30 Aprile 2026
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Domenica 3 maggio 2026, con ritrovo in vicolo Sassi (Forlì) alle ore 10.00 e alle 11.00, verranno effettuate due visite a Palazzo Sassi Masini. Questi primi due appuntamenti, ideati da Bernadetta Masini, Jacopo Leonardo, Filippo Tadolini, Marco Viroli e Gabriele Zelli, fanno parte del progetto denominato “Le dimore di Angelo Masini”, che consentirà di raccontare la vita del grande tenore forlivese anche per quanto riguarda la sua attività di possidente, di imprenditore agricolo e di benefattore. Infatti nel corso delle successive domeniche mattine di maggio verranno visitati ulteriori immobili che sono stati di proprietà del cantante, come: Casa Masini (Il Castellaccio), Villa Gesuita e Villa Serughina. 

Il ciclo di iniziative è stato promosso dal Lions Club Forlì Host e dal Lions Valle del Bidente nell’ambito del Service nazionale “Custodi del tempo”, dall’Associazione Forlì per Giuseppe Verdi, dall’Associazione Casa Masini, dal Touring Club Italiano e dal Comitato Pro Forlì Storico-Artistica, in collaborazione con la Cooperativa Sociale L’Accoglienza e il Villaggio della Gioia – Comunità Papa Giovanni XXIII.

Ci sono luoghi che non si limitano a raccontare una storia, ma la trattengono, la custodiscono e la restituiscono nel tempo attraverso le loro trasformazioni. Le dimore legate alla famiglia Masini — Palazzo Sassi Masini nel cuore di Forlì, il Castellaccio nella campagna ravennate, Villa Gesuita alle porte della città e Villa Serughina — costituiscono un sistema diffuso di architetture e paesaggi che attraversa epoche, funzioni e significati.
Al centro di questa vicenda si colloca la figura di Angelo Masini, celebre tenore forlivese tra i più acclamati a livello internazionale tra Otto e Novecento, protagonista di una straordinaria carriera che lo portò nei principali teatri d’Europa e oltre. Le sue proprietà, acquisite in gran parte nel momento di massima affermazione artistica, riflettono non solo una condizione economica solida, ma anche un legame profondo con la terra d’origine, che Masini non interruppe mai nonostante la dimensione cosmopolita della sua vita. E proprio nel 2026 ricorre il centenario della sua scomparsa, occasione che invita a rileggere anche attraverso questi luoghi la sua eredità umana e culturale.
Queste dimore costituiscono così un sistema articolato di architetture e paesaggi che attraversa epoche, funzioni e significati, mantenendo però un filo comune: il rapporto tra proprietà, identità e comunità.

