Macfrut e globalizzazione

Intervento di Marco Casali (Libera)

Cesena e Macfrut vittime inconsapevoli della globalizzazione? È questo il quesito che si pone Marco Casali nel suo intervento.

L’interrogativo è d’obbligo per chi coltiva il dubbio. La globalizzazione non è uno scherzo, può diventare facilmente un mostro che sa essere cinico, cattivo, che ti impoverisce e ti lobotomizza rendendoti inconsapevolmente succube.

Un “mostro” che come sappiamo necessita di infrastrutture, perché la globalizzazione non ha tempo da perdere. Porti, areo-porti, centri logistici, alta velocità, strutture alberghiere. Senza quelle, no globalizzazione. Insomma, per accontentarla devi polarizzare gli interessi e convergerli su quel punto (virtuale o materiale che sia). Un esempio lampante di ciò è Londra, la città forse più globalizzata al mondo ma anche quella che polarizza tutte le risorse e gli interessi della Gran Bretagna che è viva e vegeta, nella città, ma povera in canna nel forese. La reazione a questo squilibrio si è dimostrata nel voto della Brexit che come sappiamo ha stravinto nelle campagne. Quel voto non è la banale vittoria del populismo. Quel voto ci dice che la globalizzazione, se non governata, può diventare estremamente divisiva perché è la prima a polarizzare.

Marco Casali

 

E Cesena e il nostro Macfrut (che fu) cosa c’entra in tutto ciò?  Beh, forse la decisione di spostarlo a Rimini è stata inconsapevolmente figlia di quella dinamica disegnata in modo subdolo dalla globalizzazione. Rendersene conto è il primo passo per poter affrontare in modo equilibrato il futuro di  Macfrut, che non è una semplice Fiera, che non si riduce al semplice prospetto annuale degli indici di crescita delle presenze o alla mera cedola del dividendo che riesce a staccare annualmente  a favore dei bilanci comunali. Il Macfrut porta un tema strategico per il futuro, perché capace di combinare gli elementi salutistici ai nuovi stili di vita (si pensi al veganesimo).

Affrontare con gli artigli spianati la globalizzazione, evitando però i danni della polarizzazione, è forse la sfida che coinvolge più da vicino il nostro territorio. Il Presidente Piraccini in merito al trasferimento a Rimini ha detto, con l’acume e la proprietà di sintesi che lo contraddistinguono: lo so, vi ho tolto il Patrono della città. Passi la globalizzazione Presidente, ma non la scristianizzazione! Insomma, ci crediamo ancora in quelle radici o le vogliamo vendere al diavolo! Vogliamo ancora essere un centro internazionale della ortofrutta o vogliamo finire in quell’imbuto globalizzatore che ci porta alla spersonalizzazione o nella strada dell’indistinto? Dopo l’ubriacatura sui dati esaltanti del Macfrut, spesso necessari per lustrare una scelta politica sicuramente non condivisa dalla gran parte della città, mi pare necessario ora un piano che ci veda ancora in prima fila sul tema. Qualche accenno da parte del Presidente Piraccini è arrivato. Sarebbe necessario che questo sussulto fosse colto anche dalla politica e dalle istituzioni perché diventare semplice entroterra riminese sarebbe una magra consolazione.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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