Vietare ai figli l’evento sulla Liberazione: scelta che lascia perplessi

È successo alla media di San Giorgio. Contestata la proposta educativa, pericoloso precedente

Ho ideali e valori di sinistra e mi riconosco in una sinistra moderata. Ho sempre considerato la guerra partigiana una parte importante della storia d’Italia. Nonostante alcuni eccessi che sono innegabili e condannabili, ritengo che chi ha combattuto il nazifascismo debba essere apprezzato. Una certezza che si è consolidata non molto tempo fa dopo aver riletto “Il Provinciale”, libro scritto da Giorgio Bocca, giornalista che per quelli della mia generazione è stato un maestro.

Ho ritenuto di dover far chiarezza sulle mie idee prima di parlare di quello che è successo in occasione di questa festa della Liberazione. Mi riferisco al caso di quei sette alunni ritirati da scuola per non farli partecipare ad un evento al Cervese Nord per ricordare le vittime del  fascismo. I genitori sono andati a ritirare i figli perché non erano d’accordo con quella proposta educativa.

 

Per come la vedo io è un errore. Ma lo sarebbe stato anche a parti invertite. Ovvero, se a ritirare i figli fossero stati genitori che non volevano che i figli seguissero una lezione o una celebrazione sulle Foibe.

Non sono un esperto di pedagogia, quindi non affronto il tema dal punto di vista scientifico. Rischierei di fare delle figuracce. Anzi,le farei sicuro. Però ritengo che un approccio simile sia  sbagliato anche perché​, secondo me, si crea imbarazzo negli stessi ragazzini. Stiamo parlando di giovanissimi che frequentano le medie. Più giusto sarebbe stato farli partecipare e poi, a casa, spiegare la propria visione delle cose di quello che è stato uno dei fatti più rilevanti della storia moderna dell’Italia. Una storia che però, più il tempo passa, più diventa sempre più sfumata.

 

Prova ne è quello che è successo qualche tempo fa a L’eredità, quiz in onda su Rai uno e che precede il Tg delle venti. Ebbene, un concorrente di circa trent’anni, non ha saputo dire cosa erano i partigiani. Sono rabbrividito. Non perché la deficienza riguarda un qualcosa che io approvo, ma perché non ci può essere una simile ignoranza sulla storia del nostro paese.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di separare i fatti dalle opinioni. I ragazzi innanzitutto devono conoscere i fatti. Se poi gli vengono proposte delle opinioni ritenute sbagliate bisogna confutarle. Conosco tante famiglie di destra che lo hanno fatto e i loro figli non sono diventati comunisti. Se, invece, cominciamo a mettere in dubbio la proposta educativa ci infiliamo in un tema molto delicato che sai dove inizia, ma non dove ti porta. Con questo non voglio dire che a scuola vada tutto bene, madama e la marchesa. E nemmeno che tutto debba essere accettato passivamente. Ormai ci sono diversi luoghi dove dibattere prima di arrivare a non far partecipare i figli ad un evento. Ma, forse, sbaglio io.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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