L’Italia che vorrei

«Ho svolto il mio ruolo con impegno, professionalità e per il bene di tutti?». Questa è la domanda che mi faccio sempre più spesso negli ultimi tempi, mentre giungo alla fine di una Carriera vissuta con entusiasmo e vedo un Paese in difficoltà sempre più grosse.

Anche se non credo di avere molte cose da rimproverarmi, la risposta, purtroppo, non può essere del tutto positiva.

Sono nato nel 1940, in piena seconda guerra mondiale, da una famiglia di produttori agricoli mezzadri. La prima cosa che ricordo è la vita trascorsa nei Rifugi scavati nell’argine del fiume Ronco per ripararci dalle bombe nazifasciste. I militari Tedeschi ci rubarono tutto, compreso il bestiame e il vino, lasciandoci solo poche cose con le quali poter sopravvivere, ma, finita la Guerra, incuranti del fatto di non avere più nulla, cominciammo a ricostruire quello che ci stava intorno con un entusiasmo indescrivibile.

Era il tempo in cui si lavorava tanto per riparare le distruzioni subite, ma soprattutto si collaborava e si socializzava, e, nonostante le vendette tra partigiani e fascisti e le battaglie tra monarchici e repubblicani inasprivano il clima politico, venne presto alla luce grazie ai Padri Fondatori (di tutte le forze politiche), la Costituzione, la Legge fondamentale su cui ancora si basano i Valori fondamentali che regolano le basi di un Paese Civile e Democratico.

Era il tempo che, fino agli anni sessanta, possiamo considerare il Periodo della Ricostruzione del Paese.

Pur non mancando la sudditanza, anche economica, agli Stati Uniti che avevano contribuito alla sconfitta del Nazifascismo e pur dovendosi confrontare con una feroce battaglia contro la Politica della Russia ed i Paesi del Blocco Social-Comunista, il Parlamento italiano, con il Contributo dei Leader di tutte le Forze Politiche (De Gasperi, Togliatti, La Malfa, Nenni, etc.). fece scelte importanti per avviare lo Sviluppo Economico ed Occupazionale, puntando decisamente sull’Istruzione ed il superamento dell’Analfabetismo, la Ricerca e l’operatività intellettuale e materiale degli italiani.

Il settore Agroalimentare non rimase fuori da questa percorso virtuoso di crescita: in poco tempo si svilupparono, infatti, Eccellenze, Creatività, Imprese, Cooperazione e furono fortemente incrementate le Esportazioni dei nostri Prodotti. Ciò che, sicuramente, favorì lo slancio alla Ripresa del dopoguerra fu determinato, sicuramente, dalla riscoperta degli Ideali Morali e Sociali, dal Rapporto di Collaborazione fra le Persone, dall’Entusiasmo degli italiani per essere usciti dall’Incubo della Guerra, dal Coinvolgimento e Collaborazione fra le Forze Politiche e la Popolazione.

Io, nel frattempo, avevo trascorso parte della mia gioventù a studiare Agricoltura ed aiutare i miei genitori nei campi per la semina ed il raccolto dei prodotti. Già all’età di 16 anni avevo iniziato a lavorare con mio Padre che era Presidente di una Cooperativa Agricola Locale; a 20 anni mi sono diplomato Perito Agrario e nei due anni successivi ho conseguito il Diploma diSpecializzazione in Ortofrutticoltura e Sementi Elette. Terminati gli Studi sono stato assunto nella Lega delle Cooperative (Settore Agricolo), presso la quale già facevo volontariato per la vendita dei Mezzi Tecnici per l’Agricoltura.

Furono quelli gli anni dei grandi sogni, sostenuti da un grande Maestro: Orlando Toni. L’obiettivo era Organizzare, particolarmente, i piccoli produttori agricoli in Cooperative per combattere i soprusi dei Commercianti e acquisire un maggior potere contrattuale verso i grandi Mercati Nazionali ed Internazionali. Ovviamente le difficoltà non mancarono. In molti provarono a metterci i bastoni tra le ruote, dai Proprietari Terrieri ai Mediatori ai Commercianti, ma riuscimmo a vincere ‘la nostra battaglia’ e così nacquero le prime Cooperative Ortofrutticole.

La Lotta era appena cominciata: era necessario acquisire la Proprietà dei terreni e superare la Mezzadria per poter fare le Riconversioni Colturali, cosa che i Proprietari non intendevano fare. La Lotta fu lunga, ma alla fine arrivò la vittoria, grazie anche ai Piani Verdi, alla CPPC ed agli accordi di Maastricht.

Da pochi anni (1956) era nata la CEE che favorì, fra l’altro, gli Scambi fra i vari Paesi e la Crescita Economica, grazie ai vari Piani di Sviluppo messi in atto (Piani Verdi, Piano Marshall, etc.).

Si avviò finalmente il superamento della Mezzadria in favore della PPC e i Mezzadri diventarono Piccoli Imprenditori. Era questo solo il primo passo in quanto, per affrontare i Mercati che assumevano Dimensioni sempre maggiori (da Locali a Nazionali a Internazionali) occorreva organizzare i Piccoli Produttori per ridurre i Costi tramite la Programmazione delle Produzioni, l’organizzazione di Servizi comuni, la Commercializzazione. Ciò si realizzò con la nascita di Cooperative lungo la Filiera Agroalimentare ed una stretta Collaborazione fra le Aziende Diretto Coltivatrici.

Rimanevano, però, ancora da risolvere gli “Steccati” Politici fra le Centrali Cooperative, mentre in Italia, intorno alla fine degli anni sessanta, oltre al permanere della contrapposizione fra DC e PCI, della “Guerra Fredda” fra Russia e Stati Uniti e delle relative azioni Imperialiste nei confronti del Vietnam, di diversi Paesi Africani, di alcuni Paesi Europei, aveva inizio il Fenomeno delle “Brigate Rosse- Nere” e di tutta una serie di forti contrapposizioni politiche che trovarono una pausa solo dopo l’uccisione di Aldo Moro. Intanto nel resto dell’Europa si avviava la ripresa economica con effetti positivi: gli Scambi commerciali fra i vari Paesi dell’Unione si svilupparono; i Consumatori iniziavano ad avere nuove esigenze sulla Qualità dei prodotti (serbevolezza, contenuto in Residui Chimici, Conservabilità, Etc.) e, in generale, continuavano a crescere gli Investimenti e l’Occupazione.

