Senza identità si va a sbattere

La giunta Lattuca ce l'ha. Il governo Conte no

Senza identità non si va da nessuna parte. Questo vale per tutti i settori: dall’economia alla politica. Uno degli esempi più classici è il Foro Annonario: era stato fatto un buon lavoro di recupero, ma creando un arlecchino senza anima. Non poteva funzionare e così è stato. Poi gli è stata data un’anima ed è tornato ad essere un punto d’incontro. Gli esempi potrebbero essere tanti. Certo, non è automatico che tutto funzioni. Anche alcune scelte identitarie possono essere sbagliate ed allora l’iniziativa va a rotoli. Ma, senza un progetto chiaro il crac è sicuro.


Giuseppe Conte

Se il sostantivo (identità) lo decliniamo in politica possiamo prendere due esempi. Uno negativo (governo nazionale) e uno positivo (governo di Cesena). Lattuca e soci propongono un governo di sinistra. Può piacere o no, ma la scelta è chiara. La decisione di cancellare le rette delle materne va in quella direzione. È uno degli esempi più chiari. Perché il sindaco parte da un presupposto: la scuola materna è ormai considerabile un servizio universale, una scuola come tutte le altre e, dunque, deve essere gratuita per tutte le famiglie, in modo da permettere un percorso scolastico lineare e complementare a tutti i bambini e un aiuto alle famiglie che ne volessero usufruire.

Lo stesso non si può dire per il governo nazionale. Più che un cocktail è una somma algebrica. Una fusione fredda che non può funzionare come non aveva funzionato l’alleanza fra Lega e 5Stelle. Adesso tutti si meravigliano per le polemiche fra alleati, ma sembra si siano dimenticati i continui scontri che hanno caratterizzato la breve vita del governo Lega/5Stelle. 


Enzo Lattuca

È vero che la politica è l’arte del compromesso. Ma a tutto c’è un limite. Non si possono unire il diavolo e l’acqua santa. Peppone e Don Camillo avevano lo stesso obiettivo: il bene del territorio (Brescello), ma ci volevano arrivare seguendo percorsi differenti disegnati da visioni opposte. In alcuni casi potevano trovare una sintesi, ma spesso erano su posizioni contrarie, inconciliabili.

Così è per l’attuale governo come lo era per quello precedente. Ora Pd e 5Stelle hanno visioni completamente diverse su come gestire e orientare la cosa pubblica. Sono talmente distanti che difficilmente possono essere conciliabili. Questo non vuol dire che il governo cadrà domani o dopodomani. Ma, se anche andasse avanti, questo guazzabuglio vanificherebbe anche il buono che sarà fatto. 

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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