi spazi a causa di minimi sforamenti di palinsesto. La replica di Infante ha svelato una realtà imbarazzante: una pretesa di “diritto di precedenza” assoluto che calpesta il lavoro altrui e ignora le gerarchie aziendali, trattando la Rai come una proprietà privata.

🔴Condotta deontologica e aggressività verbale.

Oltre al merito, si contesta uno stile comunicativo che scade spesso nella maleducazione istituzionale.

L’episodio con Giuseppe Provenzano (Aprile 2026):

Durante un recente confronto, il dott. Vespa ha reagito con inusuale aggressività a una critica politica, urlando ripetutamente “Stia zitto, non glielo consento!”. Un conduttore del Servizio Pubblico non può mettere a tacere un ospite solo perché la sua opinione risulta scomoda o colpisce la sensibilità del governo.

Insofferenza al dissenso:

tale “cafonaggine” televisiva è lo specchio di un’insofferenza cronica verso chiunque metta in dubbio la sua imparzialità, violando i doveri di cortesia e rispetto sanciti dal codice deontologico.

Conclusioni e Richieste

Il giornalismo deve essere il cane da guardia della democrazia, non lo scudo della maggioranza. Per queste ragioni, si chiede:

All’Ordine dei Giornalisti:

Di valutare se tali condotte (aggressività verso gli ospiti, mancanza di obiettività, attacchi pubblici ai colleghi) siano compatibili con il Testo Unico dei doveri del giornalista.

Alla Rai:

Di valutare se la permanenza del dott. Vespa sia ancora funzionale al Servizio Pubblico o se non sia giunto il momento di un ricambio che garantisca un’informazione realmente terza e pluralista. Il canone versato dai cittadini serve a finanziare la pluralità delle idee, non il monologo del potere.

Distinti saluti, Eleonora Gitto

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