Cominciava, anche nel nostro Paese, il periodo delle grandi battaglie a tutela della Salute e del Territorio che si svilupparono in Italia contro le Multinazionali che producevano gli Antiparassitari e contro quei Docenti Universitari che venivano “Foraggiati” dalle Grandi Aziende.

Era quello il tempo in cui, con il determinante contributo dell’Assessore Regionale Giorgio Ceredi e del Prof. Giorgio Celli , introducemmo in Romagna la Lotta Guidata prima e la Lotta Integrata poi per ridurre drasticamente l’uso della Chimica in agricoltura a difesa della Salute, del Territorio, dell’Ambiente e degli Insetti Pronubi (Api, Coccinelle, Bombi, Etc.). Erano azioni propedeutiche alla messa a punto di una nuova tecnica della Produzione Biologica con la costruzione a Cesena della prima Biofabbrica in Italia per la produzione di Insetti Utili in sostituzione dei Pesticidi.

È anche grazie a queste azioni che oggi l’Italia è al primo posto in Europa per l’Agroalimentare Biologico.

Fu anche questo il periodo dello sviluppo delle grandi Industrie: Meccanica, Chimica, Etc. di cui solo in seguito vennero svelati i grossi problemi di deturpazione del Territorio e dell’Ambiente, i gravi danni per la Salute ed un utilizzo esagerato di Risorse pubbliche.

Il Movimento Cooperativo e Associativo, nel frattempo, si sviluppava fra tante difficoltà derivate anche da una Legislazione inadeguata. Si costituivano in sequenza prima l’APO (OP), gestita con Professionalità da Marzio Lucchi che ricordo con affetto, quindi l’Apo Export con Dante Pollarini, SergioSpazzoli e Giancarlo Battistini per concentrare la Commercializzazione delle Cooperative COF – COFA – COBaR sul Mercato Estero. Instaurammo il Controllo di Gestione e diverse altre Innovazioni e puntammo sul Rinnovamento Varietale e lo sviluppo della produzione di nuove Cultivar (Fragole) ottenendo un positivo vantaggio economico per i produttori agricoli Soci.

In questo periodo l’Impegno e la Collaborazione fu enorme da parte di Tutti che non posso citare per ragioni di spazio. Le mie responsabilità furono: il Coordinamento dei Tecnici a livello provinciale, poi la nomina di Presidente dell’Associazione Provinciale delle Cooperative Agricole, in sostituzione di Orlando Toni che, nel frattempo, assunse la Presidenza della Legacoop Provinciale. All’inizio degli anni ’80, poi, andai alla Presidenza dell’APO e della Centrale Ortofrutticola (ora Alimos).

Verso la fine degli anni ’80 fui Protagonista attivo, con la collaborazione particolare di Giancarlo Battistini e Renzo Piraccini, della laboriosa attività per l’Unificazione delle Cooperative Ortofrutticole in un’unica Azienda con il nome di Apofruit dove io assunsi l’incarico di Amministratore Delegato. Ricevetti anche molte critiche da parte dei Conservatori legati ad una visione aziendalistica e ignari del fatto che stava partendo quel grande processo chiamato “Globalizzazione”dei Mercati, per cui era necessario avere Aziende di dimensioni adeguate. I Risultati della Gestione furono ottimi fin dal primo anno e dopo le critiche iniziali arrivarono anche le Congratulazioni dalle Forze Politiche, Sindacali e di Categoria. La Soluzione Apofruit, per diversi anni, fu portata ad esempio in Convegni e Congressi a livello Nazionale ed Internazionale.

Avevamo previsto come il Mondo stava cambiando a differenza della Classe Politica che “dormiva sonni tranquilli” .

Negli anni successivi ci occupammo di Ricerca, Innovazione Produttiva e Gestionale, Ampliamento dell’Azienda tramite l’Assorbimento per Incorporazione di altre Cooperative andate in Difficoltà, favorendo la nascita di Nuove Cooperative, nei vari Settori, per meglio tutelare gli interessi dei produttori.

Si avviò in quel periodo, a livello Europeo, la costruzione dell’OCM Ortofrutta ed io entrai a fare parte della Commissione Ortofrutticola presso l’UE.

Eravamo alla fine degli anni ’80, anni in cui si avviavano profondi cambiamenti anche nella Politica Europea e Mondiale. La caduta del Muro di Berlino nel 1989, l’avvio della Globalizzazione dei Mercati ed, in seguito, l’avvento della Moneta Unica(Euro) portarono profondi sconvolgimenti anche fra i Paesi che fino ad allora erano rimasti fuori dai “Giochi” Economico-Finanziari (Cina, India, Corea, Brasile…).

Aveva inizio la “Nuova Era”, da noi prevista, che avrebbepotuto riservare grosse Opportunità se contemporaneamente si fosse sviluppato un profondo rinnovamento Culturale, di Crescita Economica e di aggregazione Commerciale, oppure avrebbe potuto riservare profonde

Delusioni come in Italia, dove gran parte delle Aziende non avvertirono l’arrivo di profondi cambiamenti a causa di una Cultura Obsoleta. Il Risultato fu l’avvio della Crisi, del blocco degli Investimenti, dell’Occupazione e dello Sviluppo per una visione Miope della Politica, dei Sindacati, delle Organizzazioni di Categoria, compresa buona parte della Cooperazione, rispetto la Nuova Realtà sopraggiunta.

Fu proprio di quel Periodo che, sul piano Politico in Italia, la situazione peggiorò sensibilmente, così come sul piano Economico.

Pochi capirono l’importanza di questa Rivoluzione Culturale che doveva essere basata sull’Economia Reale, la valorizzazione delle Eccellenze, l’Equità Sociale, l’Onestà, con l’Entusiasmo necessario per il Bene di tutti.

Molti scelsero la via “più breve e più facile” della Speculazione Finanziaria, dell’Arricchimento facile senza rendersi conto che tutto ciò era un’illusione passeggera che tornava comoda solo ai più Ricchi ed ai Personaggi senza scrupoli, ai quali non interessava il Bene Comune.

Il Movimento Cooperativo non è caduto in questa trappola, ma, ahimè, non ha neppure sviluppato un profondo e serio processo di rinnovamento al suo interno, non ha saputo creare le aggregazioni necessarie per affrontare adeguatamente la concorrenza, non ha saputo procedere ad un concreto ricambio Generazionale che cogliesse le nuove opportunità per affrontare i Nuovi Mercati, ha avuto difficoltà a valorizzare l’Agroalimentare di eccellenza che l’Italia possedeva.

