Energia, in arrivo un inverno bollente. Ma la politica tace

Mentre dovrebbe essere il tema principale della campagna elettorale

CESENA. “Caro bollette, industria al tappeto” è il titolo di prima pagina de Il Sole 24 Ore di oggi. Lo stesso quotidiano economico all’interno titola: manifattura al tappeto, dalle fonderie al tessile sale l’allarme bollette. “Gas: a fine settembre le bollette potrebbero raddoppiare” titola oggi repubblica.it. 

Altrettanto preoccupante quello che si legge all’interno dei vari articoli pubblicati sempre oggi sull’emergenza energetica. Preoccupanti e impietose sono due righe apparse su Repubblica: gas, nuovo record: 240 euro megawattora, quattro volte il prezzo del primo gennaio. Ma è inquietante un passaggio di un’intervista a Giorgio Santambrogio, amministratore delegato di VeGè:  l’ultima impennata del prezzo del gas è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Negli ultimi mesi tutta la distribuzione ha sofferto ed eroso i propri margini per contenere l’ aumento dei prezzi pur di non scaricare sulle famiglie i rincari. Ma oggi non riusciamo più a contenere nulla.  

Insomma, ci sono tutti i segnali per ritenere che sarà un autunno/inverno caldo. Adesso, presi dal clima ferragostano non ci pensiamo. Ma il risveglio rischia di essere molto più che brusco. Del resto la situazione è chiara, nella sua drammaticità: il gas naturale sul mercato europeo ha un costo dieci volte superiore ad un anno fa. Ad agosto 2021 costava circa 40 cent euro/mc, oggi sulla piazza di Amsterdam si è arrivati a 250 cent euro/mc, lo scorso inverno la media è stata di poco inferiore a 100 cent euro/mc. Questo vuol dire che le bollette per il prossimo inverno saranno almeno il doppio di quelle dello scorso anno e forse ancora più alte. Gazprom ha appena comunicato un possibile rialzo del 60% nel prossimo inverno ed è evidente che si profila una stagione complicatissima per le famiglie e per le imprese. Va aggiunto lo scenario climatico, con la siccità che ha effetti collaterali immediati sulla domanda e sui prezzi conseguenti. Poi la guerra in Ucraina e tutto ciò che è connesso al dramma di quei territori.

Però non possiamo dire che non sapevamo niente. Nel luglio scorsi Mario Draghi, durante la presentazione del decreto aiuti, fu molto chiaro, disse che fino a quel momento le cose erano andate bene, ma l’immediato futuro è ad alto rischio proprio proprio per il costo dell’energia.

Parole chiare e inequivocabili, ma che sono passate sotto silenzio. Ci sta che gli italiani, presi del clima delle ferie, non le abbiano messe a fuoco bene. Ma ai politici sembrano essere sfuggite, così come sembra non abbiano letto i resoconti dei giornali. Almeno i titoli però dovrebbero leggerli. Però sembra proprio di no. Perché questo dovrebbe essere il tema principale della campagna elettorale. Invece non se ne parla. Sul tema energia ci sono proposte per affrontare il problema sul medio/lungo termine e questo va bene. Ma, in questo caso, è necessario affrontare il problema dell’immediato. E per farlo serviranno idee e soprattutto soldi, quelli che potrebbero essere utilizzati per la legge di stabilità. E’ facile immaginare che non ci saranno soldi per tutto. Quindi la politica deve indicare priorità e ricette. Il problema è che nessuno ne parla. Non è normale. 

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli.