14 Giugno 2026
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Intevento introduttivo alla presentazione del volume “Forlì città della cura. Carità, beneficenza e volontariato nella storia della sanità forlivese a 90 anni dalla nascita di AVIS”

Credo che siano le persone e i progetti a costruire una comunità. Le persone, con il loro impegno, la loro intelligenza e la loro generosità. I progetti, perché quando nascono da una visione condivisa lasciano un’eredità che va ben oltre il tempo in cui vengono realizzati.
Mi torna allora alla mente una frase che per molti anni è stata attribuita a Luigi Einaudi e anche a Indro Montanelli, ma che in realtà risale allo storico greco Tucidide, nel V secolo avanti Cristo: «Conoscere il passato per capire il presente e progettare il futuro».
Credo che questa sia la chiave di lettura più autentica anche del libro che oggi presentiamo.

Con Gabriele Zelli abbiamo cercato di raccontare proprio questo: le persone e i progetti che, nel corso dei secoli, hanno contribuito a costruire quella straordinaria tradizione di assistenza, solidarietà e ricerca che oggi fa di Forlì una città con una forte vocazione sanitaria.
A volte si è trattato di progetti pensati con grande lungimiranza; altre volte di iniziative nate quasi spontaneamente dalla generosità di singoli cittadini. Tutti, però, hanno contribuito a costruire quel patrimonio di competenze, di cultura e di umanità che ancora oggi caratterizza la sanità forlivese.

In questo percorso c’è un aspetto che con Gabriele Zelli abbiamo cercato di mettere in luce da molti anni e che ci sta particolarmente a cuore.
Con Gabriele siamo stati tra i primi a sottolineare pubblicamente la profonda vocazione di Forlì per la medicina e per la formazione medica. Già da tempo abbiamo evidenziato come questa città possedesse tutte le caratteristiche storiche, culturali e scientifiche per diventare un punto di riferimento in questo ambito.
Non si trattava soltanto della presenza di un importante ospedale o dell’eccellenza raggiunta da tanti professionisti della sanità locale. Esisteva una storia lunga secoli che meritava di essere riscoperta, raccontata e valorizzata.
Una storia che affonda le proprie radici nelle antiche opere assistenziali cittadine, negli ospedali medievali, nelle confraternite, nelle Compagnie dei Battuti, nella figura di Caterina Sforza e nel suo interesse per la medicina e per gli Experimenti, fino ad arrivare a due autentici giganti della scienza come Girolamo Mercuriali e Giovanni Battista Morgagni.
Fino ad arrivare all’apertura del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, che rappresenta l’approdo naturale, il riconoscimento di una tradizione che attraversa i secoli e continua ancora oggi a produrre conoscenza, ricerca, assistenza e formazione.

Anche per questo motivo, quando con Gabriele Zelli abbiamo iniziato a lavorare a questo volume, ci siamo posti una domanda molto semplice: è possibile raccontare la storia della sanità forlivese non soltanto attraverso gli ospedali, i medici e le istituzioni, ma anche attraverso i valori che hanno spinto generazioni di persone a prendersi cura degli altri?
La risposta è diventata questo libro.
“Forlì città della cura. Carità, beneficenza e volontariato nella storia della sanità forlivese a 90 anni dalla nascita di AVIS” non è soltanto una storia della medicina. È soprattutto la storia di una comunità.
Una comunità che nel corso dei secoli ha saputo costruire una straordinaria rete di solidarietà e assistenza.
Le sue radici affondano nel Medioevo, quando l’assistenza ai poveri, agli infermi e ai pellegrini era affidata alle confraternite religiose e alle Compagnie dei Battuti. Attorno agli ospedali e agli ospizi cittadini si sviluppò una rete di aiuto che per secoli rappresentò la principale forma di sostegno per chi viveva nel bisogno.
In questo percorso troviamo anche Caterina Sforza. Generalmente ricordata per il suo ruolo politico e militare, fu anche una donna curiosa, attenta alle conoscenze mediche e farmacologiche del suo tempo. Nei suoi celebri Experimenti raccolse centinaia di ricette e osservazioni che testimoniano un interesse autentico per la cura della persona e per la salute.
Nel lungo cammino della medicina forlivese emergono poi due figure che hanno superato da tempo i confini della storia locale per entrare nella storia universale della scienza.
Girolamo Mercuriali, nato a Forlì nel 1530, fu uno dei più grandi medici del Rinascimento europeo. Con il suo De Arte Gymnastica pose le basi della moderna medicina sportiva, intuendo il valore terapeutico e preventivo dell’attività fisica secoli prima che tali principi fossero riconosciuti dalla medicina contemporanea.
Accanto a lui troviamo Giovanni Battista Morgagni, universalmente considerato il fondatore dell’anatomia patologica moderna. Le sue ricerche rivoluzionarono il modo di studiare le malattie e aprirono la strada alla medicina scientifica moderna. Ancora oggi il principale ospedale cittadino porta il suo nome.

