5 Aprile 2025
Elez 2018 inc candidati 15.02.18 009

Ieri ho partecipato al confronto fra i candidati organizzato dalla Confesercenti. Non ho sentito niente di nuovo e non c’è stato niente che mi abbia fatto cambiare idea dalla mia convinzione: stiamo assistendo alla peggior campagna elettorale di sempre.

 

La colpa non è dei candidati locali, ma della politica nazionale. È stata una campagna elettorale che ha ruotato attorno agli slogan, a promesse che si sa che non potranno essere mantenute. Il contratto con gli italiani firmato da Berlusconi nel salotto di Vespa poi è solo l’ultima (per il momento?) prova che rafforza la mia convinzione.

 

Ma non voglio andare oltre. Per questo cerco di dare una lettura diversa all’incontro di ieri. Provo a dire cosa, a mio avviso, i candidati dovrebbero correggere. Li cito in rigoroso ordine alfabetico.

Sergio Culiersi (5Stelle). Ha detto che il 95 per cento degli immigrati delinquono e che fuggono da pseudo guerre. Sono dichiarazioni che non solo non rispondono a verità e che hanno un retrogusto poco gradevole, ma, soprattutto, non fanno onore al ruolo che ha ricoperto prima di andare in  pensione: funzionario della polizia di Stato. Ad ogni piè sospinto cita il suo curriculum. Secondo me è un errore, dà l’impressione di aver poco da dire. Come ritengo uno sbaglio ripetere che lui non si è candidato, ma è stato scelto dalla direzione dei 5Stelle. Non fa parte del partito che non faceva scelte nel segreto delle stanze? Infine: eviti di affiancare Keynes al reddito di cittadinanza.

Fabrizio Landi (Pd/centrosinistra). È pragmatico e inclusivo. Caratteristiche che gli hanno riconosciuto anche dei suoi avversari politici che hanno detto di apprezzarlo anche con dei post su Facebook. Non so però se le sue peculiarità sono adatte ad una campagna elettorale. Dovrebbe essere più “cattivo”. Negli incontri pubblici gli avversari li stuzzica con delle battute che vanno a segno ma che danno troppo l’impressione di parlare alla testa della gente. Ecco, in alcuni casi dovrebbe cercare anche di rivolgersi alla pancia. Gli ultimi sondaggi parlano chiaro: il 30 per cento dei possibili astenuti ss andasse a votare sceglierebbe il Pd. È a quelli che deve rivolgersi e può conquistarli alzando il tono. Deve ricordare che gli indecisi sono tali perché delusi dai governi di centrosinistra.

Simona Vietina (centrodestra). Va bene essere passionaria (è stata lei a definirsi così), ma ogni tanto potrebbe frenarsi un pelo.  Magari potrebbe prestare un po’ della sua irruenza a Landi. Inoltre non sarebbe male se si ricordasse anche che fa parte di una coalizione che ha governato spesso. Sulla mancanza di peccato originale possono spingere solo i 5Stelle. Infine un consiglio: si studi il curriculum dei suoi avversari. Definire, a Cesena, Zuccatelli “medico dell’Asl” le fa perdere credibilità. Dimostra di non conoscere il territorio.

Giuseppe Zuccatelli (Liberi e Uguali). Mi sembra si stia divertendo molto. È il vero “animale” da campagna elettorale e, soprattutto, da uninominale. Ha anche il giusto timbro di voce. In alcuni casi però dovrebbe cercare di abbassarlo un pelo. Poi dà l’impressione di preoccuparsi di portare avanti le proprie convinzioni senza, invece, guardare troppo a quello che dicono gli altri. Li riprende a spizzichi e bocconi e quando lo fa usa dei temi conosciuti. Spesso gli stessi. Da un keynesiano doc mi aspettavo che riprendesse Culiersi. Invece niente. Boh.

 

P.S. l’immigrazione è uno dei temi più gettonati di questa campagna elettorale. Il refrain è: aiutiamoli a casa loro. Legittimo. Ma chi lo sostiene non può esimersi dal dire cosa vuol fare per appoggiare le iniziative del popolo Saharawi, la massima espressione della volontà di restare a casa propria.

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1 thought on “Il confronto fra candidati non entusiasma

  1. Un’altra cosa: ho imparato a diffidare di chi dice di volerli aiutare a casa loro e al tempo stesso è ostile all’accoglienza. Le due cose non possono che andare insieme. Anche perché l’aiutiamoli a casa loro, che per me è essenziale, può dare frutti solo nell’arco di parecchi anni, se non decenni. Tra l’altro, alla prova dei fatti, da quando seguo con interesse e attenzione i disastro che accadono in mezzo mondo (e ormai sono più di vent’anni), mi pare di avere visto ben pochi segnali da parte del cosiddetto “primo mondo” di una reale volontà di aiutarli a casa loro. Anzi, è avvenuto esattamente il contrario. E poi vorrei proprio vedere, se domani decidessimo, per esempio, di raddoppiare gli stanziamenti destinati alla cooperazione internazionale (e sarebbe il minimo) come ragirebbero i cantori del “aiutiamoli a casa loro”. Te lo dico io come reagirebbero: “Prima gli italiani! Cosa è quello spreco di soldi quando potremmo usarli per aiutare i nostri poveri, che sono già tanti?”. Il vero nodo è quel noi contro loro e le vergognose strumentalizzazioni dei problemi alimentando le guerre tra poveri! Il resto, a cominciare dal aiutiamoli a casa loro detto da c’era gente, sono solo alibi per fare questa porcheria con una faccia un po’ meno brutta.

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