Dopo lo straordinario successo degli appuntamenti dedicati alle Pievi di Barisano e di San Pietro in Trento, sabato 23 maggio 2026, alle ore 16.00, Marco Vallicelli condurrà una visita guidata alla Chiesa della Santissima Trinità, piazza Melozzo, Forlì.
L’appuntamento, a partecipazione libera, fa parte dell’ottava edizione di “A spasso per la Romagna: pievi e antiche chiese” organizzata dall’Associazione Antica Pieve, presieduta da Claudio Guidi, in collaborazione con il Lions Club Forlì Host e il Lions Valle del Bidente nell’ambito del Service nazionale “Custodi del tempo”.
Ai partecipanti sarà consegnata in omaggio la pubblicazione “Antiche pievi” (ottava parte) a cura di Marco Vallicelli, Marco Viroli e Gabriele Zelli, con le foto di Tiziana Catani e Dervis Castellucci.
Chiesa della Santissima Trinità.
Il luogo di culto sorge sulle fondamenta di una più antica chiesa, risalente al IV o V secolo. L’orientamento originario dell’edificio era inverso rispetto a quello attuale, per cui l’entrata era rivolta verso occidente, ossia verso l’esterno della città, fungendo da invito ai pellegrini che provenivano dal contado. L’attuale disposizione della chiesa venne portata a termine nel 1782 su progetto di Francesco Baccheri (1747-1835). Dell’antica costruzione resta il campanile trecentesco, a torre quadrata in mattoni a vista, il quale, nel 1938, è stato anch’esso oggetto di modificazioni al tetto a cui furono applicate le cinque cuspidi tuttora visibili. Sino al riassetto barocco avvenuto alla fine del Settecento, la Chiesa della Trinità custodiva le tombe di grandi artisti forlivesi del Rinascimento, tra cui Melozzo degli Ambrogi (1438-1494) e Francesco Menzocchi (1502-1574), andate perdute in seguito ai successivi lavori.
L’interno della chiesa, a un’unica navata centrale, con quattro cappelle per lato, è in stile neoclassico. Molte importanti opere sono custodite all’interno di questo edificio sacro a riprova dell’importanza che lo stesso ha ricoperto nel corso dei secoli. Qui si ricorda solo che nel pilastro tra la prima e la seconda cappella di sinistra è collocata un’opera di forte suggestione e di grande pregio: il monumento funebre al faentino Domenico Manzoni (1787-1817), scolpito da Antonio Canova (1757-1822). Dopo essere stato condannato nella sua città natale per giacobinismo ed eresia, Manzoni si trasferì a Forlì dove acquistò il palazzo che oggi porta il suo nome. Essendo un esperto faccendiere, ben presto si attirò le antipatie sia dei nobili sia della gente del popolo, tanto che, la sera del 26 maggio 1817, mentre si recava a teatro, percorsa via Santa Croce (l’attuale via Francesco Canestri), giunto all’incrocio con via del Teatro (l’odierna via Goffredo Mameli), sotto il voltone Teodoli (oggi chiamato della cartoleria Monti), fu pugnalato mortalmente al ventre. Il modello di stele funeraria, creato dal Canova, conobbe grande fortuna e larga diffusione nell’Ottocento. Anche nell’opera dedicata a Manzoni, il maestro veneto offrì la propria interpretazione della morte, vista come sonno ristoratore in cui si placano i dolori e le ansie della vita. Nella realizzazione della stele il Canova perseguì la ricerca della semplicità strutturale e della purezza formale. La figura femminile che vi è raffigurata è probabilmente quella della moglie Geltrude Versari che abbassa rassegnata il capo di fronte all’ineluttabilità del trapasso.

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