23 Giugno 2026
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“ATTENTO A QUANDO

ATTRAVERSA LA STRADA”

“Signor Rappini, le mandano a dire che lei a Ravenna non è persona gradita e di stare attento a quando attraversa la strada”.

Questa la evidente minaccia di morte che mi arriva ai primi di giugno del 1994. Si, 31 anni fa in questi giorni. MI arriva mentre sono nell’atrio della Corte d’Assise di Ravenna, durante la pausa di un processo, e sto conversando con il capitano Borghini dei carabinieri. Insieme a noi anche il fotografo del Corriere Romagna, Massimo Fiorentini. A fare da messaggero, o meglio, da messaggera è una signora che fa parte di un giro di prostituzione gestito da una banda di slavi. La mia “colpa”, per chi mi manda a dire di fare attenzione a quando attraverso la strada, è quella di fare il Giornalista e quindi di scrivere quello che sento e di indagare per trovare eventuali altre cose. In poche parole, avendo seguito tutte le udienze per un duplice omicidio, ogni giorno batto sulla paura che in tanti hanno di un certo Nenad Krisala, che verrà poi associato anche alla famigerata banda della Uno Bianca.

IL PROCESSO

Il processo è quello che inizia il 2 marzo 1994. Alla sbarra ci sono due slavi accusati di essere, uno il mandante e l’altro l’autore di un duplice omicidio di una prostituta e del suo protettore, avvenuto due anni prima, nel 1992, a Milano Marittima. Sono gli anni che vedono gli slavi, molto violenti, sostituire gli austriaci del cartello di Graz, molto più “professionali” e soprattutto attenti a non fare atti criminosi. Il processo non segna mai un momento di tranquillità. Ad ogni udienza spunta una novità, fra omertà, paura e anche qualche falsa testimonianza. A un certo punto viene alla ribalta il nome di Krisala. È uno slavo che abita a Bologna e che si viene a sapere attenzionato dai carabinieri per una sua presunta collaborazione con i criminali della Uno Bianca. Ecco, a mandarmi il “messaggio di fare attenzione” è lui. In seguito le carte del processo di Ravenna saranno inviate alla Procura di Bologna che farà un maxi sopralluogo.

L’INTERVISTA

Ricevuto il messaggio, che allarma molto più di me (forse per incoscienza, ndr) sia carabinieri che polizia, decido di fare il mio lavoro di Giornalista, vale a dire sentire anche l’altra fonte. Ma in questo caso l’altra fonte è latitante, perché se i carabinieri e la polizia lo trovano lo arrestano. E allora come fare? Parto dal dato di fatto che io non so dove sia, ma lui sa bene dove sono io. Telefono quindi a qualcuno che lo conosce, dico che non voglio sapere dove sia, ma che mi facciano chiamare da lui. Non tarda molto a chiamare. Infatti, qualche giorno dopo arriva la telefonata alla redazione del Corriere.

“Sono Krisala che ca..o vuoi?”.

“Non voglio nulla, non ti chiamo per farmi una assicurazione sulla vita, ma perché voglio sentire anche la tua versione”.

Mi dice che si trova in Slovenia nelle zone dei casinò. Il resto lo potete leggere nella foto qui pubblicata. Non sono di ottima qualità e mi scuso ma spero che la storia che ho raccontato sia invece comprensibile.

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