3 Aprile 2025

Il gioco è questo. Ci si ritrova in un bel gruppetto davanti a un supermercato. In mano una selezionata lista della spesa e i volantini da distribuire ai consumatori, per farli partecipare. Si comprano i prodotti equosolidali, quelli etici e biologici, al posto degli altri. Si boicottano quelli delle industrie più irresponsabili (per avere informazioni approfondite basta consultare la Guida al Consumo Critico, del Centro nuovo modello di sviluppo). Qualche settimana dopo si ripropone il tutto in un altro punto vendita. L’iniziativa si chiama Cash Mob Etico, ed è stata sperimentata per la prima volta a Roma, nel 2013; in seguito a Padova e in altri luoghi. Qual è l’obiettivo? Mandare un chiaro messaggio da parte dei consumatori e riorientare gli approvvigionamenti da parte della grande distribuzione. L’idea è dell’associazione Economia Felicità (www.economiafelicita.it), che riprende un concetto su cui batte da anni Leonardo Becchetti, docente di Economia all’Università Tor Vergata di Roma: votare col portafogli. Sui manuali si legge che il mercato è l’incontro fra domanda e offerta. Però è quest’ultima che domina. Il consumatore è spesso disinformato dalla pubblicità e acquista prodotti scadenti o a basso costo, esito dello sfruttamento dei lavoratori e delle violazioni alle norme ambientali. Ma se i consumatori si organizzano, il loro potere aumenta. Non ci credete? Provate a studiare il caso delle banane. Da quando le banane equosolidali hanno conquistato grosse fette di mercato (soprattutto in Gran Bretagna e in Svizzera) a spese delle multinazionali come Chiquita e Del Monte, queste ultime si sono affrettate a ottenere certificazioni “etiche” e  sostengono di non rovesciare più ettolitri di pericolosi pesticidi sulla testa dei contadini al lavoro nelle piantagioni.

Articolo apparso nel n.2/2015 del mensile La Romagna Cooperativa

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3 thoughts on “Il “cash mob” del consumo

  1. Iniziativa lodevole, soprattutto perché responsabilizza i consumatori sulle loro scelte. Ma non è contraddittorio sfruttare la “democrazia” del mercato e poi dipingere i consumatori come plagiati dalla pubblicità e incapaci di badare a se stessi? Penso ci siano molte persone che scelgono, con criterio, di comprare prodotti di grandi marche perché semplicemente non condividono certi principi morali. Dipingerle come “stupide” non è meno sbagliato di dipingerle come “malvagie”

    1. Le persone non sono stupide, l’asimmetria informativa è la causa principale di questa disparità fra offerta e domanda. In linea di principio lo stato dovrebbe tutelare da questa asimmetria avendo i mezzi per stimare le esternalità negative che le imprese creano e fargliele pagare, purtroppo finora non è stato così (guarda gli ultimi sviluppi del caso Ilva e la legge ad hoc per non risarcire i danni ambientali). Economia:)Felicità quindi non si propone di far sentire stupido chi non fa, o non prova a fare, determinate scelte (banalmente spesa di detersivi e saponi nei negozi leggeri per evitare di produrre rifiuti di plastica di continuo così e per scegliere saponi a basso impatto ambientale, spesa del fresco in mercati a km 0 o con prodotti biologici, ecc.) ma cerca di informare e accompagnare sia chi non fa queste scelte che chi già le fa. Se si crea massa critica, se si è in tanti, si creano relazioni (e oggi ce ne è tanto bisogno) e si creano flussi di informazioni che possono assottigliare l’assimetria informativa che tanto ci blocca. Lo strumento dei Mob è volto proprio a questo, ad abituarci a fare le cose tutti insieme e a creare pian piano questa massa critica, oltre che a divertirsi magari.

  2. Ringrazio per i commenti, tuttavia il punto è che non ho mai scritto che i consumatori o le persone sono stupide. Ho scritto che sono disinformate, cosa molto diversa. Non solo, ma c’è una grossa differenza fra azioni stupide (può capitare a quasi tutti, me compreso ovviamente) ed stupidi. Dunque è pacifico da parte mia che lo scopo di Economia:)Felicità non è certo quello di far sentire stupide le persone, caso mai sono sorpreso dalla lettura che è stata fatta del mio pezzo.
    Comunque, in questo e in altri brevi articoli, il mio obiettivo è quello di far conoscere gruppi, associazioni o movimenti che propongono azioni o comportamenti che mi sembrano degni di interesse.

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