Nonostante, come dicevo, la Cooperazione abbia realizzato, in quel periodo, iniziative importanti, è mancata, quasi completamente, la fase successiva della Collaborazione con altre Aziende delle diverse Centrali Cooperative per affrontare, con più forza: Ricerca, Innovazione Tecnologica e nuovi e più grandi Mercati.

Le forze Politiche che alternativamente avevano governato l’Italia, per tamponare le Proteste popolari, determinate dalla Crisi degli anni ’80, diedero vita alle “Larghe Intese” fra Democrazia Cristiana, Socialisti, Repubblicani, Liberali, Movimento Sociale, Socialdemocratici. Furono anche gli anni dei Vili attentati come la Strage di Bologna, l’Italicus, etc.

Fu sempre in quel Periodo che cominciò la “Decadenza” dell’Italia: Sprechi, Evasione, Corruzione, Appalti truccati, Esportazione di Capitali, mancato controllo della Spesa Pubblica con la conseguenza di una costante crescita del Debito Pubblico, Burocrazia esasperata dove nessuno voleva assumersi responsabilità, Giustizia inefficiente.

Tali nefandezze, che pensavamo avessero termine con i Processi di “Mani Pulite” e la fine della Prima Repubblica (1992), continuarono in realtà con maggior impeto dopo l’ingresso in politica di Silvio Berlusconi.

In sostanza si è continuato fino ai giorni nostri (e dunque per un periodo di quasi 40 anni)a perdere tutti i Valori fondamentali per la Crescita del Paese (Ideali, Politici, Morali, di Equità Sociale).

L’unico Valore, inculcato nella testa degli Italiani, è stato il “Danaro” guadagnato con ogni mezzo: il Lavoro, le Speculazioni Finanziarie, le Elusioni ed Evasioni Fiscali, lo Sfruttamento delle Persone, la Corruzione a tutti i livelli, frutto di una Politica Clientelare e di Arricchimenti personali.

Qualcuno, dopo 20 anni, ha ancora il coraggio di ribadire che ”l’Accanimento” della Magistratura nei confronti di Silvio Berlusconi è cominciato dopo la sua “Discesa in Politica”.

Io ritengo sia vero il Contrario:Berlusconi è sceso in Politica per ripararsi dalla Giustizia che lo stava inseguendo per una serie di Crimini Fiscali ed altro.

Tutto ciò a scapito della soluzione dei Problemi della Collettività e della crescita economica del Paese (occupazione, reddito minimo, pensioni, ecc.). Una Classe Politica, Manageriale e Amministrativa Corrotta, Incapace a Programmare lo Sviluppo e Clientelare, ha permesso che Nepotismo e Appartenenza Politica prevalessero su Professionalità e Meritocrazia, con la conseguenza della crescita smisurata dell’Apparato Pubblico, delle Inefficienze, della Elusione di Responsabilità, di una Burocrazia asfissiante. Il così detto “Berlusconismo”che doveva, con la seconda Repubblica, avviare un processo di nuovo Liberismo, far funzionare la “Macchina Pubblica”, ridurre il Debito Pubblico, avviare le Riforme, ferme da decenni, snellire la Burocrazia, la Giustizia Civile e dotare i Tribunali e le Carceri di Strutture ed Attrezzature adeguate per il Recupero dei Detenuti, valorizzare le Eccellenze di cui l’Italia è ricca. Quasi nulla di tutto quanto promesso agli Italiani è stato realizzato.

Io riconosco a Berlusconi una grande capacità Comunicativa, una forte Personalità, grandi Doti nel fare Promesse salvo poi non mantenerle, di attorniarsi di Personaggi Inqualificabili, Incapaci e Carrieristi, ma Fedeli fino alla morte. Gli riconosco inoltre la capacità di aver costretto l’Opposizione a fare dell’Antiberlusconismo di facciata, distogliendola dall’affrontare i Reali Problemi del Paese: dai Conflitti di Interesse, al Rinnovamento Culturale, Sociale ed Economico.

Nel frattempo, però, Berlusconi ha continuato a gestire i suoi Problemi personali con Leggi “Ad Personam” e Lotta costante contro la Magistratura “ Rossa” per salvarsi da eventuali Pene Giudiziarie, tentando di salvarsi dal Processo e non nel Processo.

L’ultima Sentenza sulla Frode Fiscale in Mediaset gli è stata fatale, dopo tante Assoluzioni e Prescrizioni “pilotate”, all’ultimo Grado di Giudizio (Cassazione), Berlusconi é stato condannato. Un’Accusa estremamente grave per il Leader di un’importante Forza Politica che avrebbe dovuto dimettersi immediatamente da qualsiasi incarico pubblico.

No, Berlusconi spera ancora nella “Grazia” del Presidente della Repubblica o in una diversa Interpretazione della Legge Severino, o nel Ricorso alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo; a proposito di quanto sancito dalla Costituzione che la“Legge è uguale per tutti” ?!?; tiene in piedi il Governo di “Larghe Intese” presieduto da Enrico Letta con il continuo Ricattodi staccare la “Spina qualora venisse escluso dalSenato con l’Interdizione a svolgere qualsiasi attività Politica Pubblica. Dopo le “Motivazioni” esplicitate dai Giudici sulla Sentenza della Cassazione, i margini per poter uscire da questa “Situazione Stagnante” sono, a mio avviso, quasi Nulli e sarebbe indecente il Contrario. Berlusconi ed i suoi “Fan” tentano di tutto per allungare i Tempi ed arrivare alle Elezioni, con questa Legge elettorale, con la Speranza di una eventuale nuova Rielezione e dimostrare ai suoi Sostenitori che si fa carico dei Problemi del Paese, quando per 20 anni si é fatto carico quasi esclusivamente dei propri Problemi (Processi) e di chi gli stava accanto (compreso le ragazze del Bunga Bunga).

Ma chi ci crede? Solo uno Sprovveduto!!

