14 Giugno 2026
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RAVENNA. Per il popolo dei social è semplicemente  “Avvocathy”: gioca col nome e il proprio mestiere Cathy La Torre, avvocata e attivista, tra i personaggi più influenti della rete digitale, sempre in prima linea nelle battaglie che riguardano diritti umani e civili.

E sempre pronta a declinare le cause in cui crede con i linguaggi artistici che possono amplificare e soprattutto conferire la massima efficacia alle proprie idee, alla parola. Eccola, quindi, giovedì 11 giugno – alle 21.30 al MAR – unirsi alla musica di Giovanna Baviera, straordinaria violista da gamba che secondo una oramai dimenticata prassi rinascimentale con il proprio strumento si accompagna al canto e che questa settimana è artista “residente” a Ravenna Festival. Una residenza che ha il proprio fulcro ai Musei Byron e del Risorgimento, presso Palazzo Guiccioli – dove fino a sabato 13 giugno i visitatori possono assistere al suo lavoro di preparazione e di studio.

Già scorrendo il programma musicale proposto da Giovanna Baviera si coglie il fulcro dell’originale incontro e si capisce quanto anche la musica antica possa essere profondamente attuale: si susseguono infatti brani cinque-seicenteschi di compositrici che, proprio in quanto donne, sono state quasi del tutto escluse dalle pagine ufficiali di storia della musica. Si tratta di Isabella de’Medici, Maddalena Casulana o Barbara Strozzi e Tarquinia Molza, a cui si affianca la stessa Baviera, che tra l’altro arrangia anche quella sorta di inno femminista, nato dalle operaie tessili americane nel 1911, che è “Bread and Roses” nella veste musicale degli anni Settanta di Mimi Fariña. 

Donne musiciste che nonostante tutto riuscivano a “prendere parola” col canto perché, come dice la stessa Cathy La Torre «la voce era l’unico strumento che non si poteva confiscare. Potevano negarti l’accademia, la stampa, il nome — il corpo che canta no. Maddalena Casulana nel 1568 è la prima donna a pubblicare a stampa un libro di madrigali, e lo dedica a Isabella de’ Medici, denunciando “il vano error de gl’huomini” convinti di essere gli unici padroni dell’intelletto. Non una supplica: un atto di insubordinazione travestito da madrigale». Insomma, La Torre e Baviera insieme, e attraverso l’arte raffinatissima di artiste vissute secoli fa, mettono in luce quella discriminazione di genere che ancora oggi, nonostante i progressi compiuti, si fa sentire: perché quelle dinamiche di esclusione «ci sono ancora – prosegue La Torre -, solo sono rivestite di buone maniere. Nessuno dice più a una donna che non può comporre: le si dice che il cartellone “era già chiuso” o che lo stipendio “è una questione di seniority”. Quando le orchestre hanno introdotto le audizioni dietro il paravento, le assunzioni di donne sono schizzate. Significa che non era questione di bravura, ma di chi guardava. Cambia il settore, non il meccanismo».

Info: 0544 249244 – www.ravennafestival.org

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