Ma questo libro non racconta soltanto i grandi personaggi. Racconta anche la Spezieria dei Poveri voluta dalla contessa Eufemia Marchesi in Corbizzi, il Ricovero di Mendicità, gli ospedali cittadini, le opere pie, le colonie marine, le iniziative assistenziali e i tanti benefattori che, nel corso del tempo, hanno lasciato patrimoni e risorse affinché fossero utilizzati per alleviare la sofferenza e migliorare la qualità della vita delle persone più fragili.
Racconta figure straordinarie come il professor Sante Solieri, il grande chirurgo che per decenni rappresentò un punto di riferimento per migliaia di forlivesi, e tanti altri medici, infermieri, religiosi, amministratori e volontari che hanno contribuito a costruire il sistema sanitario e assistenziale della nostra comunità.

In questo lungo percorso storico un posto d’onore lo trova l’AVIS. Quando nel 1936 il professor Ugo De Castro fondò a Forlì una delle prime sezioni italiane dell’Associazione Volontari Italiani del Sangue, non nacque soltanto una nuova organizzazione sanitaria.
Nacque una nuova forma di solidarietà. Il dono del sangue rappresentò qualcosa di profondamente innovativo: un gesto volontario, gratuito, anonimo e universale. Un gesto che supera ogni differenza sociale, culturale, politica e religiosa. Un gesto che salva vite.

Per questo motivo i novant’anni dell’AVIS non rappresentano soltanto una ricorrenza associativa. Essi si inseriscono pienamente all’interno di una tradizione secolare della cura che caratterizza la storia di Forlì.
Una tradizione che continua ancora oggi.
La presenza del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, l’attività dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni, il lavoro quotidiano degli operatori sanitari e l’impegno dei volontari rappresentano l’evoluzione contemporanea di un percorso iniziato molti secoli fa.

Abbiamo voluto concludere il libro guardando anche al futuro, perché la medicina del domani non può prescindere dalla conoscenza della propria storia.
Conoscere il cammino che ci ha portati fin qui significa comprendere meglio il valore delle conquiste raggiunte e delle responsabilità che ci attendono.
In fondo il filo conduttore che attraversa tutte le pagine del volume è sempre lo stesso.
Dalle Compagnie dei Battuti a Caterina Sforza.
Da Girolamo Mercuriali a Giovanni Battista Morgagni.
Dai benefattori ai medici, agli infermieri e ai volontari dell’AVIS.
La cura come valore civile.
La cura come responsabilità collettiva.
La cura come dono.

Vorrei concludere con una riflessione. Viviamo in un tempo in cui, troppo spesso, tendiamo a dare poco valore a ciò che non si paga. A ciò che è gratuito. A ciò che viene offerto senza chiedere nulla in cambio.
Vale per la solidarietà. Vale per il volontariato. Vale anche per uno dei gesti più nobili che una persona possa compiere: donare il proprio sangue.

Ma vale, e ci tengo a sottolinearlo, anche per questo libro. C’è un aspetto di questo libro che considero particolarmente significativo. Non nasce per essere venduto, ma per essere donato a chi ne farà richiesta all’AVIS.
Proprio perché è un dono, il suo valore rischia di essere sottovalutato. Io credo esattamente il contrario. È un dono. Proprio per questo ha un valore ancora più grande.
Perché consegna alla città quasi mille anni di storia della sanità forlivese, dall’XI secolo fino ai giorni nostri. Racconta persone, idee, istituzioni, opere di carità, medici, benefattori, volontari. Racconta, in definitiva, come una comunità abbia costruito, secolo dopo secolo, la propria cultura della cura.

Mi auguro che questo libro venga letto, consultato, studiato. Che possa diventare uno strumento utile per chi vorrà conoscere meglio la storia della nostra città e magari, un domani, continuare questa ricerca, arricchirla, aggiornarla e riscriverla alla luce di nuove fonti e di nuove conoscenze.
§Anche questo libro, come ogni autentico gesto di volontariato, nasce da un’idea molto semplice: che la conoscenza, quando viene condivisa, diventa un bene comune. E che il dono più prezioso, proprio come insegna l’AVIS da novant’anni, è quello che continua a generare vita anche dopo essere stato donato.
Se accadrà, avremo raggiunto il nostro obiettivo. Perché se questo libro riuscirà ad aiutare qualcuno, fra dieci, venti o cinquant’anni, a conoscere meglio la storia della sanità forlivese, ad approfondirla e magari a riscriverne nuovi capitoli, allora avrà assolto pienamente il suo compito.
Perché conoscere il passato significa davvero comprendere il presente e costruire il futuro.

(Marco Viroli)

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