Ora, non convinto di essere una Persona inaffidabile e finita,tenta di addossare, ancora una volta, le Colpe della Situazione Drammatica del Paese alla Sinistra perché non lo Assolve da tutte le “Porcherie” che, in tutti questi anni, ha fatto ingoiare agli italiani. Tenta, con i suoi “Fedelissimi” di riscoprire “Forza Italia” come fece Mussolini con la “Repubblica di Salò” senza rendersi conto che la “Minestra” riscaldata, all’infuori della Ribollita, non é buona. Pensa di tenere in piedi questa Coalizione, con continui Ricatti, fino a quando saranno risolti i problemi di ineleggibilità. In caso contrario farà cadere il Governo, senza affrontare il cambio della Legge Elettorale, per poter Ricandidare i suoi “Fedeli” e ritentare la “Scalata”.

La Speranza può essere solo che il Presidente Napolitano, dopo l’Elezione dei 4 nuovi Senatori a Vita, possa avere il Coraggio di “mandare a casa” Silvio Berlusconi e ricominciare veramente una “Nuova Era”. Certamente se alla Sinistra PD gli fa comodo stare in “Standby” ed accettare i Ricatti imposti dal PDL e agli Italiani piace continuare ad essere presi per “i cosiddetti”, in Italia si vedranno ancora Commedie e Melodrammi da “Chiodi” a scapito della “Povera Gente”.

Il Giudizio espresso, in più occasioni, da altri Paesi, nei confronti del Presidente Berlusconi, é stato Devastante (quasi da “Paese delle Banane”), ma quanto evidenziavano altri Capi di Stato al “Presidente” non interessava in quanto doveva difendere i propri Interessi e difendersi dai Processi.

Tutto questo, negli anni, ha portato il Paese sull’orlo del Precipizio.

Le Cause erano sotto gli occhi di tutti, ma ogni Parte Politica non si è risparmiata per accusare l’altra di Inefficienza e/o di Impossibilità aGovernare.

Intanto il tempo è passato e l’Italia ha continuato inesorabilmente ad avvitarsi su se stessa finendo col perdere il controllo sulle Riforme, sul Debito Pubblico, sul Rinnovamento, sulla Tutela dell’Arte, della Cultura,

del Territorio, dell’Ambiente, della Salute, sulla Occupazione, sulla Crescita.

Abbiamo continuato imperterriti sul sentiero della Asocialità, del Menefreghismo, dell’Anti Politica, dei Concorsi truccati, vedendo Incrementare intorno a noi, senza limiti, le Assunzioni Clientelari nella Pubblica Amministrazione, vedendo dilagare, senza freni, la Corruzione negli Appalti Pubblici, vedendo aumentare, a dismisura, la Burocrazia negli Enti, subendo una Giustizia poco efficiente per mancanza di Tecnologie e Strutture adeguate e, molte volte, Strumentalizzata al servizio del Potere; negli anni, è inoltre, aumentata costantemente l’Evasione Fiscale; non c’è stato investimento sulla Scuola, sulla Formazione Professionale, sulla Ricerca, sulla Innovazione Tecnologica, sul Recupero delle tante Opere d’Arte che stanno andando in malora; non sono state Valorizzate le nostre Eccellenze che vanno dal Territorio alle Bellezze naturali, dall’Arte alla Cultura, dal Turismo all’Agroalimentare, dalla Cucina alla Moda e a tutte le Eccellenze di cui l’Italia dispone, favorendo, al contrario, la fuga:- di Capitali, di Investimenti e di Cervelli all’Estero.

Questi sono i Risultati della Politica fatta in Italia per tanto tempo.

Ad una Persona normale, come penso di essere io, viene da chiedersi:

Ma l’Opposizione, i Sindacati, le Organizzazioni di Categoria durante questo lungo Periodo, dove stavano e non potevano fare qualcosa di meglio???

L’Opposizione, dopo la morte di Aldo Moro, episodio che poteva modificare gli Equilibri Politici del Paese, forse a sua insaputa, ha sostenuto i giochi di Craxi prima e di Berlusconi poi, senza rendersi conto del Mondo che stava cambiando profondamente e senza porsi l’esigenza di nuove Strategie e di Proposte Concrete e Credibili.

Forse perché anche ad una parte della “Sinistra” stava comodo lo “Status Quo” per un Quieto Vivere con altre Forze, quasi di “Collusione”.

Questo modo di fare Politica, che poteva andare bene alla Destra Conservatrice, certamente non si addiceva ad una Sinistra Progressista che è riuscita in questo modo a perdere anche un grosso “Punto di Forza” costituito dal pregevole rapporto con la propria “Base”.

Cari “Dirigenti” del PD e della Sinistraio mi rivolgo a Voi perché degli altri non mi fido – sono stato iscritto al Partito nelle varie evoluzioni del PCI dal 1958 fino al 2010, quando ho lasciato la “Tessera” con una Delusione profonda; molti “Compagni” si sono convinti che la “Festa”era finita, che i “Salotti” buoni di D’Alema e Veltroni non servivano più per fare Politica Seria, ma era indispensabile ritornare a discutere con i Cittadini per il recupero di unanuova Cultura, di una nuova Equità Sociale ed Economica, di una Politica sana e capace di ritrovare Credibilità a Sostegno degli Interessi del Paese.

Agli italiani, da sempre, purtroppo, è stato imposto, anche con il Consenso di molti, un “Capo” ed in questi ultimi anni si è quasi ripercorso il periodo Mussoliniano in cui tutti portarono il “Cervello all’Ammasso” perché tanto c’era Lui che pensava a tutto e a tutti; come Berlusconi quando sosteneva che, essendo lui un grande Imprenditore, avrebbe portato l’Italia al livello delle Sue Aziende, sottolineando prima che in Italia non c’era crisi, poi che l’Italia la crisi l’aveva già superata.

La realtà, purtroppo, era molto diversa: era un’Italia che annaspava, l’Economia non cresceva, il Debito aumentava, le Riforme non venivano fatte ed ancora una volta si rivolgeva alle Classi più deboli con Tasse esagerate per tentare di Salvare il Paese, mentre i ricchi diventavano sempre più ricchi grazie alla possibilità di acquistare grandi Patrimoni a prezzi da “Liquidazione”.La Politica dei “Furbi” e dello Spreco non poteva portarci a Risultati diversi da quelli attuali.

L’ITALIA CHE VORREI

La Cura potrebbe essere riassunta in poche parole: Fare il Contrario di quanto fatto negli ultimi 20 anni.

Cambiare questa realtà significa acquisire una nuova “Cultura”, cominciando dalla Scuola, la Ricerca, l’Innovazione, la Formazione e consapevoli che il processo di cambiamento non si realizzerà in poco tempo.

Una situazione così Grave, con quasi 10 Milioni di italiani che hanno superato la soglia della Povertà, con oltre il 50% dei giovanifino ai 25 anni disoccupati, con Aree del Paese completamente Degradate, non si risolve con un continuo Stillicidio e Ricatti giornalieri che impongono l’obbligo, a questo Governo, di procedere con Decreti e qualche Rinvio. Non dobbiamo neppure sottovalutare le Responsabilità che ci portiamo sulle spalle in merito al come abbiamo allevato i nostri Figli e Nipoti. In una Cestadi Bambagia”, dove non gli è mai mancato nulla e tutto gli era dovuto. Molti andavano a Scuola più per passare il tempo che per imparare. Certi Lavori, i nostri Figli non dovevano farli perché o troppo pesanti o ritenuti scarsamente dignitosi. Tutti miravano verso l’impiego pubblico da ottenere non tanto per Meriti, ma tramite gli “Aiuti Giusti”.

Per i Lavori più pesanti e meno retribuiti sono sempre state ingaggiate le Persone Immigrate “Extra Comunitarie”, arrivate, rischiando la vita, da Paesi oppressi dalle Guerre Civili e/o da Dittature legate al Capitalismo Internazionale. Arrivati in Italia, oltre a ricevere, in molti casi, un trattamento “Disumano e Razziale”, soprattutto da certiesponenti Politicie da giovani Razzisti/Fascisti, hanno fatto la Fortuna, per diversi anni, delle Aziende del Nord-Est ed altre Aree del Paese;in molti casi sottopagati e/o malpagati in Nero, o ancor peggio costretti a pagare il “Pizzo”, sulla misera paga percepita, alla “Criminalità “ organizzata.

Sicuramente c’è anche un rovescio della medaglia a proposito dei Giovani italiani che non intendono fare “Certi Lavori”. Forse qualche ragione l’aveva il defunto Ministro Tommaso Padoa- Schioppa quando diceva che in Italia, fra i Giovani ci sono troppi “Bamboccioni” che vivono ancora alle spalle dei Genitori o con la Pensione dei Nonni, senza porsi il Problema del proprio futuro e di quello dei propri figli.

Responsabilità, per questa situazione, va ricercata anche nella Decadenza Formativa delle Scuole italiane, a causa delle scarse Risorse e nelle troppe concessioni fatte dai Genitori ai propri Figli.

I Giovani, se ben Educati e ben Formati da chi ha fatto Esperienze importanti, sarebbero il “Futuro” di un Paese, cosa che difficilmente potrà avvenire in Italia a causa dei Tagli economici alla Scuola, alla Ricerca e Innovazione, alla Vera Formazione e all’Aggiornamento degli Insegnanti.

Si parla, in Italia, di oltre 600.000 posti di Lavoro disponibili, ma che i Giovani non vogliono ricoprire perché troppo usuranti (almeno ricordiamo i 130 italiani Morti nella Miniera di Carbone di Marcinelle in Belgio).

Possiamo sottolineare che, fino ad ora, gli Italiani hanno vissuto al di sopra delle Reali Possibilità, ma ora, per gran parte della Classe Media e soprattutto per le Classi più Deboli non è più possibile perché la Politica e la Crisi hanno costretto a fare scelte diverse, ma Inique. E’ necessario Voltare Pagina restituendo maggiore Equità Sociale ed Economica, dopo i Gravosi Sacrifici fatti dalle Classi Medio – Basse degli Italiani,nel tentativo di Salvare il Paese.

Sono convinto che l’attuale Situazione non sia più sotto controllo perché ognuno continua a pensare di salvare il proprio “Culo” non capendo che se non si salva l’Italia non si salva nessuno.

La colpa non è solo di Berlusconi che ha fatto i propri interessi e non solo, ma anche delle altre Forze Politiche, delle Organizzazioni e degli Italiani che hanno permesso di farli.

Un detto dei vecchi tempi recitava: “OGNI POPOLO HA IL GOVERNO CHE SI MERITA” e la Storia si ripete. Fin dall’Epoca dell’Impero Romano gli italiani hanno avuto l’esigenza di un “Padrone”: dalla Chiesa all’Austria, dalla Francia alla Germania, a quelli Interni che hanno Depredato di tutto (soldi, arte, cultura, cervelli ed eccellenze di vari settori).

Gli Italiani sono un Popolo che cerca di proteggere il “proprio orticello” ed ha grosse difficoltà a curare il Bene Pubblico (per una Cultura distorta), a Collaborare o Integrare le proprie Aziende con Altre per Competere sul Mercato Globale. Pur avendo importanti Risorse naturali come Clima, Territorio, pur avendo una Storia ed una Inventiva superiore alla media, con Eccellenze che nessun altro Paese possiede, l’Italia non riesce ad Emergere a causa di un Individualismo sfrenato e ad una Cultura che la condiziona nella Gestione delle Scelte e del Potere a favore di “Personaggi” ai quali i Problemi della Collettività non interessano assolutamente.

L’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA

Un ulteriore elemento che vorrei sottolineare perché strettamente legato al processo di Rinnovamento, Integrazione e Sviluppo, riguarda il ruolo della Pubblica Amministrazione che, in molti casi, scoraggia chi deve avviare e gestire tali Processi.

Le Amministrazioni Pubbliche, in gran parte, hanno avuto un Ruolo di Collocamento dei Protetti dai Politici o dalla Criminalità Organizzata a cui dovevano rendere conto; non hanno avuto Professionalità Progettuale, le procedure di spesa sono state eccessivamente burocratizzate, la capacità di spesa è stata bassissima, solo circa il 68% delle somme che venivano elargite dalla UE venivano utilizzate. Molte volte, particolarmente al Sud, le Somme erano utilizzate per realizzare Opere che servivano solo ad alcuni Politici per prendere Voti e alla Criminalità Organizzata per prendere Soldi, anziché andare al servizio della Collettività.

Il tempo che passava fra la presentazione di un Progetto e l’emanazione del Decreto di concessione del finanziamento o la risposta negativa si misurava, molte volte, in parecchi mesi o anni, se tutto andava bene. Spesso la richiesta, se non era supportata a livello Politico, non riceveva neppure la risposta.

