Non basta una ciclabile

Mobilità sostenibile, le ricette di Andrea Rossi (Cambiamo)

Non basta un ciclabile, ma spingere su un cambiamento culturale. Ormai Rossi e Lattuca si marcano a uomo. E ora lo scontro si sposta sulla mobilità sostenibile. Questo il pensiero di Andrea Rossi della lista Cambiamo.

Andrea Rossi

Progettare una pista ciclabile è sempre una bella notizia per una comunità ma, se si vuole parlare con competenza di mobilità sostenibile, bisogna andare molto oltre.


Uno studio condotto dall’Osservatorio nazionale Focus 2R, più volte citato dall’Osservatorio Nazionale della Bike Economy sottolinea che fra il 2008 e il 2015 le infrastrutture per la mobilità in bicicletta sono aumentate del 50% così come i capoluoghi di provincia che offrono servizi di bike sharing (fra il 2015 e il 2016 sono aumentati dal 61% al 66%). Il rapporto, presentato da Anci, Legambiente e Confindustria Ancma, evidenzia, però, come a questi dati corrisponda una percentuale di Italiani che utilizza la bicicletta sostanzialmente invariata (3,6%), mentre è addirittura diminuita del 13% la quota degli abbonati ai servizi di bike sharing. Questo dimostra che, a fronte dell’aumento significativo dei chilometri di ciclabile, non corrisponde un aumento proporzionale degli spostamenti ad emissione zero. Ecco perché costruire piste ciclabili non basta, ma bisogna agganciarci anche una strategia di sensibilizzazione capillare ed integrata in grado di cristallizzare nell’opinione pubblica una vera bike-culture.

L’utilizzo quotidiano della bicicletta è un’abitudine, uno stile di vita, un’idea culturale. Per questo non ci si può illudere che basti una pista ciclabile per far cambiare la routine dei cesenati. Ciò che fa la differenza, come ci indicano le analisi dell’Osservatorio sulla bike-economy, sono i progetti integrati di mobilità sostenibile sorretti da un’imponente campagna culturale che incentivi l’utilizzo della bicicletta partendo, in primis, dalle nuove generazioni. Solo così si costruisce, nel tempo, una vera smart city.

Andrea Rossi con i Libdem



Le città modello, quelle a cui guarderemo una volta eletti restano quelle del nord Europa (Amsterdam e Copenaghen su tutte, dove rispettivamente il 58% e il 53% della popolazione usa la bicicletta come mezzo di trasporto abituale). Qui i cittadini non scelgono la bicicletta perché in cambio hanno incentivi economici, ma perché fin da bambini imparano i benefici di questo stile di vita. Il nostro progetto di mobilità sostenibile partirà proprio da qui, dalle competenze di chi, in questi anni, ha lavorato a 360° sul mondo della bike-economy creando progetti scientifici e modelli di sviluppo credibili. Partiremo dalle indagini dei grandi gruppi di ricerca, come quelle dello Studio Polinomia srl sul Biciplan della città di Bologna o come quello dell’Università di Cagliari (“Bicimipiaci”) dal quale, ad esempio, emerge che il che 59,6% degli intervistati non va in bicicletta perché teme il furto della bici e perché non esistono parcheggi adeguati. Quando progettano una ciclabile, mi chiedo, ci pensano a queste cose? Oltre alle piste ciclabili, inoltre, bisogna lavorare sulle stazioni di bikesharing e sull’ipotesi di un biglietto integrato con i mezzi pubblici.


Andrea Rossi


Ma c’è un aspetto fondamentale che differenzia, in maniera sostanziale, il progetto del centrodestra da quello del Pd: in questi giorni  ho sentito parlare poco e male di cicloturismo. Ed invece il nostro progetto sarà imperniato anche su questo filone e sui tre tipi di spostamenti in bicicletta a cui corrispondono diverse tipologie di servizi: la Cycling holidays (vacanza in bicicletta), ovvero una vacanza della durata di almeno una notte, dove il viaggio in bicicletta è la principale motivazione e dove è necessario il supporto di tour operator specializzati. L’Holiday cycling (vacanza con la bicicletta), dove l’escursione in bicicletta non è la componente principale del soggiorno. Il turista infatti risiede nella stessa struttura ricettiva, compiendo diverse escursioni nell’arco del suo pernottamento. Infine, il Cycle day excursions (escursione cicloturistica), una tipologia turistica che normalmente non prevede il soggiorno in un luogo diverso dalla propria abitazione, trattandosi di un percorso della durata di 3 o più ore. L’offerta turistica, in questo caso, è accompagnata da agenzie che offrono servizi speciali come noleggio attrezzature o trasporto in autobus con carrello per le biciclette.


Andrea Rossi


La possibilità di attrarre cicloturisti rappresenta una importante sfida per Cesena che potrà così incentivare i suoi flussi turistici, aggiungendo al segmento del business un’altra voce finalmente significativa. Ma per farlo servono strutture bike-friendly, una cultura dell’ospitalità calibrata in base alle esigenze dei ciclisti, una visione di prospettiva per il mercato crescente delle e-bike ed una serie di opere accessorie che rendano il progetto organico ed integrato. Occorre guardare a modelli virtuosi, come ad esempio quello del comune di Casola D’Elsa con il suo bike-hub. Insomma, una pista ciclabile non basta…

Questo post è stato letto 78 volte

Avatar photo

Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *