Oltre il muro dei migranti

di Federica Angelini

Foto: Wikipedia

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Sta per cominciare la costruzione di un muro a Calais, da parte del Regno Unito. La risposta politica (?) al dramma della frontiera e della cosiddetta “giungla”, in cui vivono i migranti che tentano di superare la Manica. E allora, per provare a capire un po’ oltre i muri e alla cronaca spicciola, potrebbe essere utile leggere un libercolo, un instant book, che è in realtà un breve reportage giornalistico in formato libro uscito per Adelphi con la firma di Emmanuel Carrère. Una finestra su quel luogo di frontiera che è diventata Calais e che ogni tanto appare fugacemente in fondo a qualche telegiornale, ma che tutti dovremmo tenere ben presente. A Calais si trova la prima grande bidonville del nostro continente, la “giungla” appunto, dove si calcola che vivano circa 7mila persone che sperano di poter un giorno di poter raggiungere Dover, o comunque l’Inghilterra. Ogni sera ci sono forze speciali di polizia, agenti anche inglesi, elicotteri e disperati tentativi di fuga. Perché la polizia inglese in terra di Francia e perché saranno appunto i britannici a costruire il muro? Accade, spiega con chiarezza Carrère, in virtù di un trattato che sancisce come francesi e inglesi possano pattugliarsi reciprocamente in confini, con grande beneficio degli inglesi visto che di migranti che tentano di raggiungere il continente dall’isola non ve ne sono. Ogni notte, invece, a Calais qualcuno tenta di lanciarsi contro un camion in corsa per salirci a bordo, altri tentano l’ingresso dell’Eurotunnel. Una prigione senza via di fuga per Siriani, Eritrei, Afgani. Carrère, a differenza di tanti prima di lui, ci lascia solo intravedere la Giungla, come viene chiamata la bidonville. Invece ci racconta Calais e i suoi abitanti storici nel rapporto con quella nuova realtà. Ci racconta una città spaccata, divisa, dove gli immobili hanno perso valore, dove tanti calaisiani sono ormai irrimediabilmente arrabbiati, dove i quartieri dei bianchi poveri che vivono con il sussidio (che si spendono in alcol) fermentano di odio, ma dove restano sacche di umanità. Certo l’umanità si può trovare dappertutto ma è più facile da incontrare, ci fa capire Carrère, dove c’è più benessere, non solo o non tanto economico, ma anche culturale facendo emergere ancora una volta quel conflitto che si scatena innanzitutto tra poveri. Una lettura quanto mai istruttiva, per capire quel confine d’Europa e capire come vogliamo trasformarci tutti.

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