13 Febbraio 2026
meloni

E’ indiscutibile che da un un po’ di tempo soffia un vento di destra. Ieri  mattina a Re Start, programma di Rai 3, hanno detto che parte dagli Stati Uniti e si gonfia in Europa. E’ vero che il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha dato vigore a questo stato di cose che però era evidente anche prima. E pare che il fenomeno non tenda a diminuire. La dimostrazione viene dalla Spagna dove Vox è in continua crescita nonostante Sanchez stia governando bene.

Buona parte di questa tendenza pare sia da ricercare in un duplice motivo: il timore di ampie fasce di cittadini di vedere in pericolo non solo il loro benessere materiale, ma anche un patrimonio immateriale. Quello di valori, uno stile di vita che il processo di globalizzazione e il venir meno della sovranità dello Stato nazione minacciano di spazzare via.

Una dimostrazione arriva anche dagli ultimi sondaggi. Dalla rilevazione Polis emerge che il 57 per cento degli italiani ritiene necessario un leader forte alla guida del paese. Il dato che può essere considerato in linea con quello elaborato dall’Osservatorio monitoring democracy dell’Università Bocconi svolta insieme a Swg. Cresce chi è favorevole a un maggior uso della forza contro i manifestanti nelle piazze, anche se non violenti. In aumento pure la quota di persone che considera legittima la repressione nei confronti delle proteste. Soprattutto se di centrodestra, ma anche nel centrosinistra il garantismo cala. 

Questo fa capire anche perché in Italia il Governo Meloni continui a godere di un buon credito nonostante i risultati reali siano piuttosto striminziti. Il continuo calo della produzione industriale è solo un esempio. In tutto questo una parte del merito va alla capacità comunicativa della presidente del Consiglio aiutata anche da una stampa accondiscendente. Nella comunicazione e nel confronto con l’opposizione Giorgia Meloni ha quella determinazione che invece manca nei rapporti internazionali basati sull’equilibrismo. 

Un governo avvantaggiato anche da una sinistra incapace di cogliere i mutamenti epocali che viviamo, di rimodulare obiettivi e strumenti. Il Partito democratico è incagliato in vari dilemmi interni ed esterni, cosa che lo condanna all’immobilismo, o a timidi passi che si perdono nell’arena di un paesaggio politico segnato da molte fratture. E, soprattutto, Il Pd da anni ha reciso i suoi legami con la società. Non riesce ad essere un partito popolare, aperto all’ascolto, capace di un’idea in cui la gente si identifichi e si senta garantita nei propri diritti basilari.

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