Official portrait of President Donald J. Trump, Friday, October 6, 2017. (Official White House photo by Shealah Craighead)
La speranza è che Walter Veltroni abbia preso un abbaglio. L’ex sindaco di Roma sul Corriere della Sera ha scritto che Donald Trump sta preparando un colpo di scena. Dagospia lo ha definito un golpetto.
Veltroni lancia l’allarme riprendendo quello che ha detto Steve Banon, guru dell’ultradestra americana: “Il Presidente – ha detto – cambierà la legge elettorale, dichiarerà una emergenza nazionale tra qualche settimana. Le premesse vengono costruite alla perfezione. Tenetevi libera l’ultima settimana di agosto, perché sta arrivando. Spero si sbrighi».
L’obiettivo sarebbe neutralizzare il pericolo legato ai risultati delle elezioni di midterm. Si terranno in novembre e, al momento, i segnali non sono buoni per l’attuale inquilino della Casa Bianca. La Camera è data per persa, ma sono altissimi i rischi che i Democratici possano conquistare la maggioranza anche al Senato. A quel punto Trump non solo sarebbe un’anatra zoppa, ma correrebbe il rischio dell’impeachment. Quindi, secondo Bannon, ci sarebbe l’intenzione di sparigliare.
Il pretesto, secondo Veltroni, sarebbe il blocco in atto al Congresso del Save American Act e l’accusa, mai provata, alla Cina di aver sottratto i database elettorali di 18 Stati federali e di 220 milioni di elettori. Su questa base Trump, con un atto d’imperio assolutamente non previsto dalla Costituzione americana, vorrebbe cambiare in senso più favorevole a lui la legge elettorale.
Uno scenario inquietante. Non bisogna dimenticare che stiamo parlando della più importante democrazia del mondo. E i rischi sarebbero enormi anche in considerazione del fatto che a livello mondiale si sta vivendo un periodo difficile.
Sperare che Veltroni abbia preso un abbaglio sono vicine allo zero. L’ex sindaco di Roma e il Corriere della Sera sono fonti troppo autorevoli per pensare che si tratti di una notizia senza fondamento. La speranza invece è che Steve Bannon abbia esagerato e, allo stesso tempo, non abbia, nei confronti di Trump, quell’influenza che ritiene di avere. Ma non possiamo essere tranquilli, soprattutto se pensiamo che nei giorni scorsi quattrocento esponenti della Cia hanno lanciato l’allarme sui rischi che corre la democrazia americana per le scelte che sta facendo Trump.
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