A Forlì e Cervia presentato con successo il libro sulla vita di Ariella Farneti

Letizia Magnani, l'autrice del libro, e Gabriele Zelli, presentatore del volume e referente di Tribucoop per il marchio editoriale Edit Sapim.

Letizia Magnani, l’autrice del libro, e Gabriele Zelli, presentatore del volume e referente di Tribucoop per il marchio editoriale Edit Sapim che ha pubblicato il libro.

Il libro “La battaglia delle idee è la forma della democrazia – Vita e storia politica di Ariella Farneti (Meldola 1961 – 2006) di Letizia Magnani, pubblicato da Edit Sapim per conto della Fondazione Ariella Farneti, è stato presentato nei giorni scorsi a Forlì e a Cervia. Le iniziative, promosse nell’ambito delle feste dell’Unità delle due città, hanno dato la possibilità di riscoprire un personaggio che ha dedicato ogni risorsa intellettuale e fisica alla politica e all’amministrazione della cosa pubblica. Insegnate elementare, Ariella Farneti è stata dirigente del PCI. Durante il Secondo conflitto mondiale ha collaborato con la Resistenza svolgendo attività di staffetta ed ha ritenuto quella esperienza “il motore del suo agire politico”. Nel 1950 fu eletta sindaco di Meldola, rieletta nel 1956 ha guidato la sua città per 10 anni. Quasi contestualmente, nel 1951, è stata eletta consigliere provinciale ricoprendo poi il ruolo di assessore all’istruzione. Come militante politica ha svolto ruoli di primo piano nella Camera del Lavoro di Forlì e nelle organizzazioni femminili: Ari e Udi. È stata eletta al Senato della Repubblica nell’aprile 1963 ed è rimasta in parlamento per due legislature, battendosi per i diritti delle donne, dei lavoratori, degli studenti e dei bambini. In particolare ha condotto una battaglia importante in quegli anni per il superamento dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (O.N.M.I), istituito creato nel 1925, in piena era fascista, per aiutare i bambini in difficoltà, per accogliere i cosiddetti figli illegittimi, gli esposti e per assecondare l’ideologia del regime del “numero come potenza”. Per questo già negli anni Cinquanta appare superato e da superare per “creare servizi sanitari e sociali efficienti e davvero per tutti, come ebbe modo di scrivere Ariella Farneti, superando così anche parzialità e differenze inaccettabili. È un dovere, non solo perché così vuole la costituzione, ma anche perché non è moralmente tollerabile questa artificiosa divisione”. Un’altra critica mossa era il numero limitato di asili previsto e gestito dall’Istituto, appena 514 su tutto il territorio nazionale, in grado, come ebbe modo di denunciare Ariella Farneti in Senato, “al massimo ventimila bambini”, contro il numero “di bimbi da 0 a 3 anni, che sono realmente tre milioni e i figli delle lavoratrici che sono mezzo milione in tutta Italia”. Nella legge che dopo questa battaglia venne approvata il numero degli asili da realizzare in Italia venne indicato in 3.800, ancora oggi, dopo circa cinquant’anni, siamo ancora lontani dalla realizzazione di quel numero di asili. Soprattutto nel meridione, ma non solo.
Nell’arco di due legislature sono stati molteplici i problemi del territorio forlivese che Ariella Farneti ha affrontato sottoponendoli al governo centrale. Molte delle infrastrutture realizzate in quel periodo nelle nostre vallate si devono alla sua puntuale e tenace attività facendosi portavoce di esigenze, desideri, aspettative necessità della popolazione. Con il proprio intenso lavoro creò le condizioni perché le comunità potessero concretamente svilupparsi. Vale la pena ricordare che dedicò molta attenzione al completamento del nuovo ospedale di Meldola. In una lettera del 13 marzo 1972 chiede al Ministro dei Lavori Pubblici, Mario Ferrari Aggradi l’intervento per la struttura sita nel “comune dove risiedo e dove sono stata sindaco per 10 anni”, in quanto da tempo sono “giacenti presso il ministero due domande, la prima di revisione prezzi per la costruzione del nuovo ospedale civile”, in base alla legge 574/1965, “con una richiesta di contributo di 10 milioni. La seconda richiesta è relativa a un contributo di 90 milioni ai sensi della medesima legge per il completamento dell’opera e l’acquisto delle attrezzature. L’ospedale è attualmente in un edificio vecchio, cadente, inadeguato e insufficiente,. Il nuovo edificio è praticamente finito, ma non si può effettuare il trasferimento mancando i pezzi necessari, per altro modesti,per il suo completamento. Confido, concludeva la lettera, nel suo intervento per risolvere questo problema, modesto in se, ma importante per Meldola”. Negli anni Ariella interviene molto volte a favore della struttura e non è sbagliato dire che nel corso di tutta la sua vita ha dato un grande contributo per l’evoluzione che l’ospedale stesso ha avuto, fino a diventare oggi un luogo di eccellenza di cura contro i tumori, riconosciuto a livello nazionale e internazionale.

Gabriele Zelli

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