Barefoot person wearing electronic ankle monitor at home on carpeted floor near wooden chair in soft natural daylight

EVADE DAI DOMICILIARI E UCCIDE LA EX
SENZA IL BRACCIALETTO ELETTRONICO
PERCHE’ NON ERA DISPONIBILE
IN GALERA MAI?
di Fabrizio Rappini
Ancora una volta siamo a piangere una donna assassinata dal suo ex. È l’ennesimo caso di femminicidio che succede in questo Paese che sembra incapace di fermare la mattanza che vede vittime le donne. Questa volta la cronaca ci porta a Messina dove un 67enne ha ucciso a coltellate la sua ex di 50 anni. L’uomo, protagonista di altri episodi di volenza si trovava ai domiciliari. Messo ai domiciliari dopo che le aveva rotto sette costole. Il giudice che lo aveva messo ai domiciliari gli aveva imposto il braccialetto elettronico. Ma.. Ma la ditta che lo avrebbe dovuto fornire ne era sprovvista e quindi nessuno avrebbe potuto controllare le sue mosse. Ma nessuno ha fatto nulla. Nonostante ormai sia acclarato che non è con l’inasprimento delle pene che si fermano le azioni delinquenziali. In modo particolare le violenze contro le donne e, soprattutto i femminicidi. All’assassino non importa se il femminicidio prevede l’ergastolo. Quello che la sua testa gli dice di fare, eliminare il “suo problema”, lui lo farà. Di esempi ormai ce ne sono purtroppo tanti, ma si continua a sbagliare. Probabilmente chi fa le leggi non capisce, o non vuol capire, che è ora di cambiare rotta. È ora che si lasci da parte la politica e la propaganda per cercare di fermare veramente questa continua mattanza. Il Codice Rosso che avrebbe, secondo la propaganda dei politici, fermare le violenze sulle donne e i femminicidi, purtroppo si sta rivelando inefficace. Lo dimostrano i continui casi di cronaca che ogni giorno riempiono le pagine dei giornali. Recentemente annunciato in pompa magna, i nostri governanti hanno istituito il reato di femminicidio che prevede l’ergastolo. Che fare allora? Visti i precedenti (tanti) sarebbe il caso di fronte a un maltrattante, prima che si trasformi in femminicida, rinchiuderlo in carcere. Se il femminicida di Messina senza braccialetto elettronico fosse stato in galera, invece che ai domiciliari, la sua ex sarebbe ancora viva. Probabilmente l’avrebbe uccisa anche se avesse avuto il braccialetto elettronico e questo è un motivo in più per far sì che di fronte a questi personaggi non ci sia altra alternativa che il carcere. In caso contrario continueremo a piangere donne e a dire che “si sarebbe potuto evitare”. Le colpe? Sono molteplici. In primo luogo, di chi ha il compito di legiferare perché in questo caso il giudice ha solo applicato la legge. Quella stessa legge che poi non ha impedito di compiere un femminicidio. E allora? Allora facciamoci tutti un esame di coscienza per chiederci cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo. Possiamo fare tante cose, come ad esempio parlarne, parlarne, parlarne e parlarne ancora per cercare di convincere i nostri politici a legiferare per il bene, in questo caso delle donne, e non per la propaganda. Ma anche spingere quei giornali che a un femminicidio dedicano lo spazio di un boxino e “sparare” la notizia per far parlare e discutere. Ci riusciremo? Dobbiamo riuscirci.

L’articolo sul quotidiano La Stampa

Il boxino sul Fatto Quotidiano
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