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Un romanzo leggero, surreale, e divertente, ideale per svagarsi dopo letture più pesanti. Ma non solo. “Le solite sospette” di John Niven è molto di più. Si tratta di un racconto surreale, ma scritto in modo da sembrare credibile. Però oltre ad essere divertente e ironico offre diversi spunti di riflessione. La storia è ben costruita, il ritmo sempre alto e i personaggi ben caratterizzati anche se qualche protagonista è decisamente poco credibile. L’autore comunque molto bravo a tenere alta la tensione, con un’attesa impaziente del finale che fa trattenere il fiato.
Quando Susan – a causa dei vizi nascosti del marito – si ritrova vedova e con la casa pignorata, insieme ad alcune amiche decide di compiere una rapina. Contro ogni probabilità, il colpo va a buon fine, e le “cattive ragazze” devono raggiungere la Costa Azzurra, riciclare il denaro e sparire. Nulla che possa spaventarle, dopo tutto hanno più di un motivo per riuscire nella loro impresa: andare in crociera e fuggire il brodino dell’ospizio.
L’abilità di Niven è rendere credibili le gesta di quelle quattro strampalate vecchiette: la rapina con fucili a canne mozze e passamontagna, la fuga a Cannes e Marsiglia, lo scontro con la malavita russa, l’Interpol, i documenti falsi, le irruzioni, una coppia di assurdi poliziotti inglesi. Le vecchiette salvano pure una ragazzina dalle grinfie di un camionista arrapato e le regalano un futuro sereno, non prima di aver bevuto champagne in una gigantesca suite al Ritz, aver guidato una Porsche Cayenne coi vetri oscurati, ballato in un locale notturno mischiandosi al peggior popolo della notte.
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