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Filippo Gorini in concerto al museo Baracca

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(ph. Marco Borrelli)

LUGO. Ancora pochi giorni per la residenza di Filippo Gorini a Ravenna festival, iniziata lo scorso 20 maggio.

Il pianista milanese di origini romagnole – impegnato negli ultimi anni nel progetto “Seven Cities” che, toccando i cinque continenti, mette al centro il rapporto con i territori e le comunità e quindi le modalità proprie della “residenza” – ha già tenuto ben tre recital, conquistando il pubblico con esecuzioni personalissime e di particolare spessore interpretativo, e si è esibito in diverse strutture sociali, in particolare in case di riposo, senza trascurare l’insegnamento con masterclass sia al Conservatorio ravennate che all’Accademia di Imola. E martedì 16 giugno si esibisce ancora una volta: il luogo scelto è il Museo Francesco Baracca di Lugo (alle 21.30), dove Gorini torna agli autori che più vibrano nelle sue corde – Franz Schubert e Ludwig Van Beethoven – proponendo come sempre anche una pagina contemporanea che egli stesso ha commissionato. Si tratta della Sonata di Stefano Gervasoni, legata alla residenza che il pianista ha svolto lo scorso anno a Vienna.

«Un brano – spiega lo stesso Filippo Gorini – che si dipana come un lungo ininterrotto viaggio costruito secondo solide logiche formali e di grande profondità espressiva, capace di scavare nell’interiorità dell’interprete come un grande capolavoro otto-novecentesco». Ad aprire però il programma della serata sarà quella straordinaria raccolta che sono gli Improvvisi op. 90 di Schubert, schizzi pianistici di rara poesia composti come altri suoi “pezzi brevi” nell’ultimo anno di vita. Infine, posto come a sigillo del concerto – e della residenza – e dopo la tinta drammatica finale della Sonata contemporanea, Gorini sceglie di eseguire una delle ultime sonate di Beethoven, la Sonata n. 31 in la bemolle op. 110: «un primo movimento di dolcezza inarrivabile, mentre nel terzo emerge la capacità eroica di Beethoven di attraversare il dolore esistenziale più acuto e irrimediabile, espresso in due ariosi dolenti di una forza espressiva da far piangere. Questa capacità di esprimere uno sconforto e una sofferenza così grande, ma poi trovare il modo di trasfigurarli in un finale che, con le due fughe, raggiunge la gioia più profonda, quell’estasi che solo può scaturire dal superamento delle difficoltà… ecco, questo è per me l’eroismo in musica. Mi sembra il finale ideale per chiudere questa residenza!».

Info: 0544 249244 – www.ravennafestival.org

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