
Mi manca, eccome se mi manca. Oggi si sarebbe dovuta correre la notturna di San Giovanni, invece è stata cancellata per l’emergenza sanitaria. Sono tantissimi anni che partecipo a gare podistiche. Ma non sono mai stato coinvolto dal clima agonistico. Niente a che vedere con la tensione che saliva in maniera direttamente proporzionale all’avvicinarsi del fischio d’inizio delle partite di calcetto. Da podista solo nel giorni della San Giovanni l’adrenalina comincia a salire fin dalla mattina.

Un amico (molto più veloce di me) ha detto che manca anche a lui perché quel clima è irripetibile. È la finale di Champions di ogni cesenate, che corra o assista. In effetti la notturna di San Giovanni ha un fascino particolare. Sarà perché è legata alla festa del patrono.Oppure per l’orario in cui di disputa: sia la partenza che l’arrivo sono nel dopo cena in pieno centro e davanti agli amici.
Ma la San Giovanni è tutta bella. Mi mancherà il clima della partenza da piazza della Libertà, il passaggio davanti ai giardini pubblici e Porta Santi. Stupendo è anche il serpentone multicolor che si snoda nella discesa dell’ ospedale. Il gruppo poi comincia a sgranarsi nel rettilineo di Rio Marano, circa tre chilometri in leggera salita che portano a sua maestà la Ridolfi, il Mortirolo del podismo cesenate. È tostissima, ma non è la principale asperità del territorio, ma essere la Cima Coppi della San Giovanni le hanno fatto aumentare blasone e relativo rispetto.

In quei circa ottocento metri vanno evitati voli pindarici. Spingendo troppo si rischia di intossicare i muscoli di acido lattico e compromettere il resto della gara. È vero che subito dopo c’è un ristoro, quanto mai benvenuto. La Ridolfi è comunque un tratto adrenalinico e percorrerla in altri momenti non dà le stesse sensazioni. Come è tutta un’altra cosa l’attraversamento di Ponte Abbadesse dove, durante la notturna, dai sempre qualcosa di più perché sai che qualcuno che ti guarda c’è sempre.
Ma ogni stilla di energia è consumata nell’ultimo tratto, quello che dalla svolta di fronte a piazza Libertà porta all’arrivo. Li si dà tutto. Non tanto per guadagnare posizioni o abbassare il tempo di qualche secondo. Bensì per fare un figurone al cospetto delle persone che guardano: amici e sconosciuti, curiosi e no. Anche se occupi una posizione di classifica più o meno infida, è il momento in cui l’ego è al massimo e quei circa trecento metri fatti con la lingua di fuori forse saranno la cosa che mi mancherà di più.
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