
Non ci avevo mai pensato. Solo questa mattina ho fatto il collegamento. Meglio tardi che mai, mi verrebbe da dire. Però non ho dubbi: quella che terminerà domani è la settimana più importante dell’anno. Inizia con il 25 aprile con le celebrazioni per la Liberazione e finisce il primo maggio con la festa del lavoro. Sono due date che sono molto più di un simbolo. Sono due giorni in cui ci si può abbeverare a piene mani delle parole: democrazia, libertà, conquiste sociali, uguaglianza.

Il 25 aprile ci ha regalato la libertà, bene di un valore inestimabile. Io credo che nessuno la apprezzi a dovere. Il valore di una cosa la capisci soprattutto quando non ce l’hai. Però è quando ce l’hai che la devi difendere e garantire anche evitando gesti e comportamenti che sono propri di chi di si riconosce in simboli che quella libertà e quella democrazia hanno limitato.
La festa del Primo maggio ricorda le battaglie operaie, in particolare quelle volte alla conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Diritto che continua ad esistere e che, però, è continuamente minacciato. È inutile girarci attorno: negli ultimi dieci anni i problemi sono decuplicati. Si sono persi un’infinità di posti di lavoro, la disoccupazione giovanile vola, il precariato è diventato un’abitudine consolidata e i redditi sono diminuiti. È aumentata la forbice fra ricchi e poveri, situazione inaccettabile in un paese civile. Inoltre il futuro non promette niente di buono.

L’industria 4.0 e la moltiplicazione dell’intelligenza artificiale (robot) rischiano di minare ulteriormente la solidità di un sistema già in equilibrio instabile, con il rischio di creare guasti inguaribili a livello sociale.
È esagerato sostenere che è una festa senza lavoro, ma è altresì legittimo ritenere che sia fondamentale una svolta. Un’inversione di tendenza che, per la verità, è sollecitata da molto tempo, ma che ancora non si vede. Quella svolta che è necessaria per far sì che la settimana più importante dell’anno diventi anche la più bella.
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