13 Febbraio 2026
Nel blu_04_© Luigi Burroni

(ph. Luigi Burroni)

RUSSI. Giovedì 12 febbraio (ore 20.45) al Teatro Comunale va in scena Nel blu. avere tra le braccia tanta felicità, uno spettacolo di e con Mario Perrotta.

Con questo spettacolo l’autore e interprete attraversa la nascita della canzone italiana moderna passando dalla figura di Domenico Modugno e da Nel blu dipinto di blu (Volare) come detonatore simbolico. Un viaggio teatrale dentro un momento storico in cui l’Italia cambia pelle — dal dopoguerra al boom — e con lei cambia il modo di cantare, parlare, sognare.

Mario Perrotta, considerato una delle voci più significative del panorama teatrale italiano, con Nel blu. avere tra le braccia tanta felicità ha vinto il prestigioso Premio Ubu 2025 come Miglior Progetto Sonoro o Musiche Originali. In scena sarà accompagnato dai musicisti Vanni Crociani, Giuseppe Franchellucci e Massimo Marches.

Così l’autore presenta la sua opera: “C’è stato un momento in cui il nostro Paese – e una gran parte di mondo – è apparso felice. Sono gli anni a cavallo del 1958, gli anni subito prima e subito dopo l’inizio del boom economico. La gente era – o sembrava – felice, carica di futuro negli occhi. E se c’è un uomo che incarna tutto questo nel suo corpo, se c’è uno che con la sua voce, con la spinta vitale che ha abitato ogni suo passo, rappresenta appieno quegli anni, quest’uomo è Domenico Modugno.

Con una sola canzone rende l’intero occidente felice di esistere. Eppure lui sapeva di lavorare sull’effimero, sull’impalpabile ma, nonostante tutto, si ostinava a crederci: «Io voglio cantare la felicità. Anche se non esiste, mi voglio illudere che esista, devo credere che esista». E lo fa con ostinazione, con tormento interiore, ma fino in fondo.

Nel blu è il racconto intimo di un uomo di una terra dimenticata da Dio – quella Puglia che sarebbe rimasta alla periferia del regno ancora per decenni, almeno fino a quando anche io la lasciai per cercare una vita artistica altrove – che parte all’avventura per “fare l’attore” e si ritrova, dopo pochi anni, a insegnare a tutto il mondo a “volare”: apre la bocca e trascina via con un urlo irrefrenabile ogni residuo fosco del dopoguerra. Proverò ad accostare la sua storia con tutta la cura possibile, per non tradire un uomo della mia terra, per non tradire la mia terra stessa.

Un racconto di un’esistenza guascona e testarda in cui i musicisti/compositori con me sul palco sono l’altra voce di Domenico Modugno, quella voce che le parole non riescono e non possono rappresentare”.

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