
Fare sistema. Potrebbe essere questa una delle chiavi per il successo di un territorio. Vale sia per il privato che per pubblico.
A nessun livello, ma, soprattutto, in realtà come le nostre nessuno può pensare di essere autosufficiente. Confronto e mediazione quindi sono fondamentali. Per fare sistema non c’è un ambito ideale. Né fra i privati e tanto meno fra il pubblico.
Il Cesenate, ad esempio, unendosi ottenne un risultato importante per quanto riguarda il casello autostradale del Rubicone. I Comuni (appoggiati dalla Cassa di Risparmio) decisero di pagare una quota parte e furono battute le resistenze della società autostrade ottenendo quindi un grande risultato. L’unione del solo Cesenate però non sarebbe stato sufficiente per fare la diga Ridracoli. Serviva un ambito più ampio.
Ci si riuscì, anche in quel caso puntando al risultato anche a costo di rinunciare a una parte di autonomia.
Un ambito provinciale invece potrebbe non essere sufficiente per una proposta culturale e turistica di grande livello.
Per fare un salto di qualità bisogna vendere il territorio. E la Romagna o una parte di essa potrebbe creare un pacchetto veramente interessante e che non avrebbe niente da invidiare a tante altre zone d’Italia molto più pubblicizzate. A partire dalla rinomatissima Toscana.
A pochi chilometri di distanza abbiamo grandi motivi di richiamo. Pensiamo, ad esempio, alla stupenda Faenza, alle sue maioliche e ai suoi colli con in testa Brisighella. Nel pacchetto ci potrebbe essere l’architettura fascista di Forlì, la diga di Ridracoli, Casa Artusi di Forlimpopoli, Bertinoro (incantevole balcone della Romagna), Cesena con la Malatestiana, la Rocca e la Fontana Masini, la Valle del Savio con la Pieve di Mote Sorbo, i musei di Sarsina, il porto leonardesco di Cesenatico, le saline di Cervia. E poi Ravenna che con la sua storia trasuda cultura e offerta turistica in ogni angolo. Ma ci sarebbe anche tanto altro a partire dalle numerose offerte termali. Poi andrebbero unite le tantissime specialità enogastronomiche a partire dalla piadina, dal pesce fritto nel cono, al formaggio di fossa, l’olio di Brighella e il vino che sta sempre più crescendo di qualità.
Davide Buratti
Questo post è stato letto 373 volte
Ha ragione, condivido ogni parola del suo articolo. Fare sistema però implica la necessità di mettersi tutti sullo stesso piano, bandendo tuttologi e primedonne e purtroppo in molte realtà si fa fatica a far passare il concetto che “insieme è meglio”, ovvero collaborare per un risultato comune. C’è ancora troppa voglia di primeggiare e questo non fa bene “alla Romagna”. Secondo me, fare sistema significa anche abbracciare nuovi metodi di comunicazione e promozione territoriale: non è possibile che nel 2013 tanti luoghi meritevoli della Romagna (sia da un punto di vista paesaggistico che enogastronomico) non siano rintracciabili sul web.E mentre noi ci facciamo la guerra o rifiutiamo di netto le novità, le Marche (notizia del mese scorso) sono la regione “più social” d’Italia. Lei cosa ne pensa? Grazie dell’attenzione. Irene Bagni
Anch’io sono d’accordo con lei. Purtroppo prevalgono il campanilismo e l’interesse personale. Si guarda troppo al domani, senza rendersi conto che è fondamentale una visione di prospettiva. Gestire l’immediato è necessario, ma senza visione di prospettiva non si va da nessuna parte. E, a mio avviso, per guardare al futuro è necessario uscire dai propri confini. Grazie. Davide Buratti