Per cercare di frenare il prezzo del carburante il governo non ha trovato i soldi per un decreto di peso. Il problema è che le casse sono vuote. Lo ha detto, senza mezzi termini, il ministro dell’Economia. Non riuscire a fare un intervento da pochi centinaia di milioni di euro è un problema. Lo è per gli automobilisti, ma lo è in generale. E’ l’ennesima dimostrazione che il governo galleggia. Poi ognuno dà la propria chiave di lettura. Per il centrodestra il risultato è positivo, per il centrosinistra è negativo.
Il problema però è un altro: si vive poco più che alla giornata, mentre l’Italia avrebbe bisogno di una terapia d’urto. I problemi del Belpaese ormai sono cronici. Ce ne sono tanti. C’è lo scarso investimento in ricerca e sviluppo, l’invecchiamento della popolazione, la fuga dei giovani all’estero, le retribuzioni troppo basse, la sanità in continua sofferenza, il costo dell’energia. Senza parlare della politica industriale. Con la crisi (ormai irreversibile) dell’auto non si è ancora capito su cosa punterà la nostra manifattura che è sempre la seconda in Europa. Ancora la componentistica automobilistica va bene, ma fino a quando?
Va da sé che tutti i problemi non possono essere risolti con provvedimenti tampone. Servono riforme vere e, in alcuni casi, anche impopolari. Ma vanno fatte.
E’ chiaro che le ricette delle due coalizioni non sono le stesse. Destra e sinistra hanno visioni diametralmente opposte (per fortuna). Ebbene, è arrivato il momento di fare chiarezza. In questa legislatura Giorgia Meloni aveva i numeri per poter fare tutte le riforme necessarie. Non è successo e si è persa un’opportunità. Adesso si parla di una legge elettorale che possa garantire una maggioranza granitica. Per ora ci sono dei distinguo, ma l’impressione è che alla fine la maggioranza troverà la quadra. E, se così sarà, chi vincerà le elezioni non dovrà galleggiare per altri cinque anni. Senza una terapia d’urto l’Italia rischia di andare a sbattere.
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