Cari Amici, i Repubblicani italiani che fanno?
Intorno a noi la politica scalpita. E’ un’estate di fuoco in tutti i sensi.
Meloni perde pure quel torsolo di prudenza la faceva assomigliare a una statista nell’imbarazzante vicenda di Ceuta e Schengen. Poteva pentirsi ma… «Tireremo dritto!» il mantra d’antan.
Di là, il balletto classico tutto interno al ‘campo largo’, con Giuseppe Conte in tutù da étoile: repliche tutte le sere, e il tiro alla fune sui «valori» diventa prova di forza sfiancante. Schlein infatti ha spento il microfono ed è andata in ferie, esausta poveretta.
E i Repubblicani?
Possibile che, un’altra volta ancora, rimaniamo davanti al televisore ad assistere inerti a una partita giocata da altri? Una volta, almeno, eravamo bravini a sederci su uno strapuntino, a posti in carrozza già assegnati. Ma da tempo il giochino s’è rotto, e ci siamo messi ad aspettare Godot.
Come facciamo, anche stavolta, a non prendere posizione nel momento della creazione politica, quando i giochi sono ancora all’inizio? Davvero ce la sentiamo di contribuire a lasciare il Paese per altri cinque anni nelle mani di Donzelli, Delmastro, Bignami, Salvini (al Governo dal 2018!) and friends? Davvero pensiamo che affidare a Meloni la scelta del nuovo Capo dello Stato sia una cosa indifferente, che non avrà effetti devastanti per gli anni a venire?
Ci sono momenti in cui non fare una scelta diventa immorale, oltre che politicamente miope, ai limiti della cecità.
Dice: ma nel ‘campo largo’ avremmo a che fare con 5 Stelle e AVS che sono distanti da noi anni luce. Beh, sarà certo complesso, difficile trovare la quadra. Ma, viene da rispondere, meglio entrare da subito nella discussione che stare alla finestra a guardare… per poi sbadigliare che non ci piace il panorama.
Non siamo in grado con le nostre testoline di decidere di partecipare, fin da subito, al ‘campo largo’? Guardiamoci indietro, allora. Chiediamoci: cosa farebbe oggi un Ugo La Malfa?
Vi ricordo che il nostro padre politico fu il demiurgo di un centro-sinistra di Governo. Ogni giorno, con la forza delle idee repubblicane sfidava i numeri dei giganti. Prendeva per la giacchetta i potenti democristiani e li portava a dialogare con i comunisti quando ancora erano davvero comunisti.
Cosa farebbe oggi?
Lo sapete tutti, e meglio di me, cosa farebbe. Ma vi fa paura. Vi fa paura che, da quei pochi che siamo, possiamo diventare ancora meno. E allora? I Repubblicani fanno ciò che è giusto per la Repubblica, non ciò che porta voti. Ragione per cui siamo sempre stati pochi. Orgogliosamente pochi. Ragione per cui i voti repubblicani – qualcuno disse – non si contano: si pesano.
Non è più tempo di aspettare, Amici. Il PRI deve gettare il cuore oltre l’ostacolo e partecipare attivamente, da subito, alla composizione del campo largo e – perché no? – alle primarie di coalizione. Torna a “Itaca” anche Matteo Renzi: perché noi no?
Questo post è stato letto 6 volte