Si può affermare che l’Amministrazione Pubblica che avrebbe dovuto avere compiti di programmazione e sviluppo, ha rappresentato spesso un elemento di mortificazione delle iniziative. La Pubblica Amministrazione, soprattutto al Sud, con i finanziamenti concessi, quasi totalmente per la costruzione di nuove strutture, non ha avuto la capacità di assistere le strutture finanziate a crescere sul piano organizzativo, tecnico e commerciale per cui il finanziamento non solo non ha portato benefici ma, molte volte, ha messo in crisi le strutture esistenti che si sono indebitate.

Per questo motivo molti finanziamenti dei fondi strutturali gestiti dalle Regioni non sono stati spesi o sono stati malamente impegnati e con anni di ritardo.

Con l’esigenza di Investimenti Produttivi di cui ha necessità l’Italia per aumentare il Reddito e l’Occupazione, quanto sta ancora succedendo è veramente un “Paradosso” non più tollerabile e ipotizzabile:

  1. mantenere una Burocrazia che ingessa e paralizza tutto;
  2. una Legislazione estremamente farraginosa che con difficoltà trova soluzioni snelle in Parlamento e difficoltà operative;
  3. un Apparato Politico-Burocratico molte volte incompetente ed inefficiente, che complica anche le cose più semplici.

I SINDACATI

Con Personaggi di grande Spessore Politico e Sociale, nella fase di Ricostruzione e Sviluppo del Paese hanno sicuramente giocato un Ruolo importantissimo: di Coesione Sociale, di Progetti per lo Sviluppo, di Difesa dei Diritti dei Lavoratori, di Tutela dei Salari e Stipendi, dei Rinnovi contrattuali.

Con l’avvio della “Nuova Era” della Globalizzazione dei Mercati, del Trasferimento di una parte degli Investimenti Industriali all’Estero, della Speculazione e della Inaffidabilità dell’Italia, anche i Sindacati non hanno avvertito adeguatamente che il Mondo stava cambiando ed era necessario sviluppare, all’Interno e fra i Lavoratori, una forte evoluzione Culturale, Professionale, di Partecipazione e di Proposte condivise.

La rottura dell’Unità Sindacale, in un periodo così difficile è stata deleteria per i Lavoratori e la Credibilità dei Sindacati.

 Io ritengo che l’Azione dei Sindacati non poteva rimanere arroccata alla vecchia realtà degli anni ‘80 per la difesa ad oltranza dei Diritti di tutti i Lavoratori (Capaci, Professionali e impegnati nel successo dell’Azienda, assieme a quelli Menefreghisti, Assenteisti e interessati solo allo Stipendio).

I Sindacati avrebbero dovuto, a mio avviso, farsi carico anche del Nuovo Processo Emergente con Proposte Progettuali e di Partecipazione Azionaria dei Lavoratori più impegnati nella Gestione dell’Azienda.

Oggi, per uscire da questa Crisi occorrono Sacrifici, grossi Impegni e grande Volontà da parte di tutti (lavoratori e imprenditori);

occorre maggiore Equità Sociale ed Economica; occorre un Sindacato al di sopra delle Parti che sappia distinguere “il Grano dal Loglio”; che sappia proporsi come valido Interlocutore con le forze Politiche e le Organizzazioni di Categoria in merito alle scelte Strategiche ed agli Investimenti per la crescita economica, lo sviluppo dell’occupazione a tutela dei lavoratori.

A me non convince neppure la gestione della Cassa Integrazione che, in primo luogo, dovrebbe valere per tutti i Lavoratori e non mi sembra giusto che un Cassaintegratoche percepisce €. 700 – 800/mese non svolga alcuna

attività di carattere Sociale e/o di Manutenzione del Suolo Pubblico, del Territorio e dell’Ambiente per Tamponare i gravi Disastri Ambientali ricorrenti nel nostro Paese.

La tutela Sindacale, in un momento così difficile, non può esimersi dal considerare le problematiche in termini complessivi.

 LA COOPERAZIONE

 Un altro aspetto che vorrei affrontare, riguarda il Movimento Cooperativo dove ho lavorato per oltre 50 anni, vivendo le diverse fasi dello Sviluppo e delle Crisi. La Cooperazione ha una lunga storia che risale alla fine del 1800 e come la Politica ha avuto una Evoluzione altalenante:

Durante il periodo Fascista, vennero distrutte gran parte delle Cooperative; all’inizio degli anni ’50 ricominciò lo Sviluppo con le Cooperative di Servizi per la Trebbiatura e Mezzi Tecnici, il Molino, le Coop. Di Consumo ed alcune Cooperative Edili. Alla fine degli anni ’50 e inizio anni ’60 si ebbe un forte processo di crescita anche in altri Settori (Ortofrutta, Vino, Sementi, etc). Il periodo della Rinascita del Movimento Cooperativo fu caratterizzato da alcuni elementi molto importanti:

  1. La lotta all’attività speculativa del Commercio Privato e delle Grandi Aziende;

  2. L’impegno delle Forze Politiche, delle Organizzazioni Professionali e dei Sindacati verso l’Associazionismo;

  1. L’Entusiasmo e la forte partecipazione dei Soci e dei Dirigenti.

Un elemento negativo che, purtroppo, ancora in parte rimane fu dato dalla Divisione delle Cooperative: prima Politica (rosse, bianche, verdi); poi frale tre Centrali di rappresentanza riconosciute: (Legacoop, Confcooperative, AGCI).

IL NUOVO RUOLO DELLA COOPERAZIONE

E’ indubbio che la Cooperazione ha avuto un ruolo importante negli anni in difesa delle Classi più deboli.

Ha supportato i Produttori dalle speculazioni dei Commercianti e dalla Intermediazione (che non è ancora finita), ha fornito ai Consumatori un prodotto di qualità, sano e con servizi adeguati.

Da diversi anni si é avviata, con la Globalizzazione dei Mercati e l’arrivo della Crisi, una “Svolta Epocale” anche per il Mondo Cooperativo che stenta ad entrare nella Mentalità giusta del Cambiamento per affrontare le nuove esigenze emerse e dettate dalla Crisi, abbandonare i vecchi “Steccati” ed assieme affrontare la nuova realtà per risposte concrete ai Soci, ai Mercati ed ai Consumatori.

La Cooperazione deve contribuire alla realizzazione di un nuovo Sistema Economico, giocando un ruolo di primo piano nel Rinnovamento Morale, Culturale, Generazionale, della Ricerca e Innovazione, della gestione Manageriale, della difesa del Territorio e dell’Ambiente, di un nuovo rapporto con i Soci ed i Consumatori.

