Prima o poi qualcuno si sveglierà e ci dirà che siamo su Scherzi a parte. In questa caldissima estate (pare sia solo un anticipo di quello che succederà in futuro) la politica si è concentrata soprattutto sui migranti (sai che novità), ma anche sulla legge elettorale. Più concreto il dibattito sulla clausola di salvaguardia. Per la maggioranza è il grimaldello per trovare i soldi per fare una legge di bilancio elettorale. Però, se non altro, ha avuto il merito di accendere i riflettori sul tema dell’energia.
Bene, ma l’impressione è che (per l’ennesima volta) si sia persa un’opportunità: mettere le rinnovabili al centro del dibattito politico. Per la verità ci aveva provato anche il presidente di Confindustria che ha chiesto un ministro ad hoc. Ma non c’è stato niente da fare. L’sos adesso è stato rilanciato anche da La Stampa che scrive che l’Italia, a causa della burocrazia, tiene bloccati investimenti sulle rinnovabili per un valore di 50 miliardi di euro.
Allarme che a inizio luglio aveva lanciato anche Il Sole 24 Ore che ha riportato anche il commento di di Aurelio Regina, vice presidente per l’Energia di Confindustria: “E’ necessario un cambio di passo deciso, con strumenti straordinari se quelli ordinari non sono sufficienti”.
In effetti la situazione è da allarme rosso. Anzi, forse di più. Dal 2020 sono bloccati nelle procedure autorizzative progetti per una potenza complessiva di 144 GW, mentre soltanto 25 GW hanno ottenuto il via libera. Altri 17 GW, invece, sono stati respinti o archiviati. A soffrire maggiormente è il comparto eolico. Secondo lo studio, 35 GW di impianti attendono ancora la conclusione della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) nazionale, contro i 28 GW del fotovoltaico. Secondo lo studio alla base dei ritardi ci sono l’elevato numero di pratiche accumulate negli ultimi anni, le risorse limitate della Commissione PNRR-PNIEC e la complessità delle procedure, aggravata anche dal rischio di ricorsi.
Un altro nodo riguarda i pareri del ministero della Cultura, sono negativi nella quasi totalità dei progetti eolici onshore di nuova realizzazione: il 91% dei casi. Per gli impianti fotovoltaici la percentuale di pareri contrari arriva al 79%. Fa eccezione il repowering degli impianti eolici esistenti, dove i dinieghi scendono al 43%.
Tra i progetti bloccati dalla burocrazia c’è Agnes, il più grande progetto offshore previsto davanti a Ravenna e che prevede un investimento di due miliardi di euro per trasformare le ex piattaforme per le trivellazioni in un mega parco per le rinnovabili. Ha ottenuto parere favorevole dal ministero dell’Ambiente, ma è bloccato perché il governo non bandisce le aste per l’eolico offshore.
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