
The Prime Minister, Shri Narendra Modi in a bilateral meeting with the President of the People's Republic of China, Mr. Xi Jinping, in Tashkent, Uzbekistan on June 23, 2016.
Avanza a grandi passi un nuovo ordine mondiale guidato dalla Cina del quale l’Unione Europea, e con essa l’Italia, è uno spettatore non protagonista. Il nuovo passo in avanti è stato fatto a Tianjin dove il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai traccia la rotta verso un mondo multipolare che resiste all’egemonia degli Usa. C’è stata una sfilata di leader sotto sanzioni, che cercano in Cina protezione e mercato: da Putin all’iraniano Pezeshki, dal birmano Hlaing a Kim. Xi Jinping riceve Guterres: “Al fianco dell’Onu sul multilateralismo e la cooperazione”.
Quindi si può dire che per tre giorni Tianjin sarà una sorta di capitale del mondo. Il padrone di casa, Xi Jinping accoglie i leader di oltre venti Paesi, più i rappresentanti di dieci organizzazioni internazionali. Rappresentano il 40 per cento della popolazione mondiale e un quarto del pil. Anche per questo può essere ritenuto il vertice più imponente mai ospitato dalla Cina sotto l’egida dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO).
Significativo è quello che scrive Federico Rampini sul Corriere della Sera: per quanto aggiornata nel linguaggio, la dottrina che Xi offre al Resto del Mondo, o Grande Sud globale, è identica alla propaganda che i suoi predecessori diffondevano da decenni. Non è una risposta specifica a Donald Trump. I concetti fondamentali di questa visione antioccidentale cominciarono a essere lanciati all’inizio del millennio, durante le presidenze di George W. Bush e di Barack Obama.
Del gruppo fanno parte anche due leader di paesi europei, Serbia e Slovacchia, un tempo nella sfera imperiale russa, oggi destinatari di importanti investimenti cinesi. E che, si ha l’impressione, si candidano a fare da testa di ponte alla Cina, nel momento in cui l’Ue cerca di allontanarsi da Pechino. L’obiettivo del vecchio continente è fare a meno della manifattura cinese. Cosa non facile, ma possibile se si investe per sostituire le produzioni asiatiche con quelle europee. Poi comunque ci sarà un problema di costi e relativi prezzi finali. Prendiamo l’esempio dei pannelli fotovoltaici. In qualsiasi università italiana li possono progettare. Il problema è poi quanto costa metterlo in produzione. Ai cinesi costa molto meno.
Questo post è stato letto 18 volte