Dita grosse, testa fine

Sulla tastiera batto maldestramente con poche dita da trent’anni. A volte sono incappato anch’io nel “fat finger error”, l’errore del dito grasso, come lo chiamano i tecnici. Se sbagli il tasto scrivendo un articolo poco male (sarà solo un altro errore di ortografia in più…) ma se l’errore lo fa un operatore di Borsa allora può cambiare il destino di milioni di persone. Anche in meglio magari, com’è successo ai dipendenti della Samsung Securities che si sono visti accreditare bonus per complessivi 52 miliardi di dollari, al posto di un premio da 1.300 euro a testa. Pare che la Borsa sia costantemente in balìa di simili scivoloni, con esiti potenzialmente disastrosi. Ci avevano raccontato invece che tutto era sottoposto al controllo di scrupolosissimi programmi informatici. A prova di errore. Come il sistema di difesa sovietico che il 26 settembre 1983 lanciò l’allarme per l’arrivo di missili intercontinentali americani. La reazione russa doveva scatenarsi in automatico, provocando una catastrofe nucleare globale. Invece il tenente colonnello Stanislav Petrov, contro il parere degli analisti sovietici, bloccò la reazione valutando correttamente che non c’era nessun missile americano in arrivo. Era un errore del sistema e Petrov, che magari aveva le dita grosse ma un’intelligenza fine, salvò il mondo.

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Emanuele Chesi

Emanuele Chesi è capo della redazione del Resto del Carlino di Cesena. Per Romagnapost scrive di media, in particolare del rapporto tra informazione e politica, e di tutto quello che gli viene in mente. 

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