Non si può immaginare di cambiare la Vecchia Realtà se non si cambia il modo di pensare e di agire che, purtroppo, anche nella Cooperazione si è radicato negli ultimi 20 anni. Occorre un forte recupero di Identità, di Partecipazione e di Spirito Cooperativo che va dal Socio ai massimi Dirigenti. Non possiamo ripetere gli errori delle Forze Politiche che hanno perso il rapporto con la Base. Nella Cooperazione il Socio é Proprietario della Cooperativa e il Dirigente é un Collaboratore Dipendente e Responsabile della Gestione.

Troppo spesso capita nelle Cooperative che viene a mancare un corretto Ruolo del Socio perché le Strategie ed i Poteri decisionali vengono Surrogati dai Presidenti e/o dai Direttori, al punto da confondere i Ruoli fra Proprietà e Tecno Struttura, per cui molte Cooperative assumono una Gestione Privatistica.

La genericità, il bel discorso politico, i vecchi schemi, non servono più. Oggi necessita una profonda revisione del ruolo della Cooperazione, di un nuovo modo di rapportarsi con i Soci, con le Istituzioni, con le altre Organizzazioni, con il Mercato e con i Cittadini-Consumatori.

Oggi la Cooperazione, per essere credibile, deve presentarsi con una sua Progettualità, capace di affrontare i problemi del Paese, del Territorio, delle Aziende che associa e dei Soci cooperatori. Fare ciò significa una nuova cultura e nuove professionalità da far vivere fra i Gruppi Dirigenti.

Non devono più trovare spazio e riconoscimenti Cooperative Spurie e/o di Prestatori di Manodopera che corrispondono allo Sfruttamento delle Persone, ma Vere Cooperative dove i Soci siano i reali Protagonisti.

Alla luce della Realtà che sta cambiando e delle Dimensioni che certe Cooperative vanno ad assumere, ritengo necessario esaminare: – nuove forme di Partecipazione della Base Sociale affinché rimangono saldi i Principi Cooperativi; – Nuovi Strumenti per affrontare la Globalizzazione dei Mercati; – Nuovi rapporti con i Consumatori.

O si cambia Cultura e Mentalità, o si cambiano gli Uomini, o la nostra Agricoltura, la nostra Ortofrutticoltura, la Cooperazione saranno destinati alla Recessione con tutti gli effetti negativi per la difesa del Reddito dei Soci, delle Strutture realizzate con tanti Sacrifici, dei valori Etici – Morali e dell’Occupazione.

Molte Cooperative reclamano autonomia, dalle Centrali a cui aderiscono, confondendo l’autonomia gestionale con i valori sociali, la rappresentanza politica e l’esigenza di fare Sistema per la competitività;

Va sottolineato che, per la Cooperazione, il problema delle Risorse Umane occupa il primo posto della Scala dei Valori.

La Cooperazione, a mio avviso, avverte sempre più l’esigenza di una Formazione interna per mantenere sempre attivi i Principi Cooperativi e procedere alla Formazione Imprenditoriale e Gestionale con un costante Processo di Ricambio Generazionale. La Rottamazione è un termine poco Credibile nella Cooperazione:

  1. Servono Anziani con Esperienze Positive per la Formazione ed il Tutoraggio dei Giovani (mantenere la forze più Valide);
  2. Servono Vere Cooperative con un forte legame con i Soci e Dirigenti Capaci e con una Visione fortemente Innovativa e legata alle nuove Esigenze del Mercato e dei Consumatori.

L’innovazione è sempre più una questione di persone che di tecnologia; le capacità, conoscenze e attitudini dei lavoratori e, prima di tutto, dell’imprenditore/dirigente, sono fattori fondamentali; se non corrisponde ad una crescita delle risorse umane aziendali, l’innovazione tecnologica è destinata a fallire.

E’ necessario ed urgente favorire la formazione di quadri dirigenti da inserire nei vari segmenti del Sistema e che siano in grado di Pianificare e Gestire progetti di sviluppo delle Imprese cooperative ed associative il cui successo non può prescindere da una forte capacità imprenditoriale, in termini di ideazione e pianificazione di interventi di sviluppo e di gestione efficace degli interventi stessi.

NASCE L’A.C.I.

Un importante processo si è messo in moto con la costituzione dell’ACI fra le tre Centrali Cooperative (Lega, Confcooperative, AGCI) ma che richiede tempi di maturazione verosimilmente ancora lunghi prima che possa tradursi in uno strumento efficiente ed efficace, prima cioè che divenga un’unica vera Centrale (Alleanza) Cooperativa.

Oggi l’ACI, con al suo interno le Cooperative, i Consorzi, le Soc. di Scopo e di Servizi, le OP, dovrebbe essere sempre più, a mio avviso, lo strumento che rappresenta le Aziende Socie nei confronti della Politica, delle Istituzioni, delle Organizzazioni e promuove l’Integrazione, la Concertazione e la Concentrazione delle Aziende per affrontare l’Internazionalizzazione e nuovi Mercati, per Servizi più efficienti, per ridurre i Costi e per trovare anche le proprie alleanze: nella produzione, nella ricerca, nell’innovazione, nella conquista di nuove opportunità e collaborazioni commerciali, nel miglioramento della qualità della produzione, nella soddisfazione dei consumatori, nella sana alimentazione, nel rispetto dell’ambiente e del territorio, nella tutela della biodiversità, per una migliore risposta economica ai Soci e per la soddisfazione del cittadino-consumatore.

Le suddette Azioni che l’ACI dovrebbe supportare non possono essere annunciate solo in Assemblee senza che poi nessuno, o quasi, riesca a Gestirle con i Soci.

Se la Cooperazione vuole essere leader e protagonista dei e nei cambiamenti che avverranno deve fin da ora avere chiari gli obiettivi e la disponibilità ad affrontare con efficacia i problemi che stanno lungo la Filiera Agroalimentare in modo Unitario e Coordinato.

Se questo è quanto si dovrà affrontare in termini complessivi, ora va verificato nelle singole Aziende come gestire i Problemi e con quali priorità, senza semplificare o cercare di addossare le colpe di inefficienze ad altri.

Ogni Azienda deve fare una profonda riflessione sull’attuale organizzazione, su quanto può essere messo in comune con altri (Strutture, Macchinari, Logistica, Servizi, Acquisti, Vendite, Azioni Promozionali, Controllo Qualità, Ricerca, etc.), su quale dovrà essere la nuova Riorganizzazione da sviluppare.

