2 Agosto 2026
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La delegazione del GRUPPO PARLAMENTARE “FRATELLI D’ITALIA” DEL SENATO DELLA REPUBBLICA E DELLA CAMERA DEI DEPUTATI,in occasione delle consultazioni (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Il fine giustifica i mezzi, è un famoso detto che significa che un obiettivo importante rende giuste anche azioni non propriamente corrette fatte per ottenerlo. Ma a volte (soprattutto in politica) si esagera. E’ il caso di quello che sta succedendo per il caso Ceuta. Nella lingua di terra africana governata dalla Spagna c’è stato uno straordinario sbarco di marocchini. Molti già rimpatriati.  E, in poche ore la crisi è stata trasformata dalle destre europee, dalla Casa Bianca, dal Cremlino e dal governo Meloni in uno strumento di propaganda e sciacallaggio politico culminato nella decisione dell’Italia di sospendere il trattato di Schengen con la Spagna. Un’operazione che non si capisce su quali basi poggi se non la propaganda e la volontà di lasciare a Vannacci e alla Lega il pallino su un argomento comunque popolare. 

La decisione non è giustificata per una serie di motivi. Innanzitutto non c’è nessun rischio per l’integrità delle frontiere della Ue. Ceuta è una città spagnola che si estende per meno di 20 chilometri quadrati in Nord Africa ed è divisa dalle coste spagnole dallo stretto di Gibilterra. È collegata all’Europa solo con trasporti via mare o via aerea. Entrambi sottoposti ai controlli di imbarco delle autorità di frontiera spagnole poiché la città è fuori dell’area di libera circolazione disciplinata da Schengen. Inoltre è impossibile che da Ceuta si possa automaticamente raggiungere l’Europa.

Non c’è nessun collegamento con la scelta del governo  spagnolo di dare la cittadinanza a oltre 500 mila immigrati irregolari. La Spagna ha regolarizzato la posizione di chi risiedeva da tempo nel Paese clandestinamente. Lo ha fatto rilasciando un permesso di soggiorno e di lavoro (non la cittadinanza) a chi era presente sul suolo spagnolo da almeno 5 mesi in una data anteriore al 31 dicembre 2025 e non aveva precedenti penali. 

La crisi di Ceuta non è la conseguenza diretta degli sforzi deliberati del governo spagnolo di consentire e facilitare l’immigrazione illegale di massa in Europa. Lo testimoniano i dati: le politiche migratorie del governo spagnolo hanno ridotto il flusso di migranti clandestini del 36% rispetto al 2025 e del 40% rispetto al 2024. Nel 2026, secondo i dati Frontex, gli ingressi irregolari registrati in Spagna sono stati 36 mila, mentre in Italia sono stati 66 mila contro i 36 mila.

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