Beatrice Sgarbi, vicepresidente territoriale di CNA Reggio Emilia, racconta come la cultura associativa e il lavoro di rete siano la vera spina dorsale di un’impresa che dura.
Imprenditrice si nasce o si diventa? Ce lo racconta Beatrice Sgarbi, attuale vicepresidente territoriale di CNA Reggio Emilia, dopo due anni come presidente del Comitato Impresa Donna. Prima di tutto serve la curiosità e anche la fortuna di crescere in un ambiente in cui fare impresa è un valore che si esprime anche attraverso l’appartenenza a un’associazione di categoria. Oggi la Voce in capitolo è la sua.
Come sei entrata in CNA?

Tutte le imprese che ho vissuto, anche quella di famiglia, hanno sempre fatto parte di associazioni. E questo è un valore che ho assorbito. Per questo, appena ho aperto la mia attività, mi sono associata e ho partecipato alle attività del CID. In quel momento il ruolo di presidenza era vacante e mi sono proposta. Credo fortemente nella realtà associativa e nel senso di appartenenza. Ed è una cosa che si è persa, in buona parte. Non si vede più il beneficio di un lavoro collettivo che poi ricade anche sul singolo. Per questo credo nella condivisione delle esigenze personali e anche nello scambio. Mi ritrovo in modo pieno nei valori di CNA: il suo lavoro risponde bene alle necessità delle PMI, è un sistema storico, solido e concreto.
Perché hai scelto di diventare imprenditrice?
Ho assorbito questa cultura fin da bambina, quando passavo i miei pomeriggi con mia mamma che lavorava in azienda. Dopo la laurea non sono rimasta, ho scelto di fare altre esperienze all’esterno per poi rientrare e affiancarla. Anche da dipendente ho investito tempo e impegno, perché mi piace sapere che con il mio lavoro costruisco qualcosa. È stata una parte importante del mio percorso. Nel 2022, insieme a una collega, abbiamo deciso di creare una realtà tutta nostra, costruita come ci piaceva e che ci rappresentasse completamente. Affianchiamo piccole e medie imprese che devono esternalizzare alcune mansioni. Siamo prima di tutto partner, e poi consulenti.
Come sta andando?
Per adesso siamo soddisfatte. Siamo riuscite a creare buone relazioni con altri partner, ampliando ciò che siamo in grado di offrire ai nostri clienti, e questo ci ha fatto capire che c’è spazio nel mercato. Le partnership sono importanti: da sole non avremmo potuto andare lontano. E nemmeno essere ciò che i nostri clienti ci chiedono: una soluzione che li alleggerisce. Un esempio? Raccogliamo preventivi quando c’è bisogno di acquistare qualcosa o di avviare una nuova attività: li valuto e indirizzo la Direzione. Un peso in meno e più risorse per gestire la parte strategica dell’azienda. Questa è una delle cose più apprezzate: sappiamo metterci nei panni dell’imprenditore.
Com’è stata la tua esperienza come presidente del CID?
Intanto, il sistema CNA ci porta sempre stimoli nuovi: abbiamo creato il progetto Gemma, un social network tra imprese associate a Reggio. La rete è il vero valore aggiunto dell’associazione. È necessario creare territori accoglienti per attrarre i giovani e le giovani, con una nuova classe dirigente. Stiamo ragionando su questo. La mia esperienza in CID ha aperto nuove possibilità di collaborazione tra sedi regionali diverse. Un esempio è stato il progetto Caregiver, realizzato insieme a CNA Modena: un tavolo di lavoro con sei incontri per studiare le tutele a favore delle donne e delle imprenditrici senza dipendenti. Ci sono tante professioni inquadrabili solo con partita IVA, e per queste persone non c’è tutela. Spesso sono famiglie con un figlio unico, e il sistema non può sostenere da solo il crescente peso della non autosufficienza. Ci siamo chieste cosa potessimo fare. Abbiamo organizzato un incontro congiunto per portare nuove proposte a fronte di una normativa, regionale e nazionale, che esclude troppe categorie. Non si può inserire questa problematica nel rischio d’impresa: è una questione sociale di grande impatto. I servizi non ci sono, eppure il caregiver è riconosciuto come figura essenziale anche dalla politica regionale. Abbiamo costruito un documento da presentare a CNA regionale, che si interfaccia con il livello politico. Un’associazione che vede le imprese le vede anche come persone con una vita: e questo è fondamentale. Quest’anno il percorso sarà dedicato all’educazione finanziaria.
Cosa fa Beatrice fuori dal lavoro?
Non tante cose, ma mi piace dare il mio tempo ad altre associazioni femminili. Faccio parte di Coage, un coordinamento di associazioni di genere che include, fra le altre, Confagricoltura Donna e Confindustria Donna. Coage è un bellissimo sistema nato cinque anni fa: organizziamo eventi sul territorio e quest’anno il tema è quello delle donne rurali. Mi piace impegnarmi per quello in cui credo.
Grazie Beatrice!
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