La cosa che mi rende più orgoglioso è essere riuscito a fare funzionare lo Iomega Zip 100 su cui era custodita, quella specie di superfloppymaxxed che andava in voga negli studi grafici 25 anni fa. Non so che fine ha fatto la Iomega, ma questo apparato rigorosamente USB1 dopo un quarto di secolo ha funzionato al primo colpo. Solo su linux però.

Sepolta nei suoi anfratti, insieme ai preset del mio preamplificatore Peavey Tubefex, c’era pure lei: la mia tardiva tesi di laurea in Diritto dell’Unione Europea sul “Diritto di cronaca nell’ordinamento comunitario”: facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, relatrice la professoressa Lucia Serena Rossi.
Era un’epoca in cui si parlava di internet come oggi si parla di ChatGpt, e una linea Adsl sembrava la retta più breve per il progresso. Un pezzo di questa tesi fu scritta su un meraviglioso palmare Psion, e anche se questo non giustifica nulla di quanto ho sostenuto impunemente, forse spiega perché sono uno di quelli che ancora oggi rimpiange le tastiere fisiche e i giornali di carta.
Alcune parti sono invecchiate meglio di altre, ma in generale 25 anni sono un’era geologica per il diritto e l’informazione. Per me era un periodo personalmente e professionalmente abbastanza duro, come testimonia la foto scattata dal maestro Fabio Blaco.
La pubblico (la tesi, non la foto) con licenza Creative Commons NC perché forse, nel mare magnum di internet, può ancora essere utile a qualcuno. La bibliografia, chissà. O quelle cinque parole chiave che ancora oggi evocano il rumore delle macchine da scrivere nelle redazioni: diritto di cronaca, libertà di espressione, informazione, unione europea, televisione.
Tutta roba di cui mi occupo da una vita e che oggi è fuori moda. E anche allora, a pensarci bene, non è che andasse per la maggiore.
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