15 Gennaio 2026
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RAVENNA. Sabato 17 gennaio (ore 18.30) presso lo spazio espositivo Pallavicini22 Art Gallery in Viale Giorgio Pallavicini 22, si inaugurerà la mostra di Vittorio D’Augusta “Alla cieca”.

L’esposizione, curata da Roberto Pagnani e Luca Maggio con un testo critico di quest’ultimo in catalogo, dove sarà pubblicato anche un testo originale dell’artista, rimarrà allestita fino al 31 gennaio e sarà aperta al pubblico dal martedì al sabato feriali dalle 17 alle 19.

La personale di Vittorio D’Augusta Alla cieca vede esposti lavori su tela e carta per lo più recenti e quasi tutti inediti sul tema del volto e del ritratto-autoritratto d’artista, secondo le modalità di installazione e ricombinazione tipiche del modus operandi di D’Augusta.  All’interno di un dialogo lastricato di ossimori e da sempre libero e coerente con la storia personale dell’artista e con la storia stessa della pittura, D’Augusta già in precedenza (2024) aveva dichiarato: “…l’estetica non c’entra, conta di più la necessità”, che lo ha condotto a una indagine serrata sul senso ultimo e misterioso del dipingere nel tentativo di approfondire un doppio cammino di conoscenza e consapevolezza razionale e irrazionale al contempo, tanto sull’animo umano, quanto sull’atto pittorico in sé. In questo senso, la sola protagonista e pietra di paragone per lui resta la pittura, il suo più autentico autoritratto fatto di una gestualità-pensiero talmente appartenente alla sua sfera più intima da condurlo a dipingere bendandosi gli occhi, alla cieca, come letteralmente recita il titolo della mostra, per sorprendere se stesso in quanto artista e la pittura stessa, colta nel flusso di coscienza di un divenire esistenziale e artistico, ogni volta differente, irripetibile e, al fine, inafferrabile.

Vittorio D’Augusta “Sono nato nel 1937 a Fiume, città di confini, di mare e di salite, che in meno di un secolo fu asburgica, dannunziana, Stato Libero, italiana, occupata tedesca, jugoslava, croata. Dal ’48 risiedo a Rimini, città ossimorica, visionaria, felliniana. Da queste due città dalla complessa identità ho tratto l’attitudine a considerare valori le differenze, le contraddizioni, i dubbi. Dagli scogli del Quarnaro e dalla spiaggia di Rimini, deriva, forse, l’acquosità della mia pittura. La pratica della pittura ammette dirottamenti e sorprese. Come nei viaggi per mare, mi aspetto che qualcosa di imprevedibile accada dentro la pittura, e qualche volta accade.”

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