Palazzo Sassi Masini

Via Maroncelli è una strada stretta e sinuosa, poco interessata dall’insediamento di attività commerciali. In questo contesto, al numero 15, si trova Palazzo Sassi Masini, edificio di fine Seicento restaurato nel 2010 su progetto dei tecnici comunali, l’architetto Stefania Pondi e l’ingegnere Claudio Mambelli, quando era ancora di proprietà del Comune di Forlì. Al termine dei lavori l’immobile è stato destinato a residenza universitaria per studenti, con una capienza di 120 posti, oggi gestita da ER.GO, l’Azienda regionale per il diritto agli studi superiori.
Come riportato nel volume Forlì. Guida alla città di Marco Viroli e Gabriele Zelli, edito nel 2012 da Diogene Books, Palazzo Sassi Masini non è una struttura unitaria, ma «un insieme di fabbricati addossati l’uno all’altro che vanno a circoscrivere una grande corte, dalla irregolare forma a ventaglio. Molto particolare è la lunga e mossa facciata del palazzo, dall’andamento a paravento, espressamente voluto per seguire il corso della strada. All’interno si accede da via Sassi oppure tramite il portone principale sito in via Maroncelli 15, da dove, attraverso l’androne, si può scorgere sul fondale della corte, inserito in una nicchia, il Ratto di Proserpina, scenografico gruppo scultoreo in stucco di tema mitologico, probabile opera dello scultore Francesco Andreoli (?–1815), databile, secondo lo storico dell’arte Stefano Tumidei, tra il 1775 e il 1779 circa; copia del celebre gruppo statuario di Gian Lorenzo Bernini».
La presenza della scultura raffigurante la giovane Proserpina rapita da Plutone, re dell’Ade, contribuì a far sì che il complesso fosse conosciuto in passato con il nome di “Palazzo del Diavolo”, nella sua declinazione dialettale romagnola.
Il fondale costituisce ancora oggi la parte più suggestiva della corte, con i due archi ai lati della nicchia: uno un tempo aperto al passaggio dei carri, l’altro destinato all’accesso alle abitazioni. Altri due grandi grandi archi racchiudono lateralmente la scenografica cortina, dietro la quale si staglia la pittoresca torre colombaia del retrostante Palazzo Torelli Guarini.
Il fascino del cortile è esaltato, soprattutto durante la fioritura, dalla presenza di due incantevoli glicini ultra secolari, che coprono parte delle facciate fin quasi alla copertura. Secondo uno studio botanico, i due rampicanti potrebbero essere stati messi a dimora 180-190 anni fa: veri e propri patriarchi vegetali, di rara e singolare bellezza.
Palazzo Sassi Masini fu acquistato nel 1890 dal tenore Angelo Masini dalla famiglia dei conti Sassi-Cavalli, insieme con il Castellaccio, oggi Casa Masini, e con i relativi poderi. Nell’appartamento nobiliare dell’edificio abitò saltuariamente il nipote Raul Masini Risi, che fece eseguire vari lavori per ricavarne appartamenti da affittare, in totale una ventina.
Fu lo stesso Raul Masini Risi a lasciare in eredità il complesso al Comune di Forlì, perché ne facesse «sede di una istituzione culturale o benefica». Quando il Comune entrò in possesso dell’immobile, alcuni appartamenti erano già liberi e quei locali furono assegnati ad associazioni culturali, sociali e sportive, che vi stabilirono le proprie sedi.
Nel 1987 Gabriele Zelli, allora assessore al Patrimonio del Comune di Forlì, in ottemperanza al testamento del donatore, avviò tre distinte procedure. La prima aveva lo scopo di liberare gli appartamenti ancora occupati, offrendo in cambio un alloggio adeguato alle famiglie interessate. La seconda prevedeva di assegnare i locali liberi soltanto ad associazioni di carattere culturale, ritenute più coerenti con le disposizioni testamentarie. La terza consisteva nell’incaricare gli uffici competenti di verificare, dal punto di vista legale, se l’utilizzo allora in corso rispettasse davvero la volontà di Raul Masini Risi, che aveva indicato per il palazzo una destinazione culturale o benefica.
Dopo diversi approfondimenti e pareri legali, si giunse alla conclusione che la cessione in affitto dei locali, seppure a realtà dell’associazionismo locale, non corrispondeva pienamente alle volontà del donatore. La questione si protrasse per alcuni anni, anche perché occorreva trovare una sistemazione alternativa a chi usufruiva ancora degli spazi, fino alla completa liberazione dell’intero complesso. Restava però il problema, non semplice, del recupero e del riutilizzo dell’edificio. La soluzione maturò in seguito all’affermazione dei corsi di laurea decentrati a Forlì, avviati su decisione del Senato accademico dell’Università di Bologna alla fine degli anni Ottanta. Si decise così di restaurare Palazzo Sassi Masini per destinarlo a residenza universitaria, affidandone la gestione a ER.GO, l’ente della Regione Emilia-Romagna che offre interventi e servizi a favore degli studenti iscritti anche alle sedi forlivesi dell’Università.
Il 26 novembre 2010 venne inaugurata la nuova e prestigiosa residenza universitaria per gli studenti del Polo scientifico-didattico di Forlì. Da allora Palazzo Sassi Masini ha ritrovato una funzione viva e coerente con la volontà del suo donatore: non più semplice contenitore di spazi, ma luogo di accoglienza, formazione e vita comunitaria nel cuore antico della città. 

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