Testimonianza di Gabriele Zelli
Anche quest’anno parteciperò alla manifestazione di Bologna che ricorderà le vittime dell’attentato terroristico del 2 agosto 1980. Quella mattina, alle ore 10.25, un ordigno ad altissimo potenziale esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria del capoluogo emiliano. L’esplosione provocò il crollo della struttura sovrastante le sale d’aspetto, di trenta metri della pensilina e investì anche due vetture di un treno in sosta al primo binario. Rimasero uccise ottantacinque persone; oltre duecento furono ferite, considerato l’affollamento della stazione in un sabato prefestivo di agosto.
Siccome raggiunsi la città di Bologna e il luogo dell’attentato verso le ore 14.00 di quel drammatico giorno potei constatare che la città si trasformò in una gigantesca macchina di soccorso e assistenza, nonostante il periodo feriale. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, giunto nel pomeriggio a Bologna, affermò: «Siamo di fronte alla impresa più criminale che sia avvenuta in Italia, al più grave attentato dell’Italia repubblicana». Quel giorno cominciò anche una delle più difficili indagini della storia giudiziaria. L’iter processuale non è ancora concluso.
Dalle sentenze definitive fin qui emesse, incluso il verdetto della Corte di Cassazione, emerge che l’attentato del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna è stato una strage terroristica di matrice neofascista. I processi hanno accertato la responsabilità di esecutori legati ai NAR e ad Avanguardia Nazionale, oltre a un vasto sistema di depistaggi istituzionali. Le pronunce giudiziarie hanno sancito che l’attentato non è stato un’azione isolata, ma si inserisce pienamente nella “strategia della tensione”. Le sentenze hanno riconosciuto il ruolo centrale di Licio Gelli (capo della Loggia P2), condannando figure di primo piano dell’eversione nera come esecutori materiali e organizzatori, tra cui Francesca Mambro, Giusva Fioravanti, Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini e Paolo Bellini.
Un’acquisizione fondamentale dei processi è la sistematica opera di depistaggio organizzata per sviare le indagini. Le sentenze hanno condannato ufficialmente per depistaggio esponenti dei servizi segreti (come Licio Gelli, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte) e altri ufficiali e collaboratori, dimostrando un tentativo di proteggere i reali responsabili e nascondere la natura politica dell’attentato.
Gli atti processuali hanno evidenziato la presenza di mandanti e finanziatori occulti. Nello specifico, le ricostruzioni giudiziarie (confermate anche nelle ultime sentenze d’appello e Cassazione) hanno fatto riferimento al cosiddetto “documento Bologna”, attribuito a Gelli, che conteneva le cifre pagate per la pianificazione e l’esecuzione dell’attentato, dimostrando il coinvolgimento di apparati statali e massonici deviati.
Dagli atti giudiziari si evince, senza ombra di dubbio, che la Loggia Massonica P2, apparati infedeli dello Stato e servizi segreti deviati, nonché ambienti politici della destra di allora furono le menti perverse e criminali dietro al più grande attentato nella storia italiana dal dopoguerra, eseguito da terroristi neri. Anche il presidente della Repubblica Mattarella ha sempre ribadito che l’attentato fu opera di una “spietata strategia neofascista”, concepita da menti ciniche per destabilizzare le istituzioni e spingere il Paese verso derive autoritarie. Ricordare significa pertanto onorare le vite spezzate di uomini, donne e bambini, ma anche mantenere viva la consapevolezza civile per evitare che simili strategie del terrore possano ripetersi.
La presenza dei cittadini alla manifestazione del 2 agosto serve a sostenere la continua richiesta di giustizia, lottando contro i depistaggi e cercando di fare piena luce sui mandanti. Andare a Bologna il 2 agosto, dunque, è un dovere civico per difendere i valori della Costituzione e la libertà, che furono duramente colpiti quel giorno.
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