Il Pd e i problemi di identità

Fa discutere l'ultima scelta di Enrico Letta

CESENA. Nelle elezioni suppletive di Siena Enrico Letta si presenta senza simboli di partito, a partire da quello del Pd di cui è segretario. Scelta che porta a porsi delle domande. Per prima cosa bisogna cercare di capire se è una strategia per quel collegio o se è una sorta di tentativo di dare una svolta. Non è escluso che Letta ipotizzi che l’era Draghi stia piallando sigle e simboli ed allora inizi ad immaginare un nuovo contenitore. Ma ce ne sarebbe veramente bisogno? Anche perché questo potrebbe significare allontanarsi ulteriormente da una visione di sinistra per andare verso una più paludata che però non arriva per caso. E’ figlia della scelta fatta a suo tempo da Veltroni. La creazione del Pd ha democristianizzato il principale partito della sinistra. 

Enrico Letta

La decisione poteva essere anche giusta in un sistema bipolare, ma ha provocato quello che in molti temevano, ma sussurravano solo negli incontri fra amici ristretti: nel medio/lungo termine l’identità di sinistra si perderà oppure sarà fortemente annacquata. Non a caso Paolo Franchi, editorialista del Corriere, intervistato da formiche.net spara ad alzo zero: “Il Pd è talmente privo di identità che, al di là dell’apprensione di alcuni militanti, non so quanto tale questione susciti passioni travolgenti. Vedo un encefalogramma piatto”.

Non può andare bene. Per uno schieramento politico l’identità è fondamentale. E chi ha radici di sinistra sa bene cosa vuole. Questo non vuol dire rispolverare il veterocomunismo. Quello è stato bocciato dalla storia. Ma le battaglie identitarie non è neppure lo ius soli. Quello va bene e deve essere fatto, ma il vero elettore di sinistra (che Letta non conosce) vuole risposte sul sociale, sulla redistribuzione dei redditi, sulla difesa dei posti di lavoro che siano anche più sicuri dal punto di vista degli infortuni. 

Creare qualcosa di diverso (accordo con i 5Stelle) porterebbe alla creazione di un ticket Conte/Letta con la benedizione di Travaglio. L’ennesima fusione a freddo che potrebbe confortare (almeno all’inizio) dal punto di vista numerico. Ma sono sicuri che è quello che cerca il popolo di sinistra? Forse se chiedessero un parere ai volontari della festa de l’Unità si sentirebbero rispondere che serve una precisa scelta tattica abbracciando coerenza e propria identità dicendo basta a un ulteriore annacquamento dei pochi tratti identitari rimasti. 

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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