Oggi la Cooperazione, per essere credibile, deve presentarsi con Direttive politiche capaci di agire ed affrontare i problemi del Territorio, delle Aziende che associa e dei Soci cooperatori, capace di organizzare Servizi qualificati, essere in grado di sviluppare Azioni Unitarie fra le Cooperative delle diverse Centrali. Fare ciò significa: collaborazione, serietà, una politica più attenta alle esigenze dei giovani, nuove idee e nuove professionalità.

Oggi, per la Cooperazione, competere non è solo conquista di quote di Mercato o di nuovi Mercati rispetto ai concorrenti, ma anche come Accreditarsi, Promuoversi con Innovazioni, fornire Servizi efficienti ed efficaci, garantire il Rispetto delle Regole, confrontarci con nuovi Paesi, rapportarci con i Consumatori per costruire un nuovo rapporto di Fiducia e di Collaborazione.

La Cooperazione, con le sue Aziende, deve essere il nodo di una Rete di Imprese, di un Sistema che si Relaziona e rende partecipe la Realtà del Territorio per favorire Integrazionie Crescita.

La Cooperazione è ben consapevole che i Capisaldi, per il superamento della Crisi, che non sarà breve, e per uno sviluppo economico equilibrato del Paese, stanno:

  1. in una più equa distribuzione delle ricchezze;
  2. nella riscoperta dei valori etici – morali – sociali;
  3. nella tutela e valorizzazione del Territorio e dell’Ambiente;
  4. nel privilegiare l’occupazione (particolarmente giovanile) legata alle Eccellenze del Paese (Agricoltura, Beni Culturali, Arte, Etc.);
  5. nella Ricerca e Innovazione Tecnologica, motore per lo sviluppo economico e l’occupazione;
  6. nella formazione di Quadri Dirigenti in grado di affrontare la nuova realtà;

Per Concludere, secondo il mio parere:

 Non è possibile pretendere di Invertire la rotta se si continua ad operare con la stessa Impostazione che ha determinato questa Crisi;

  1. Non si viene fuori dalla Crisi con le stesse Persone che l’hanno determinata;

  2. La Crisi può aiutare un Paese e un Popolo al Rinnovamento delle Politiche e delle Scelte per la Crescita, perché la Creatività nasce dalle Difficoltà e dalla Volontà di Farcela, come il Giorno nasce dalla Notte;

  3. Se c’è la volontà di cambiare, è proprio dalla Crisi che nasce l’Inventiva per lo Sviluppo, le Scoperte e le grandi Strategie;

  4. E’ dai periodi di Difficoltà che nasce la Riscoperta dei Valori Morali, della Collaborazione, della Partecipazione e dell’Onestà nei confronti degli Italiani e del Paese;

  5. Diceva Einstein: “chi supera la Crisi supera se stesso senza essere superato” perché, proprio in questi casi, emerge la figura del Vero“Imprenditore” e del “Dirigente”;

  6. La vera Crisi è la Crisi dell’Incompetenza e dell’Abbattimento fisico e Moraleche ha come risultatola Pigrizia Mentale nel ricercare Soluzioni Alternative;

  7. E’ nella Crisi che si nota il Meglio di ognuno di noi nel creare Idee, Movimento e nel combattere il Conformismo;

  8. L’unica Crisi pericolosa e Tragica è data dall’Immobilismo, dal Rinvio dei Problemi, dal non Lottare per Cambiarla e Superarla.

E’ assolutamente vero che nella Crisi nascono nuove Idee, nuove Iniziative, nuove Scoperte e nuove Strategie che determinano la Ripresa e lo Sviluppo. Ciò vale per la Politica, la Pubblica Amministrazione, i Sindacati, le Organizzazioni di Categoria, la Cooperazione.

Agli Italiani ed ai Cooperatori serve un “Colpo di Reni” per Modificare con decisione questo lungo Periodo di Nefandezze, di Indifferenza e di Lassismo ed avviare un Rinnovamento vero e profondo, capace di cambiare le Persone, la Cultura e senza Compromessi invertire la Rotta.

Cari Italiani, Cari Cooperatori, la Realtà Politica, Sociale ed Economica è profondamente cambiata rispetto a quando io sono entrato nel Movimento Cooperativo, ma i Principi Basilari ed i Valori sono rimasti gli stessi. Il lavoro nella Cooperazione è sempre stato da me considerato come una “Missione” in favore delle Persone che sempre sono state considerate “l’ultima ruota del carro”.

 Ora, come dicevo, necessita fare un Esame per adattare i vecchi Principi, ancora completamente validi alla nuova realtà completamente Cambiata; per cercare di adeguare la Cultura che, in questi anni, è stata Stravolta da False Illusioni, alle Esigenze Reali del Paese e del Mondo.

Cari Italiani, Cari Cooperatori i tempi del Torpore, dell’Indifferenza e della Vita Facile sono finiti. Ora necessita ritrovare l’Orgoglio, la Volontà e la Perseveranza, caratteristica degli Italiani nei momenti difficili per superare le Gravi Difficoltà che molti stanno subendo ingiustamente.

Io ho raggiunto i 73 anni di età e pur essendo giunto al “Capolinea” di una lunga Carriera, vissuta nel Mondo Cooperativo con passione, ancora mi sento di dare un Contributo per il Rinnovamento e lo Sviluppo della Cooperazione.

La Cooperazione può essere un validissimo strumento per uscire da questa maledetta Crisi, se avremo la capacità di Rinnovarci e di Coinvolgere i Lavoratori attorno a Progetti Territoriali validi per lo Sviluppo.

 L’Attività che maggiormente continua ad Affascinarmi è quella di Nuove Idee per una nuova Cooperazione, del Tutoraggio di Aziende in Difficoltà o appena Costituite e, in generale, la Formazione dei Giovani che sono il Futuro del Paese, pur sentendominel contempo molto Rattristato nel trasferire, ai miei Figli Nipoti ed ai Giovani Italiani, un Paese che poteva essere il “Paradiso del Mondo” per le sue Bellezze Naturali e le sue Eccellenze.

Un Paese che, al contrario, si trova in “cima a un precipiziocon limitate e difficili Possibilità di salvarsi che solo “la Caparbietà” degli Italiani può riuscirci.

Cesena 31 agosto 2013

F.to

Romeo Lombardi

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