Ha ragione Gianfranco Pasquino. Senza empatia non si vince, la politica ha perso il popolo. E’ il titolo del suo editoriale sul Domani. Il riferimento è al voto tedesco, quello che in Sassonia ha premiato l’Afd. Affermare, scrive, che quel voto suona la campana a morte della democrazia mi pare piuttosto esagerato. E ha ragione.
Fa male vedere un partito neonazista ottenere quasi il 44 per cento dei voti. Ma nessuno ha messo quella croce con la pistola puntata alla tempia. Dalle ricostruzioni fatte, pare che quel voto sia figlio del malessere. “Nessuno ci ha dato delle risposte, proviamo con loro” è quello che hanno detto dei residenti della Sassonia. E’ un atto d’accusa nei confronti della politica. Ma la distanza fra elettori e partiti non è un problema solo del land tedesco.
Il populismo cresce proprio per quel motivo e poi si lascia trascinare. La dimostrazione è che la leader dell’Afd è tutto il contrario di quello che propone. E’ la più grande contraddizione esistente, ma gli elettori l’hanno comunque premiata.
E’ un po’ quello che sosteneva Bonaccini quando ha detto che la sinistra ha perso il contatto con quella che era la sua base storica. Parlando degli elettori che votano Meloni, Salvini e Vannacci ha detto che è un voto “di chi ha studiato meno, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città e, come dice la Meloni, chi sta peggio economicamente”.
L’ex presidente della Regione Emilia Romagna ha ragione ed è un tema del quale se ne parla da tempo. Almeno da vent’anni. Sandro Gozi e Pierluigi Castagnetti diedero l’allarme nel corso di dibattiti ai festival de l’Unità di Cesenatico e Savignano. Era il momento in cui cresceva la Lega mentre i 5stelle erano solo agli albori. Entrambi gli esponenti del centrosinistra denunciarono l’imborghesimento da parte del centrosinistra che portava ad un allontanamento da quella che era stata la propria base. Uno dei problemi principali era il mancato contatto con gli elettori. La presenza deve essere costante, non solo a ridosso degli appuntamenti elettorali.
E’ una traduzione di quello che ha detto Bonaccini: “La sinistra vince nelle Ztl o dove c’è la più alta percentuale di persone laureate e benestanti. Il problema è che se noi vogliamo tornare a vincere ed essere maggioranza nel Paese, dobbiamo tornare a parlare con le persone che fanno più fatica, con i lavoratori, con i ceti popolari. Sono quelli che negli ultimi anni si sono spostati a destra perché la destra, pur non avendo dato risposte ai loro problemi, è stata più brava a raccogliere la loro rabbia e la loro frustrazione. La sinistra deve smettere di dare l’impressione di guardare queste persone dall’alto in basso ed essere percepita di nuovo come lo scudo dei più deboli”.
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