4 Settembre 2026
veronica de romanis

Una stroncatura senza se e senza ma. In un’intervista ad Huffingtonpost Veronica De Romanis, economista della Luiss, boccia il governo Meloni. E lo fa dal punto di vista della politica economica. “La grande delusione – ha detto – è che un governo politico, con un ministro dell’Economia politico, non abbia avuto il coraggio di fare politica economica. Sono contrarissima a parlare di coperta corta. È lunga, ma sfilacciata, piena di buchi, di deduzioni e detrazioni che si potrebbero ridurre perché sono regressive, spesso inutili, stanno lì per il consenso politico. Si dovrebbe scegliere a chi dare e a chi togliere e riorganizzare il bilancio dello Stato, quei 1.150 miliardi: se le tasse sono alte è perché è alta la spesa”.

Il segnale è forte e chiaro: all’Italia servono riforme e, in molti casi, coraggiose. Giorgia Meloni era nelle condizioni ideali per farle. Grazie ai numeri dei quali dispone avrebbe potuto  fare quello che voleva. Invece la montagna ha partorito un topolino. E’ vero che i conti sono stati tenuti sotto controllo. Ma non grazie ad una politica economica, bensì ad una scelta ragionieristica. Il taglia e cuci nel breve può essere apprezzato dai mercati, ma a lungo andare non produce gli effetti sperati che potrebbero essere garantiti dalla riforma nella gestione di quei 1.150 miliardi citati da Veronica De Romanis.

Sulle priorità poi ognuno ha le sue. E quelle della destra difficilmente possono essere le stesse della sinistra. Ma, in questa fase, il discorso è diverso: serviva un sterzata dettata da una politica economica.

Su cosa concentrarsi poi ognuno ha la propria ricetta. Secondo Tito Boeri, ex presidente dell’Inps, economista e docente universitario, salari, demografia e salari sono le ferite dell’Italia che non cresce. 

Però le cose sulle quali concentrarsi sono diverse. Le prossime leggi di bilancio, ad esempio, dovranno dare risposte alla carenza di finanziamenti e incentivi alle imprese. Inoltre c’è una voce che non incide sulla politica economica, ma che è un’emergenza ignorata dalla politica: l’emergenza climatica.

A sollevare il problema è stato Carlo Verdelli sul Corriere della Sera. Significativo l’attacco: giugno, luglio, agosto 2026. Mentre gli italiani non parlavano d’altro, per tre mesi la politica ha parlato d’altro. Mentre gli italiani hanno affrontato un caldo mai provato, con danni incalcolabili per la salute nostra, dei campi e dei mari la politica si è occupata d’altro… Ma sull’unica emergenza percepita tale da ogni abitante di questo paese nessun vertice, nessuna parola… Neanche promesse rassicuranti quanto vaghi… 

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