1 Febbraio 2026
Alluvione (2)

Il 18 dicembre 2025 l’Autorità di Bacino del Po, competente anche per i fiumi romagnoli, ha emanato il nuovo Pai (Piano di assetto idrogeologico). Un protocollo conoscitivo che indica le linee guida da seguire nei progetti di salvaguardia dell’assetto idraulico e idrogeologico dei bacini fluviali. Venerdì sera è stato presentato a Cesena per la parte che riguarda il territorio.  Era presente anche Riccardo Galassi, geologo bolognese, che non si è detto entusiasta dell’elaborato. Lo ha definito “rivedibile”. 

Entrando nel merito,  tra le priorità ha indicato la messa in sicurezza degli argini fluviali in montagna. Quelli a monte della diga di Quarto. Suggerisce di abbassare l’interrato. Questo perché lavorare all’interno del bacino della diga permetterebbe di togliere le incombenze che altrimenti si riverserebbero sulla collina e sulla pianura di Cesena. Inoltre Galassi ritiene fondamentale lavorare sugli invasi di montagna che sono indicati anche nel Pai “ma senza spiegare come farlo”. Nello stesso tempo il geologo condivide la necessità di intervenire nei torrenti Savio e Borello.

Ma però resta il fatto che ci sono due grandi problemi (tappi) che rischiano di restare irrisolti: il ponte Nuovo e il ponte della Ferrovia. Sì, perché si parla molto del ponte Nuovo, ma ci si dimentica dell’altro. Perché se si interviene solo su uno si rischia solo di spostare l’emergenza. Ma lavorare sulla ferrovia i problemi aumenterebbero all’ennesima potenza. Il rischio è quello di creare enormi stop al traffico ferroviario. E non di una linea secondaria, ma di una direttrice rete che collega il sud Italia con il nord. Ed è chiaro che potrebbe essere un problema anche solo lavorare a stralci. Si provocherebbero ritardi importanti.Altrettanto complicato è l’intervento sul ponte Nuovo. Cesena Siamo Noi ha ragione quando dice che andrebbe rifatto. Ma non si può neppure dare torto al sindaco quando lamenta che non si può prevedere una sopraelevazione di due metri. Con le norme attuali bisognerebbe realizzare una strada sopraelevata davanti alle finestre delle case. Una ferita urbanistica difficilmente sanabile. La soluzione sarebbe alzare un po’ l’attuale struttura. Il massimo sarebbe farci un’arcata unica, ma sembra sia un’ipotesi difficilmente percorribile. Ed allora si potrebbe pensare di ridurle. Ma anche se restassero quelle attuali e il ponte fosse alzato (50 centimetri?) i problemi, in caso di piena, si ridurrebbero notevolmente. Anche perché adesso sono intervenuti su letto e argine aumentando la portata.

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