14 Gennaio 2026

DA “TENTATO FEMMINICIDIO”

A “TENTATO OMICIDIO”

PERCHE’ PRESUNTA “PROSTITUTA”

di Fabrizio Rappini

Si fa sempre un gran parlare (giustamente) che bisogna fare qualcosa di più per interrompere la lunga sequela di femminicidi e violenze sulle donne, ma poi…

Ma poi non manca giorno che da qualche parte arrivi il “solito” giudice che smentisce quello che di positivo si cerca di ottenere per dimostrare di essere un Paese veramente civile.

E allora si arriva a dire che non si tratta di “tentato femminicidio” in quando la moglie dell’aggressore sarebbe “una prostituta”.

Per questo giudice, quindi, una prostituta non può avere lo status di donna quando, fra l’altro, nel nostro Paese, la prostituzione (giustamente) non è reato. Per gli smemorati voglio far presente che le nostre leggi non colpiscono la prostituzione, ma bensì lo sfruttamento e il favoreggiamento.

Ma vengo al dunque di tutto questo lungo inizio. A darmi lo spunto per arrivare a fare questo articolo è la notizia che oltre alle Tv e giornali nazionali è stato l’articolo de La Stampa, ormai un quotidiano della “Romagna”, dal momento che esce in abbinamento giornaliero con il Corriere Romagna.

LA NOTIZIA

A fare scalpore, per chi crede veramente che in fatto di violenza di genere bisogna cambiare passo, è la notizia che arriva da Imperia dove il gip del locale tribunale Massimiliano Botti, ha riqualificato il reato contestato a un 65enne da “tentato femminicidio” a “tentato omicidio”. Questo perché, secondo il racconto dell’indagato, due mesi fa avrebbe scoperto che la moglie, una donna di 44 anni, si prostituiva. Avrebbe tentato di ucciderla colpendola con un paio di forbici. La donna, poi, per cercare di fuggire sarebbe precipitata dal balcone.

PROCURATORE CONTRO GIUDICE

Ovviamente, il procuratore capo di Imperia ha fatto ricorso contro quella che ha definito senza mezzi termini: “una ordinanza contraddittoria”. Ora l’obiettivo della Procura sarà quello di raccogliere tutti gli elementi possibili per ricostruire gli ultimi due mesi che sarebbero alla base del “tentato femminicidio” riqualificato in “tentato omicidio”.

UNA SPERANZA

Ora, per chi crede veramente che bisogna iniziare a cambiare mentalità anche se non soprattutto, in chi opera nel campo della giustizia è che questa vicenda possa contribuire ad aprire una riflessione che porti finalmente a trattare la “violenza di genere” perché ci si crede fino in fondo e non solo perché, purtroppo, sembra essere diventata una “parola di moda”.

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